Nuovo ok alla cava Valledora: è polemica

Nuovo ok alla cava Valledora: è polemica
19 Marzo 2015 ore 11:46

Gli ambientalisti del Movimento Valledora sono nuovamente sul piede di guerra e i consiglieri regionali M5S già pronti a fare la loro battaglia istituzionale, ma il comune di Cavaglià, per voce del sindaco Giancarlo Borsoi, è convinto che il futuro non riserverà brutte sorprese ai cittadini. Grazie anche alla richiesta dello stesso proimo cittadino, esaudita, che la situazione resti sotto lo stretto vincolo di controlli periodici.

Autorizzazione. Di fatto, però, la questione della Cava Valledora torna a far discutere. E preoccupare. Colpa, secondo il Movimento che da sempre si batte a tutela degli abitanti della zona contro l’impianto, del via libera dato dalla Provincia di Biella e dal Suap (Sportello unico attività produttive) sulla compatibilità ambientale, appunto, per la ditta Valledora. «Siamo amareggiati», scrivono i rappresenanti del Movimento, i quali puntualizzano che «il progetto richiedeva un rinnovo e un ampliamento  cospicuo della cava attiva dal 1997, con la possibilità di scavo fino a 30 metri di profondità». «In realtà non combierà nulla nei fatti – chiarisce il sindaco Borsoi -. Si tratta di un semplice rinnovo della concessione, che consente all’azienda di proseguire la sua attività per altri dieci anni. Solo allora sarà soggetto ad autorizzazione un ampliamento».

Polemica. «Avevamo e abbiamo ancora la ferma convinzione che nelle nostre osservazioni, in quelle delle varie associazioni e durante gli incontri con la ditta, sia stata evidenziata la totale incompatibilità del progetto che aggrava il già grave stato di degrado del territorio – spiegano gli ambientalisti -.  Nonostante ciò gli amministratori hanno ritenuto di concedere l’autorizzazione e, ancora una volta, è prevalsa la logica del lasciar fare ai privati e della scarsa tutela dei beni comuni». «Come nello spirito di Movimento Valledora – aggiungono – non ci daremo per vinti e stiamo studiando i provvedimenti autorizzativi per prendere le adeguate misure per la tutela della salute, della vita dei cittadini e per la tutela della terra che, ricordiamo non è un bene infinito ma limitato».  Ma il sindaco Borsoi smorza i toni: «L’attività estrattiva continuerà sotto stretti paletti – chiarisce -, con controlli a cadenza biennale. Io stesso, in conferenza dei servizi, avevo richiesto che possano svolgersi verifiche periodiche, per prendere atto della situazione e valutare se i piani vengano eseguiti e in che modo». Tuttavia, il Comune non intende fermarsi qui: «Abbiamo la ferma volontà – spiega il primo cittadino – di inserire nel piano regolatore, ora in fase di aggiudicazione, norme che facciano maggior chiarezza sull’uso del territorio, e di quell’area in particolare. Che prendano atto dell’importanza di quella zona e prevedano tutte le misure atte a tutelarla». Intanto, però, la vicenda finisce anche sui tavoli della politica: Mirko Busto, deputato M5S, membro della commissione Ambiente, Giorgio Bertola, capogruppo regionale M5S e Paolo Andrissi, consigliere regionale M5S, hanno annunciato di voler portare «la questione in Parlamento ed in Consiglio regionale del Piemonte con l’obiettivo di fermare questo progetto assurdo». «Apprendiamo la notizia del nuovo e grave impatto che avrà luogo nel comune di Cavaglià, in un territorio già martoriato a livello ambientale e della salute pubblica – proseguono gli esponenti del M5S – e non possiamo che stupirci della decisione della Provincia di Biella, che bene conosce le problematiche del luogo e i tanti disagi patiti dai cittadini».

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