Migranti, ci penserà Il Filo da tessere

Migranti, ci penserà Il Filo da tessere
03 Febbraio 2017 ore 16:56

VALLE MOSSO –  Si è svolta nei giorni scorsi la gara di per l’individuazione dell’ente attuatore del progetto Sprar (ovvero di accoglienza diffusa dei migranti) messo a punto dai Comuni di Valle Mosso e Mosso, unici nel Biellese, dopo Trivero, ad aver optato per questa soluzione. La procedura di aggiudicazione ha visto, di fatto, una sola protagonista, nonostante gli inviti fossero stati estesi a cinque soggetti. Né Piam Onlus Asti, né la cooperativa Mary Poppins di  Ivrea, né la cooperativa Orso di Torino e né l’associazione Casa dei Popoli di Settimo Torinese hanno infatti fatto pervenire la loro offerta in tempo utile. Unico a prendere parte al bando, il quinto invitato: il Consorio sociale Il Filo da Tessere di Biella, unitosi per l’occasione in associazione temporanea con la cooperativa Tantintenti e Maria Cecilia onlus. L’offerta dei tre soggetti, sottoposta al vaglio del personale comunale, è stata ritenuta “coerente con gli obiettivi del progetto, avendo tra l’altro inserito in diversi ambiti un interessante coinvolgimento della comunità territoriale» ed è quindi stata accettata. 
Si completa così – con l’individuazione del soggetto che gestirà la permanenza dei migranti sotto  la responsabilità diretta dei Comuni – la prima fase del progetto Sprar, che il sindaco di Mosso, nei giorni scorsi, ha voluto ancora una volta chiarire nelle sue linee fondamentali con uno scritto diffuso alla popolazione.
«Nei primi mesi del nuovo anno – spiega Carlo Grosso, con particolare riferimento alla sua realtà comunale, alla quale va poi unito un simile percorso per Valle Mosso – arriveranno a Mosso sette migranti, che verranno accolti in tre strutture: due alloggi comunali e e uno privato. Sarà un progetto di accoglienza gestito con le associazioni (il soggetto individuato con il bando, ndr). Queste persone impareranno l’italiano, aiuteranno il cantoniere e si potrà procedere in una operazione di integrazione vera e propria, evitando il rischio di vedersi aprire arbitrariamente i Centri di accoglienza straordinaria dove i Comuni non hanno alcun potere. Con gli Sprar, invece, è il ministero che versa i soldi ai Comuni che, a loro volta, si affidano a una cooperativa esperta nel settore». E aggiunge: «Guardare alle predisposizioni del territorio è un modo per reagire alla perdita delle industrie. Mosso, comune accogliente con le sue storiche scuole di primo grado e superiori, ha gettato le fondamenta su cui realizzare opportunità lungimiranti, come la casa di riposo e poi, facendo di necessità virtù, il centro per anziani e il recupero urbanistico della parte antica del paese. Ma se tutto questo è già storia, il filo conduttore dell’accoglienza resiste e si presta all’attualità. Il nostro paese demograficamente tiene perché per reagire si interviene; è l’alternativa al subire. Saper accogliere è l’intuizione politica strategica che finora ci ha salvati dal degrado»..
Veronica Balocco

VALLE MOSSO –  Si è svolta nei giorni scorsi la gara di per l’individuazione dell’ente attuatore del progetto Sprar (ovvero di accoglienza diffusa dei migranti) messo a punto dai Comuni di Valle Mosso e Mosso, unici nel Biellese, dopo Trivero, ad aver optato per questa soluzione. La procedura di aggiudicazione ha visto, di fatto, una sola protagonista, nonostante gli inviti fossero stati estesi a cinque soggetti. Né Piam Onlus Asti, né la cooperativa Mary Poppins di  Ivrea, né la cooperativa Orso di Torino e né l’associazione Casa dei Popoli di Settimo Torinese hanno infatti fatto pervenire la loro offerta in tempo utile. Unico a prendere parte al bando, il quinto invitato: il Consorio sociale Il Filo da Tessere di Biella, unitosi per l’occasione in associazione temporanea con la cooperativa Tantintenti e Maria Cecilia onlus. L’offerta dei tre soggetti, sottoposta al vaglio del personale comunale, è stata ritenuta “coerente con gli obiettivi del progetto, avendo tra l’altro inserito in diversi ambiti un interessante coinvolgimento della comunità territoriale» ed è quindi stata accettata. 
Si completa così – con l’individuazione del soggetto che gestirà la permanenza dei migranti sotto  la responsabilità diretta dei Comuni – la prima fase del progetto Sprar, che il sindaco di Mosso, nei giorni scorsi, ha voluto ancora una volta chiarire nelle sue linee fondamentali con uno scritto diffuso alla popolazione.
«Nei primi mesi del nuovo anno – spiega Carlo Grosso, con particolare riferimento alla sua realtà comunale, alla quale va poi unito un simile percorso per Valle Mosso – arriveranno a Mosso sette migranti, che verranno accolti in tre strutture: due alloggi comunali e e uno privato. Sarà un progetto di accoglienza gestito con le associazioni (il soggetto individuato con il bando, ndr). Queste persone impareranno l’italiano, aiuteranno il cantoniere e si potrà procedere in una operazione di integrazione vera e propria, evitando il rischio di vedersi aprire arbitrariamente i Centri di accoglienza straordinaria dove i Comuni non hanno alcun potere. Con gli Sprar, invece, è il ministero che versa i soldi ai Comuni che, a loro volta, si affidano a una cooperativa esperta nel settore». E aggiunge: «Guardare alle predisposizioni del territorio è un modo per reagire alla perdita delle industrie. Mosso, comune accogliente con le sue storiche scuole di primo grado e superiori, ha gettato le fondamenta su cui realizzare opportunità lungimiranti, come la casa di riposo e poi, facendo di necessità virtù, il centro per anziani e il recupero urbanistico della parte antica del paese. Ma se tutto questo è già storia, il filo conduttore dell’accoglienza resiste e si presta all’attualità. Il nostro paese demograficamente tiene perché per reagire si interviene; è l’alternativa al subire. Saper accogliere è l’intuizione politica strategica che finora ci ha salvati dal degrado»..
Veronica Balocco

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