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Meno acqua dalla diga. Ed è “guerra”

Meno acqua dalla diga. Ed è “guerra”
Altro Grande Biella, 12 Luglio 2016 ore 12:40

ALTA VALSESSERA - Cambiano i parametri di calcolo del deflusso minimo vitale, ovvero la quantità d’acqua che la diga delle Mischie deve rilasciare a seconda della quantità d’acqua disponibile, al fine di garantire la preservazione dell’ecosistema e della salubrità della fauna ittica. Mentre sino a qualche giorno fa dall’invaso era imposto un deflusso minimo di 312 litri al secondo, un dato che le associazioni ambientaliste e di pescatori hanno a lungo lottato perché fosse sempre rispettato alla lettera, ora la Provincia di Biella - facendo propria una facoltà concessa dalla legge - ha modificato il dato, consentendo la modulazione del rilascio, sulla base delle linee guida relative alla gestione degli invasi. In sostanza, ora dalla diga potrà fuoriuscire, come minimo, una quantità d’acqua minima  di 250 litri al secondo nei mesi di luglio, agosto e settembre, mentre nei mesi di maggio, giugno e ottobre il rilascio potrà essere superiore ai 400 litri al secondo. 

Per il Comitato tutela fiumi (associazione che riunisce molte sigle del mondo ittico e ambietalistico locale), e per i pescatori della zona, la notizia è una bomba. «Perché in questo modo si mette seriamente a repentaglio la salute del torrente e dei pesci - spiega Guido Gubernati, a nome del Comitato -. Non solo. Questo provvedimento illustra la insufficiente attenzione per la salvaguardia della naturalità dei corpi idrici da parte dell’ente provinciale, in particolare laddove tale attenzione era particolarmente necessaria e dovuta, considerato che l’invaso, la condotta e la centrale del Piancone sono in area Sic Valsessera». In sostanza, quel che viene stigmatizzato dalle associazioni ambientaliste è la determinazione di un dato, quello del rilascio minimo, che «fa solo gli interessi del produttore di energia - spiega Gubernati -, consentendogli di disporre di più acqua e produrre di più nello stesso tempo», ma non guarda in faccia alla salute del Sessera: «Prendiamo un dato - specifica ancora Gubernati -: i 312 litri al secondo previsti fino a qualche tempo fa erano già ampiamente inferiori al deflusso minimo che la stessa Provincia prevede per il progetto del nuovo invaso, qualora venga realizzato. In questo caso, infatti, il deflusso è imposto a 431,66 litri al secondo. Perché, dunque, ora si concede di rilasciare praticamente metà dell’acqua?». Non solo. «L’assurdo sta anche nella scelta dei periodi di rilascio modulato - fa presente Gubernati -: i 250 litri, che faccio presente sono inferiori già di loro al dato di magra del torrente, sono previsti nei perioodi in cui il torrente è più asciutto e avrebbe quindi più bisogno di acqua. Nei mesi, invece, nei quali, c’è abbondanza di precipitazioni, e dunque più acqua, si concede di rilasciare praticamente il doppio di acqua».

La protesta degli ambientalisti va quindi nel tecnico: «L’iter si è caratterizzato  per l’assenza della procedura di Valutazione di Incidenza e della relativa fase di pubblica evidenza - scrivono in un comunicato -; ed è prevalsa, ancora una volta, l’attenzione alle esigenze dei soggetti interessati allo sfruttamento economico delle risorse idriche. Va infatti ricordato che nel 2012 il gestore dell’invaso si è reso responsabile di un massivo svaso dei depositi di fondo, infangando completamente una decina di chilometri del torrente Sessera. Tale svaso non era autorizzato e il gestore non aveva nemmeno assolto all’obbligo di redazione di un piano di gestione degli svasi (non si ha notizia se per tale misfatto sia stata comminata severa sanzione penale e/o amministrativa)». «Nel merito - proseguono - si osserva che nessuna coraggiosa scelta, normativamente possibile, è stata condotta dalla amministrazione provinciale nonostante l’evidenza: gli studi relativi alla compatibilità ambientale per il progetto del nuovo invaso hanno portato a determinare un deflusso minimo e la sua modulazione, ai fini della tutela ambientale, con valori ben più elevati di quelli attuali». E chiudono: «Spiace constatare che, nonostante la contrarietà espressa da questa amministrazione provinciale al progetto di ampliamento dell’invaso, vengono autorizzati nel Sic nuovi impianti (l’impianto idroelettrico sul torrente Dolca) e un programma di rilasci per l’esistente invaso di Miste certamente insufficiente ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi di qualità fluviale ed ambientale del torrente Sessera».

Veronica Balocco

ALTA VALSESSERA - Cambiano i parametri di calcolo del deflusso minimo vitale, ovvero la quantità d’acqua che la diga delle Mischie deve rilasciare a seconda della quantità d’acqua disponibile, al fine di garantire la preservazione dell’ecosistema e della salubrità della fauna ittica. Mentre sino a qualche giorno fa dall’invaso era imposto un deflusso minimo di 312 litri al secondo, un dato che le associazioni ambientaliste e di pescatori hanno a lungo lottato perché fosse sempre rispettato alla lettera, ora la Provincia di Biella - facendo propria una facoltà concessa dalla legge - ha modificato il dato, consentendo la modulazione del rilascio, sulla base delle linee guida relative alla gestione degli invasi. In sostanza, ora dalla diga potrà fuoriuscire, come minimo, una quantità d’acqua minima  di 250 litri al secondo nei mesi di luglio, agosto e settembre, mentre nei mesi di maggio, giugno e ottobre il rilascio potrà essere superiore ai 400 litri al secondo. 

Per il Comitato tutela fiumi (associazione che riunisce molte sigle del mondo ittico e ambietalistico locale), e per i pescatori della zona, la notizia è una bomba. «Perché in questo modo si mette seriamente a repentaglio la salute del torrente e dei pesci - spiega Guido Gubernati, a nome del Comitato -. Non solo. Questo provvedimento illustra la insufficiente attenzione per la salvaguardia della naturalità dei corpi idrici da parte dell’ente provinciale, in particolare laddove tale attenzione era particolarmente necessaria e dovuta, considerato che l’invaso, la condotta e la centrale del Piancone sono in area Sic Valsessera». In sostanza, quel che viene stigmatizzato dalle associazioni ambientaliste è la determinazione di un dato, quello del rilascio minimo, che «fa solo gli interessi del produttore di energia - spiega Gubernati -, consentendogli di disporre di più acqua e produrre di più nello stesso tempo», ma non guarda in faccia alla salute del Sessera: «Prendiamo un dato - specifica ancora Gubernati -: i 312 litri al secondo previsti fino a qualche tempo fa erano già ampiamente inferiori al deflusso minimo che la stessa Provincia prevede per il progetto del nuovo invaso, qualora venga realizzato. In questo caso, infatti, il deflusso è imposto a 431,66 litri al secondo. Perché, dunque, ora si concede di rilasciare praticamente metà dell’acqua?». Non solo. «L’assurdo sta anche nella scelta dei periodi di rilascio modulato - fa presente Gubernati -: i 250 litri, che faccio presente sono inferiori già di loro al dato di magra del torrente, sono previsti nei perioodi in cui il torrente è più asciutto e avrebbe quindi più bisogno di acqua. Nei mesi, invece, nei quali, c’è abbondanza di precipitazioni, e dunque più acqua, si concede di rilasciare praticamente il doppio di acqua».

La protesta degli ambientalisti va quindi nel tecnico: «L’iter si è caratterizzato  per l’assenza della procedura di Valutazione di Incidenza e della relativa fase di pubblica evidenza - scrivono in un comunicato -; ed è prevalsa, ancora una volta, l’attenzione alle esigenze dei soggetti interessati allo sfruttamento economico delle risorse idriche. Va infatti ricordato che nel 2012 il gestore dell’invaso si è reso responsabile di un massivo svaso dei depositi di fondo, infangando completamente una decina di chilometri del torrente Sessera. Tale svaso non era autorizzato e il gestore non aveva nemmeno assolto all’obbligo di redazione di un piano di gestione degli svasi (non si ha notizia se per tale misfatto sia stata comminata severa sanzione penale e/o amministrativa)». «Nel merito - proseguono - si osserva che nessuna coraggiosa scelta, normativamente possibile, è stata condotta dalla amministrazione provinciale nonostante l’evidenza: gli studi relativi alla compatibilità ambientale per il progetto del nuovo invaso hanno portato a determinare un deflusso minimo e la sua modulazione, ai fini della tutela ambientale, con valori ben più elevati di quelli attuali». E chiudono: «Spiace constatare che, nonostante la contrarietà espressa da questa amministrazione provinciale al progetto di ampliamento dell’invaso, vengono autorizzati nel Sic nuovi impianti (l’impianto idroelettrico sul torrente Dolca) e un programma di rilasci per l’esistente invaso di Miste certamente insufficiente ad assicurare il raggiungimento degli obiettivi di qualità fluviale ed ambientale del torrente Sessera».

Veronica Balocco

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