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Miele: stagione disastrosa

Miele: stagione disastrosa
Altro Grande Biella, 01 Luglio 2016 ore 10:53

BIELLA - Le piogge delle scorse settimane hanno provocato effetti disastrosi per l’apicoltura, al termine di una primavera che si ricorderà per le anomalie del clima. Le precipitazioni hanno decimato le fioriture e messo in difficoltà le api. Così la produzione di miele crolla: equazione semplice, che non lascia spazio a troppe interpretazioni.  Ad affermarlo è Coldiretti Biella-Vercelli, che illustra a tal proposito una situazione particolarmente preoccupante: «Particolarmente incisivo - chiarisce - è stato l’effetto del maltempo sulla produzione di miele di acacia o robinia, in fioritura a inizio mese».

Non solo:  ad incidere, secondo l’associazione, sono state «anche le temperature altalenanti, unite alle piogge, che hanno infatti reso difficile il lavoro delle api che non sono riuscite a raccogliere dai fiori il polline e il nettare indispensabili per la loro sopravvivenza e la produzione di miele». «Un vero peccato, dato che dopo un inverno mite e un buon inizio di primavera c’erano tutti i presupposti per una stagione positiva», dice Alessandro Zerbola, apicoltore di Cerrione. «Invece tutto è precipitato con il mese di maggio, ovvero nel periodo più delicato della stagione, che coincide con la fioritura dell’acacia: una produzione importantissima, maggioritaria per il territorio. I cali di produzione? Ingentissimi: noi dobbiamo ancora terminare la smielatura, ma è una delle peggiori annate che si ricordano, con un crollo almeno dell’80%, anche di più». 
Poche speranze di recupero, per non dire nessuna, per chi fa apicoltura stanziale: «Per chi, invece,  pratica il nomadismo,  c’è possibilità di rifarsi, pur molto parzialmente, con altre varietà di miele: dal castagno, al millefiori, al tiglio di montagna». Lo conferma Daniele Pasqualini apicoltore di Greggio: «La tropicalizzazione del clima ha compromesso una fase importante della stagione e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare  e quindi non sono riuscite a produrre miele. Questo è un periodo molto delicato per le famiglie di api, quest’anno purtroppo si è partiti veramente male. La produzione è davvero molto scarsa per quanto riguarda il miele d’acacia, a fronte di una grande richiesta da tutta Italia: domanda che non si riuscirà a soddisfare proprio per mancanza di prodotto». Anche Pasqualini spera nelle produzioni di montagna: «Ho appena terminato di portare le arnie in Valsesia, la speranza che il tempo ci aiuti, ma anche in montagna continuano a susseguirsi temporali e piogge. I prossimi 20 giorni saranno decisivi per tentare di limitare i danni, quantomeno sulle altre varietà».

BIELLA - Le piogge delle scorse settimane hanno provocato effetti disastrosi per l’apicoltura, al termine di una primavera che si ricorderà per le anomalie del clime. Le precipitazioni hanno decimato le fioriture e messo in difficoltà le api. Così la produzione di miele crolla: equazione semplice, che non lascia spazio a troppe interpretazioni.  Ad affermarlo è Coldiretti Biella-Vercelli, che illustra a tal proposito una situazione particolarmente preoccupante: «Particolarmente incisivo - chiarisce - è stato l’effetto del maltempo sulla produzione di miele di acacia o robinia, in fioritura a inizio mese».

Non solo:  ad incidere, secondo l’associazione, sono state «anche le temperature altalenanti, unite alle piogge, che hanno infatti reso difficile il lavoro delle api che non sono riuscite a raccogliere dai fiori il polline e il nettare indispensabili per la loro sopravvivenza e la produzione di miele». «Un vero peccato, dato che dopo un inverno mite e un buon inizio di primavera c’erano tutti i presupposti per una stagione positiva», dice Alessandro Zerbola, apicoltore di Cerrione. «Invece tutto è precipitato con il mese di maggio, ovvero nel periodo più delicato della stagione, che coincide con la fioritura dell’acacia: una produzione importantissima, maggioritaria per il territorio. I cali di produzione? Ingentissimi: noi dobbiamo ancora terminare la smielatura, ma è una delle peggiori annate che si ricordano, con un crollo almeno dell’80%, anche di più». 
Poche speranze di recupero, per non dire nessuna, per chi fa apicoltura stanziale: «Per chi, invece,  pratica il nomadismo,  c’è possibilità di rifarsi, pur molto parzialmente, con altre varietà di miele: dal castagno, al millefiori, al tiglio di montagna». Lo conferma Daniele Pasqualini apicoltore di Greggio: «La tropicalizzazione del clima ha compromesso una fase importante della stagione e le api non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare  e quindi non sono riuscite a produrre miele. Questo è un periodo molto delicato per le famiglie di api, quest’anno purtroppo si è partiti veramente male. La produzione è davvero molto scarsa per quanto riguarda il miele d’acacia, a fronte di una grande richiesta da tutta Italia: domanda che non si riuscirà a soddisfare proprio per mancanza di prodotto». Anche Pasqualini spera nelle produzioni di montagna: «Ho appena terminato di portare le arnie in Valsesia, la speranza che il tempo ci aiuti, ma anche in montagna continuano a susseguirsi temporali e piogge. I prossimi 20 giorni saranno decisivi per tentare di limitare i danni, quantomeno sulle altre varietà».

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