Altro

"Non è una moschea, ma pregano lo stesso"

"Non è una moschea, ma pregano lo stesso"
Altro 05 Settembre 2016 ore 13:05

COSSATO - «Mi hanno chiesto di aprire un polo culturale islamico di promozione sociale. Non gliel’ho impedito. Ma ho detto no alla richiesta di uno spazio per pregare perché quella è una zona industriale e il piano regolatore non lo permette. Si possono prevedere uffici e non luoghi di riunione come potrebbe essere una sorta di moschea. In tal modo possono però bypassare tutte le regole e io non posso farci nulla: se i frequentatori del nuovo centro islamico si ritrovano e pregano, non posso certo bussare e dire loro di smetterla...». Il sindaco leghista di Cossato, Claudio Corradino, spiega come sia stata possibile la nascita di un nuovo polo islamico in provincia dopo quelli di Chiavazza, del Villaggio La Marmora e di Valle Mosso. L’associazione culturale denominata “A Noor”, ha trovato sede in uno stabile in affitto che si trova in via Maffei, a poche decine di metri dalla sede dell’Asl di Cossato, proprio di fronte all’uscita del supermercato “U2”, nell’area dell’ex Tinval. L’intenzione di chi gestisce il centro, Mohammed Mouksim, referente dell’associazione, è quella di acquistare lo stabile e di trasformarlo in un polo di aggregazione islamica permanente. Si vorrebbe però ottenere dal sindaco una dichiarazione scritta che permetta all’associazione di rimanere nella sede di via Maffei per continuare a svolgere le proprie attività. «Durante il periodo del ramadan - spiega il sindaco - il referente dell’associazione è venuto a cercarmi. Voleva che il Comune cercasse loro un luogo dove potessero svolgere l’attività dell’associazione. Ho consigliato loro di cercare dei capannoni dismessi. Hanno così trovato quello spazio in via Maffei. Già due mesi fa abbiamo valutato e respinto la richiesta di modifica del piano regolatore per permettere la realizzazione di un luogo di culto in quanto riteniamo che è meglio che quella di via Maffei resti la sede di un’associazione culturale e basta...» Pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo polo, i vicini di casa si erano lamentati in quanto erano stati piazzati degli altoparlanti per segnalare l’inizio della preghiera che, come previsto dal Corano, si svolge cinque volte al giorno: al “mattino” (al-fajr), a “mezzogiorno” (al-uhr, a “metà pomeriggio” (al-‘asr), al tramonto (al-maghrib), un’ora e mezza dopo il tramonto (al-isha). «In quel caso - prosegue Corradino - siamo intervenuti e abbiamo fatto levare gli altoparlanti. Ci hanno spiegato che non sapevano che la zona fosse abitata e che non era loro intenzione recare disturbo». «Il nostro obiettivo - ha spiegato Mouksim - non è creare disagi, ma lavorare per favorire l’integrazione e la condivisione». Tutti i giorni partecipano all’attività del centro una quindicina di persone che, in precedenza, erano per lo più organiche al gruppo di Valle Mosso. Il venerdì, i partecipanti sono una sessantina, numerosi dei quali sono immigrati che vivono nei centri d’accoglienza. Corradino respinge ancora una volta, in modo lapidario, l’ipotesi di trasformare l’attuale sede dell’associazione in una sorta di moschea: «Siamo contrari, va bene così: dopotutto il fatto che non sia un luogo di culto a tutti gli effetti non impedisce ai frequentatori di pregare tutti insieme...». V. Ca. 

COSSATO - «Mi hanno chiesto di aprire un polo culturale islamico di promozione sociale. Non gliel’ho impedito. Ma ho detto no alla richiesta di uno spazio per pregare perché quella è una zona industriale e il piano regolatore non lo permette. Si possono prevedere uffici e non luoghi di riunione come potrebbe essere una sorta di moschea. In tal modo possono però bypassare tutte le regole e io non posso farci nulla: se i frequentatori del nuovo centro islamico si ritrovano e pregano, non posso certo bussare e dire loro di smetterla...». Il sindaco leghista di Cossato, Claudio Corradino, spiega come sia stata possibile la nascita di un nuovo polo islamico in provincia dopo quelli di Chiavazza, del Villaggio La Marmora e di Valle Mosso. L’associazione culturale denominata “A Noor”, ha trovato sede in uno stabile in affitto che si trova in via Maffei, a poche decine di metri dalla sede dell’Asl di Cossato, proprio di fronte all’uscita del supermercato “U2”, nell’area dell’ex Tinval. L’intenzione di chi gestisce il centro, Mohammed Mouksim, referente dell’associazione, è quella di acquistare lo stabile e di trasformarlo in un polo di aggregazione islamica permanente. Si vorrebbe però ottenere dal sindaco una dichiarazione scritta che permetta all’associazione di rimanere nella sede di via Maffei per continuare a svolgere le proprie attività. «Durante il periodo del ramadan - spiega il sindaco - il referente dell’associazione è venuto a cercarmi. Voleva che il Comune cercasse loro un luogo dove potessero svolgere l’attività dell’associazione. Ho consigliato loro di cercare dei capannoni dismessi. Hanno così trovato quello spazio in via Maffei. Già due mesi fa abbiamo valutato e respinto la richiesta di modifica del piano regolatore per permettere la realizzazione di un luogo di culto in quanto riteniamo che è meglio che quella di via Maffei resti la sede di un’associazione culturale e basta...» Pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo polo, i vicini di casa si erano lamentati in quanto erano stati piazzati degli altoparlanti per segnalare l’inizio della preghiera che, come previsto dal Corano, si svolge cinque volte al giorno: al “mattino” (al-fajr), a “mezzogiorno” (al-uhr, a “metà pomeriggio” (al-‘asr), al tramonto (al-maghrib), un’ora e mezza dopo il tramonto (al-isha). «In quel caso - prosegue Corradino - siamo intervenuti e abbiamo fatto levare gli altoparlanti. Ci hanno spiegato che non sapevano che la zona fosse abitata e che non era loro intenzione recare disturbo». «Il nostro obiettivo - ha spiegato Mouksim - non è creare disagi, ma lavorare per favorire l’integrazione e la condivisione». Tutti i giorni partecipano all’attività del centro una quindicina di persone che, in precedenza, erano per lo più organiche al gruppo di Valle Mosso. Il venerdì, i partecipanti sono una sessantina, numerosi dei quali sono immigrati che vivono nei centri d’accoglienza. Corradino respinge ancora una volta, in modo lapidario, l’ipotesi di trasformare l’attuale sede dell’associazione in una sorta di moschea: «Siamo contrari, va bene così: dopotutto il fatto che non sia un luogo di culto a tutti gli effetti non impedisce ai frequentatori di pregare tutti insieme...». V. Ca.