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Migranti al “Bel Sit”? «Non ci fa piacere»

Migranti al “Bel Sit”? «Non ci fa piacere»
Altro 24 Gennaio 2016 ore 12:46

COSSATO - E’ ufficiale la notizia da noi anticipata a metà dicembre: lo storico ex albergo- ristorante “Bel Sit’’ di viale Pajetta, vicino alla stazione ferroviaria, vuoto da oltre due anni e in vendita, di proprietà della famiglia Pagnone, è stato venduto alla nota cooperativa Maria Cecilia del consorzio “Il filo da tessere’’, per ospitare buona parte dei migranti, ospiti della “Cascina Aurora’’ di Castellengo. Quella struttura, infatti, deve essere liberata: era della cooperativa La Betulla, ma la società liquidatrice l’ha messa all’asta. Roberta Mo della cooperativa Maria Cecilia spiega: « L’acquisto di quell’edificio di viale Pajetta, è finalizzato a realizzare alcuni progetti. All’inizio, dopo i necessari sopralluoghi di Asl, Prefettura e Vigili del fuoco, ospiteremo alcuni migranti », per poi precisare che, prima di tutto, si attende, per febbraio, l’esito del nuovo bando della Prefettura per l’accoglienza, con la distribuzione dei posti. Il sindaco Claudio Corradino, costantemente tenuto al corrente, unitamente al vicesindaco Enrico Moggio, assessore ai servizi sociali, afferma: «All’inizio, forse, l’immobile verrà soltanto affittato per accogliere quelle persone che debbono lasciare libera la struttura di Castellengo, in quanto è una vera e propria emergenza. Poi, sembra che la cooperativa sia intenzionata a realizzare, quando i migranti saranno andati via, una “cohousing’, cioè una struttura che ospiterà più alloggi privati, corredata da ampi spazi comuni: ad esempio per la cucina, la mensa, la sala tv, la biblioteca e così via, dove poter ospitare anziani autosufficienti».

Come sindaco come vede l’arrivo in viale Pajetta di questi migranti?

«Non ci fa piacere che, prima di questo, i migranti si trasferiscano in quell’edificio, in una zona così centrale, anche perché potrebbero “fare gruppo’’ con gli altri cinquanta già presenti in città e compromettere la sicurezza dei cittadini, forti dell’impunità di cui sembrano godere. Noi speriamo, quindi, che non diventino un problema e un’opportunità solo per chi li ospita. Mi auguro, pertanto, che queste persone vengano ben gestite, da chi li ha in affidamento». 

Franco Graziola

COSSATO - E’ ufficiale la notizia da noi anticipata a metà dicembre: lo storico ex albergo- ristorante “Bel Sit’’ di viale Pajetta, vicino alla stazione ferroviaria, vuoto da oltre due anni e in vendita, di proprietà della famiglia Pagnone, è stato venduto alla nota cooperativa Maria Cecilia del consorzio “Il filo da tessere’’, per ospitare buona parte dei migranti, ospiti della “Cascina Aurora’’ di Castellengo. Quella struttura, infatti, deve essere liberata: era della cooperativa La Betulla, ma la società liquidatrice l’ha messa all’asta. Roberta Mo della cooperativa Maria Cecilia spiega: « L’acquisto di quell’edificio di viale Pajetta, è finalizzato a realizzare alcuni progetti. All’inizio, dopo i necessari sopralluoghi di Asl, Prefettura e Vigili del fuoco, ospiteremo alcuni migranti », per poi precisare che, prima di tutto, si attende, per febbraio, l’esito del nuovo bando della Prefettura per l’accoglienza, con la distribuzione dei posti. Il sindaco Claudio Corradino, costantemente tenuto al corrente, unitamente al vicesindaco Enrico Moggio, assessore ai servizi sociali, afferma: «All’inizio, forse, l’immobile verrà soltanto affittato per accogliere quelle persone che debbono lasciare libera la struttura di Castellengo, in quanto è una vera e propria emergenza. Poi, sembra che la cooperativa sia intenzionata a realizzare, quando i migranti saranno andati via, una “cohousing’, cioè una struttura che ospiterà più alloggi privati, corredata da ampi spazi comuni: ad esempio per la cucina, la mensa, la sala tv, la biblioteca e così via, dove poter ospitare anziani autosufficienti».

Come sindaco come vede l’arrivo in viale Pajetta di questi migranti?

«Non ci fa piacere che, prima di questo, i migranti si trasferiscano in quell’edificio, in una zona così centrale, anche perché potrebbero “fare gruppo’’ con gli altri cinquanta già presenti in città e compromettere la sicurezza dei cittadini, forti dell’impunità di cui sembrano godere. Noi speriamo, quindi, che non diventino un problema e un’opportunità solo per chi li ospita. Mi auguro, pertanto, che queste persone vengano ben gestite, da chi li ha in affidamento». 

Franco Graziola