«Mi dimetto… per poter lavorare»

«Mi dimetto… per poter lavorare»
Altro 23 Aprile 2017 ore 12:12

VALLE SAN NICOLAO – Dimettersi… per poter lavorare. E’ il paradosso cui si è trovato di fronte nei giorni scorsi, senza di fatto alcuna possibilità di scelta, l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Valle San Nicolao. Omar Angelino, 49 anni, residente in paese e di professione ingegnere con studio a Trivero, non ha avuto alternative: dal prossimo 30 aprile non avrà più cariche all’interno dell’amministrazione del paese. «Ma ci tengo a puntualizzare che non si tratta assolutamente di una questione politica – chiarisce lui -: tra me e il resto della giunta non c’è stata alcuna incomprensione. Anzi. Siamo sempre andati d’accordo e abbiamo lavorato a lungo proficuamente. La mia è semmai una scelta obbligata, dovuta a un atto costituzionalmente lesivo. Una scelta che la legge mi impone. E che sono costretto a fare per poter continuare ad esercitare il mio mestiere».

Angelino, tramite il suo studio ingegneristico, da tempo lavora per enti pubblici. «Di fatto non c’è mai stata alcuna incompatibilità tra il mio ruolo di assessore (remunerato con circa 100 euro al mese, ndr) e il fatto che da libero professionista lavorassi per enti della pubblica amministrazione – spiega -. Sino a qualche settimana fa. Quando questo duplice ruolo mi è costato la scelta delle dimissioni da assessore». In sostanza, in Italia dal 2010 è in vigore una legge – confermata da una sentenza delle Sezioni riunite della Corte dei Conti a marzo 2016 – che impone a chiunque ricopra cariche nella pubblica amministrazione (sindaci, assessori, consiglieri), ed eserciti la libera professione, l’incompatibilità con la committenza pubblica. In altre parole, un assessore-ingegnere (per fare un esempio) non può concorrere per un appalto pubblico. O meglio, può farlo, ma a patto che il lavoro venga effettuato a titolo gratuito o al massimo con il solo rimborso spese. L’ente pubblico, assegnando tale appalto, potrebbe infatti essere accusato di danno erariale. Un po’ troppo, per un professionista che vede gli enti pubblici tra i suoi principali committenti, pur in un quadro nel quale – a ben guardare – casi di simile incompatibilità, anche con altre figure professionali, sono tutt’altro che infrequenti. «Il punto è che alcuni Comuni stanno iniziando ad applicare quanto stabilito dalla Corte dei Conti – conclude Angelino -: uno tra tutti, Cossato. Qui ho ottenuto un appalto per la riqualificazione dei centri sportivi e l’autocertificazione che ho dovuto fare mi chiedeva proprio di confermare quanto previsto dalla legge, ovvero che non ricopro cariche pubbliche. Se fossi rimasto in giunta, avrei dovuto rinunciare all’onorario per l’appalto: una scelta che ovviamente non posso fare. E che mi ha costretto a lasciare il mio ruolo nell’amministrazione del mio paese».
Veronica Balocco 

VALLE SAN NICOLAO – Dimettersi… per poter lavorare. E’ il paradosso cui si è trovato di fronte nei giorni scorsi, senza di fatto alcuna possibilità di scelta, l’assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Valle San Nicolao. Omar Angelino, 49 anni, residente in paese e di professione ingegnere con studio a Trivero, non ha avuto alternative: dal prossimo 30 aprile non avrà più cariche all’interno dell’amministrazione del paese. «Ma ci tengo a puntualizzare che non si tratta assolutamente di una questione politica – chiarisce lui -: tra me e il resto della giunta non c’è stata alcuna incomprensione. Anzi. Siamo sempre andati d’accordo e abbiamo lavorato a lungo proficuamente. La mia è semmai una scelta obbligata, dovuta a un atto costituzionalmente lesivo. Una scelta che la legge mi impone. E che sono costretto a fare per poter continuare ad esercitare il mio mestiere».

Angelino, tramite il suo studio ingegneristico, da tempo lavora per enti pubblici. «Di fatto non c’è mai stata alcuna incompatibilità tra il mio ruolo di assessore (remunerato con circa 100 euro al mese, ndr) e il fatto che da libero professionista lavorassi per enti della pubblica amministrazione – spiega -. Sino a qualche settimana fa. Quando questo duplice ruolo mi è costato la scelta delle dimissioni da assessore». In sostanza, in Italia dal 2010 è in vigore una legge – confermata da una sentenza delle Sezioni riunite della Corte dei Conti a marzo 2016 – che impone a chiunque ricopra cariche nella pubblica amministrazione (sindaci, assessori, consiglieri), ed eserciti la libera professione, l’incompatibilità con la committenza pubblica. In altre parole, un assessore-ingegnere (per fare un esempio) non può concorrere per un appalto pubblico. O meglio, può farlo, ma a patto che il lavoro venga effettuato a titolo gratuito o al massimo con il solo rimborso spese. L’ente pubblico, assegnando tale appalto, potrebbe infatti essere accusato di danno erariale. Un po’ troppo, per un professionista che vede gli enti pubblici tra i suoi principali committenti, pur in un quadro nel quale – a ben guardare – casi di simile incompatibilità, anche con altre figure professionali, sono tutt’altro che infrequenti. «Il punto è che alcuni Comuni stanno iniziando ad applicare quanto stabilito dalla Corte dei Conti – conclude Angelino -: uno tra tutti, Cossato. Qui ho ottenuto un appalto per la riqualificazione dei centri sportivi e l’autocertificazione che ho dovuto fare mi chiedeva proprio di confermare quanto previsto dalla legge, ovvero che non ricopro cariche pubbliche. Se fossi rimasto in giunta, avrei dovuto rinunciare all’onorario per l’appalto: una scelta che ovviamente non posso fare. E che mi ha costretto a lasciare il mio ruolo nell’amministrazione del mio paese».
Veronica Balocco 

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