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"Nuove regole per gli stage"

"Nuove regole per gli stage"
Altro 13 Marzo 2012 ore 13:28

La nostra è una generazione in conflitto con il mondo del lavoro, è arduo per i giovani trovare un’occupazione gratificante e stabile. Le politiche sociali a favore dei giovani, così tanto millantate, sono praticamente inesistenti. Così ci ritroviamo una generazione impaurita e, su vari fronti, sconfitta. Si dice che i ragazzi pensino solo a divertirsi, incuranti delle reali problematiche e difficoltà. Io, invece, vedo ragazzi che lavorano duramente con l’ambizione, ormai diventata sogno irrealizzabile, del posto fisso. Persone che si impegnano per ottenere un’indipendenza che, per le generazioni passate, era più un dovere che un diritto. Il contratto a tempo indeterminato è entrato, ufficiosamente, nella leggenda: sezione miti popolari. E ci ritroviamo così una generazione condannata al precariato, ai contratti a chiamata, ai licenziamenti in bianco, a una perenne ed inutile gavetta.

La nostra è una generazione in conflitto con il mondo del lavoro, è arduo per i giovani trovare un’occupazione gratificante e stabile. Le politiche sociali a favore dei giovani, così tanto millantate, sono praticamente inesistenti. Così ci ritroviamo una generazione impaurita e, su vari fronti, sconfitta. Si dice che i ragazzi pensino solo a divertirsi, incuranti delle reali problematiche e difficoltà. Io, invece, vedo ragazzi che lavorano duramente con l’ambizione, ormai diventata sogno irrealizzabile, del posto fisso. Persone che si impegnano per ottenere un’indipendenza che, per le generazioni passate, era più un dovere che un diritto. Il contratto a tempo indeterminato è entrato, ufficiosamente, nella leggenda: sezione miti popolari. E ci ritroviamo così una generazione condannata al precariato, ai contratti a chiamata, ai licenziamenti in bianco, a una perenne ed inutile gavetta. In una simile situazione, sarebbe opportuno che i ministeri regolassero gli stage formativi, che dovrebbero essere retribuiti, limitati nel tempo e in un numero di posti sufficiente. Questi progetti dovrebbero essere rivolti agli studenti degli ultimi anni scolastici, a cui verrebbe, in questo modo, consentito l’accesso a posti di lavoro concernenti i loro studi. Inoltre, premesso che il lavoro nobilita l’uomo, questa dispendiosa ricerca di un lavoro, degno di questo nome, causa un impoverimento intellettuale poiché ogni energia viene consumata dalle continue porte sbattute in faccia a costoro che dovrebbero essere il futuro dell’Italia. È triste pensare che le innovazioni con cui i giovani potrebbero rendere nuovo e migliore questo Paese restino solo nelle teste dei loro delusi inventori. Inventori che sono stanchi di sentirsi come i bambini delle favelas: senza futuro.
Giulia Marta Barbisio