Migranti? Pochi, autonomi e pronti a lavorare

Migranti? Pochi, autonomi e pronti a lavorare
Altro 20 Dicembre 2016 ore 13:14

TRIVERO - Le modalità di attuazione e i principi fondanti sono lontani anni luce da quelli che, sino ad oggi, hanno guidato le politiche di accoglienza dei migranti. Non più Cas, ovvero grandi centri in cui vivono assembrati numerosi richiedenti asilo, nè impotenza da parte del Comune, fino ad ora totalmente in balia delle scelte della Prefettura e del soggetto gestore. Non più ospiti inattivi, privi di prospettive  quotidiane e abbandonati ad un ozio completo, complice la non necessità di autogestirsi in casa. A Trivero, a partire dal prossimo anno, se il Ministero accoglierà la richiesta di finanziamento, verrà attuato un modo nuovo (e totalmente a basso impatto) di fare accoglienza. Lo Sprar. L’ospitalità diffusa.

Nei giorni scorsi è scaduto il bando per l’individuazione del soggetto privato che, sotto l’egida e il controllo del Comune, dovrà gestire la partita: a vincere la gara, la cooperativa sociale Maria Cecilia di Biella. Sarà lei - una volta ricevuti i fondi ministeriali - a curare gli aspetti logistici dei nuovi arrivi, secondo le modalità individuate dall’amministrazione comunale, con tanto di piano finanziario, alla stesura del progetto. «Quel che prevediamo è molto semplice - spiega l’assessore ai Migranti Elisabetta Prederigo -: in sostanza, ci renderemo disponibili ad ospitare un totale di 12 migranti. A loro verranno assegnati tre appartamenti: uno per 3 donne, uno per quattro persone, uno per cinque». Ragionata anche la dislocazione geografica dei nuclei: «Per fare in modo che gli ospiti siano distribuiti su tutto il territorio e abbiano anche la possibilità di usifruire di mezzi pubblici, saranno ospitati a Pratrivero, Ponzone e al piano superiore del Municipio. Una scelta, quest’ultima, che alcuni hanno contestato affermando si tratti della “casa dei triveresi”: ebbene, per noi è la casa di tutti. E offrire quell’alloggio significa non solo dare un segnale forte di accoglienza, ma anche mettere l’amministrazione in prima linea, con una presa in carico importante». 

Non si tratterà della classica accoglienza di richiedenti asilo. «Sarà accoglienza di secondo livello - spiega l’assessore -, ovvero di persone già passate al vaglio delle commissioni e già detentrici di un permesso. A noi spetterà il compito di facilitare la loro integrazione, cosa che faremo con varie iniziative: dieci ore settimanali di corso di italiano e promozione dell’autonomia, facendo loro fare spesa e acquisti, con un piccolo contributo, e spingendoli all’autogestione, forzandoli a cucinare da soli». Non solo. Per loro sarà pensato anche un articolato progetto di introduzione al mondo del lavoro, «con il finanziamento di tirocini lavorativi nelle aziende della zona». «Daremo loro gli strumenti per diventare a tutti gli effetti cittadini di questo Paese - chiarisce l’assessore -: starà a loro usarli al meglio».

Ma che fine farà il Cas oggi già presente in paese, ovvero la casa di accoglienza di frazione Mazzucco occupata da 9 migranti? Nel breve termine è probabile che non ci siano novità, ma molto dipenderà anche dall’ente gestore, l’associazione La Nuvola. «Una clausola di salvaguardia stabilita dal Governo garantisce che i Comuni in cui viene attivato uno Sprar non vedranno in futuro aprire nuovi Cas, mentre quelli già attivi andranno ad esaurimento», spiega l’assessore. E’ quindi plausibile che l’attuale Cas resti sino a che il gestore lo vorrà, ma che in futuro a Trivero nessuna “casa di accoglienza” dai grossi numeri vedrà più la luce.

Veronica Balocco

TRIVERO - Le modalità di attuazione e i principi fondanti sono lontani anni luce da quelli che, sino ad oggi, hanno guidato le politiche di accoglienza dei migranti. Non più Cas, ovvero grandi centri in cui vivono assembrati numerosi richiedenti asilo, nè impotenza da parte del Comune, fino ad ora totalmente in balia delle scelte della Prefettura e del soggetto gestore. Non più ospiti inattivi, privi di prospettive  quotidiane e abbandonati ad un ozio completo, complice la non necessità di autogestirsi in casa. A Trivero, a partire dal prossimo anno, se il Ministero accoglierà la richiesta di finanziamento, verrà attuato un modo nuovo (e totalmente a basso impatto) di fare accoglienza. Lo Sprar. L’ospitalità diffusa.

Nei giorni scorsi è scaduto il bando per l’individuazione del soggetto privato che, sotto l’egida e il controllo del Comune, dovrà gestire la partita: a vincere la gara, la cooperativa sociale Maria Cecilia di Biella. Sarà lei - una volta ricevuti i fondi ministeriali - a curare gli aspetti logistici dei nuovi arrivi, secondo le modalità individuate dall’amministrazione comunale, con tanto di piano finanziario, alla stesura del progetto. «Quel che prevediamo è molto semplice - spiega l’assessore ai Migranti Elisabetta Prederigo -: in sostanza, ci renderemo disponibili ad ospitare un totale di 12 migranti. A loro verranno assegnati tre appartamenti: uno per 3 donne, uno per quattro persone, uno per cinque». Ragionata anche la dislocazione geografica dei nuclei: «Per fare in modo che gli ospiti siano distribuiti su tutto il territorio e abbiano anche la possibilità di usifruire di mezzi pubblici, saranno ospitati a Pratrivero, Ponzone e al piano superiore del Municipio. Una scelta, quest’ultima, che alcuni hanno contestato affermando si tratti della “casa dei triveresi”: ebbene, per noi è la casa di tutti. E offrire quell’alloggio significa non solo dare un segnale forte di accoglienza, ma anche mettere l’amministrazione in prima linea, con una presa in carico importante». 

Non si tratterà della classica accoglienza di richiedenti asilo. «Sarà accoglienza di secondo livello - spiega l’assessore -, ovvero di persone già passate al vaglio delle commissioni e già detentrici di un permesso. A noi spetterà il compito di facilitare la loro integrazione, cosa che faremo con varie iniziative: dieci ore settimanali di corso di italiano e promozione dell’autonomia, facendo loro fare spesa e acquisti, con un piccolo contributo, e spingendoli all’autogestione, forzandoli a cucinare da soli». Non solo. Per loro sarà pensato anche un articolato progetto di introduzione al mondo del lavoro, «con il finanziamento di tirocini lavorativi nelle aziende della zona». «Daremo loro gli strumenti per diventare a tutti gli effetti cittadini di questo Paese - chiarisce l’assessore -: starà a loro usarli al meglio».

Ma che fine farà il Cas oggi già presente in paese, ovvero la casa di accoglienza di frazione Mazzucco occupata da 9 migranti? Nel breve termine è probabile che non ci siano novità, ma molto dipenderà anche dall’ente gestore, l’associazione La Nuvola. «Una clausola di salvaguardia stabilita dal Governo garantisce che i Comuni in cui viene attivato uno Sprar non vedranno in futuro aprire nuovi Cas, mentre quelli già attivi andranno ad esaurimento», spiega l’assessore. E’ quindi plausibile che l’attuale Cas resti sino a che il gestore lo vorrà, ma che in futuro a Trivero nessuna “casa di accoglienza” dai grossi numeri vedrà più la luce.

Veronica Balocco