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Medicina in inglese, biellesi da 110 e lode

Medicina in inglese, biellesi da 110 e lode
Altro 11 Agosto 2015 ore 09:51

Ci sono anche due biellesi tra i primi “neo dottori” del corso di laurea in Medicina in lingua inglese. Dopo sei anni di studi e 35 esami, Silvia Pozza e Stefano Buratti hanno discusso la tesi nelle scorse settimane all’Università di Pavia, laureandosi entrambi con la votazione finale di 110 e lode.
Il corso è stato attivato per la prima volta in Italia, a Pavia, nel 2009, e dall’anno successivo è poi partito anche in altre sedi universitarie italiane. «Essendo stati noi i primi - spiega Silvia Pozza, 26 anni, di Trivero - la nostra classe era ancora composta da studenti in gran parte italiani, mentre, attualmente, questo corso è frequentato per il 50% da ragazzi stranieri, in arrivo da diversi Paesi europei e anche dagli Stati Uniti».

Terminati gli studi al liceo Scientifico linguistico di Cossato, Silvia Pozza aveva tentato il test d’ingresso a Medicina, senza successo (secondo un recente rapporto del Censis, è Pavia il miglior ateneo dove frequentare questa Facoltà). «Poi, l’anno successivo, era stato attivato questo nuovo corso e decisi di provarci, pensando che mi avrebbe aperto più possibilità dal punto di vista professionale in quanto tutta la letteratura medica è in lingua inglese», dice. Silvia riuscì a superare il test d’ammissione e per lei si aprirono le porte della Facoltà. «Essendo di madrelingua italiana - afferma - l’impatto con un corso come questo, tutto in inglese, è stato forte, specialmente il primo anno. Ma l’altissimo livello di preparazione dei docenti (non solo italiani), molto bravi e molto disponibili, mi ha aiutata a superare quella prima fase di “adattamento” e ad andare avanti negli studi». Fino a completarli, il 10 luglio scorso, discutendo una tesi di Chirurgia generale sul trapianto di rene dal titolo “Role of a new oxygen carrier in renal conditioning from donors after cardiac death using the hypothermic pulsatile machine perfusion. Experimental study on renal autotransplantation in a swine model”. Che, tradotto in italiano, suona così: “Ruolo di un nuovo carrier per l’ossigeno nel ricondizionamento renale da donatori a cuore non battente tramite utilizzo di macchine di perfusione ipotermica pulsatile” (relatore il professor Andrea Pietrabissa, correlatore il dottor Massimo Abelli).
«Il prossimo obiettivo - afferma la neodottoressa - sarà passare l’Esame di Stato, a febbraio 2016, per poter essere iscritta all’Albo dei Medici Chirurghi. Poi mi piacerebbe esercitare la professione all’estero (Inghilterra, Germania e Svizzera offrono buone possibilità), anche se non credo che una laurea di questo tipo possa garantirmi qualche vantaggio, a parte il fatto di poter contare su una mentalità più aperta rispetto al contesto generale».

L’altro “pioniere” biellese del corso, Stefano Buratti, ha 32 anni e vive a Biella. La sua storia è un po’ diversa da quella della collega. «Dopo il diploma al liceo Scientifico di Biella - spiega - mi sono laureato in Farmacia all’Università di Pavia e ho iniziato a lavorare nella farmacia della mia mamma, a Pavignano. Nel frattempo, ho preso la specializzazione in Farmacia ospedaliera, a Milano. Poi, nel 2009, mi sono fatto coraggio e ho provato a fare il test d’ingresso per questo nuovo corso di laurea. La mia scelta è stata premiata: ho scoperto che quella era la mia strada, anche se “tardiva”; sei anni di studi sono volati, grazie anche a colleghi che, seppur più giovani di me, avevano le idee molto più chiare di tanti loro coetanei, e grazie a docenti motivati e molto preparati».  Studente lavoratore, il dottor Buratti, per tutta la durata del corso, non ha mai abbandonato la sua professione di farmacista («ma ho lavorato solo nei weekend e in estate», precisa).
Il 9 luglio è stato il suo “grande giorno”, con la discussione di una tesi dal titolo (rigorosamente tradotto in italiano) “Predittori pre-procedurali di nefropatia da contrasto in pazienti con infarto miocardico acuto trattati con angioplastica primaria” (titolo originale: “Pre-procedural predictors of contrast induced nephropathy in Stemi patients undergoing primary percutaneous coronary intervention”; relatore il professor Stefano De Servi, correlatore il professor Gaetano De Ferrari, direttore della Specialità di Cardiologia di Pavia).
«E ora? Quando avrò superato l’Esame di Stato cercherò di passare le selezioni per la Specialità di Cardiologia. Forse anche per motivi anagrafici - dice - vorrei poter esercitare la professione di medico, in ambito cardiologico, in Italia, pur con qualche collaborazione all’estero».
Lara Bertolazzi

Ci sono anche due biellesi tra i primi “neo dottori” del corso di laurea in Medicina in lingua inglese. Dopo sei anni di studi e 35 esami, Silvia Pozza e Stefano Buratti hanno discusso la tesi nelle scorse settimane all’Università di Pavia, laureandosi entrambi con la votazione finale di 110 e lode.
Il corso è stato attivato per la prima volta in Italia, a Pavia, nel 2009, e dall’anno successivo è poi partito anche in altre sedi universitarie italiane. «Essendo stati noi i primi - spiega Silvia Pozza, 26 anni, di Trivero - la nostra classe era ancora composta da studenti in gran parte italiani, mentre, attualmente, questo corso è frequentato per il 50% da ragazzi stranieri, in arrivo da diversi Paesi europei e anche dagli Stati Uniti».

Terminati gli studi al liceo Scientifico linguistico di Cossato, Silvia Pozza aveva tentato il test d’ingresso a Medicina, senza successo (secondo un recente rapporto del Censis, è Pavia il miglior ateneo dove frequentare questa Facoltà). «Poi, l’anno successivo, era stato attivato questo nuovo corso e decisi di provarci, pensando che mi avrebbe aperto più possibilità dal punto di vista professionale in quanto tutta la letteratura medica è in lingua inglese», dice. Silvia riuscì a superare il test d’ammissione e per lei si aprirono le porte della Facoltà. «Essendo di madrelingua italiana - afferma - l’impatto con un corso come questo, tutto in inglese, è stato forte, specialmente il primo anno. Ma l’altissimo livello di preparazione dei docenti (non solo italiani), molto bravi e molto disponibili, mi ha aiutata a superare quella prima fase di “adattamento” e ad andare avanti negli studi». Fino a completarli, il 10 luglio scorso, discutendo una tesi di Chirurgia generale sul trapianto di rene dal titolo “Role of a new oxygen carrier in renal conditioning from donors after cardiac death using the hypothermic pulsatile machine perfusion. Experimental study on renal autotransplantation in a swine model”. Che, tradotto in italiano, suona così: “Ruolo di un nuovo carrier per l’ossigeno nel ricondizionamento renale da donatori a cuore non battente tramite utilizzo di macchine di perfusione ipotermica pulsatile” (relatore il professor Andrea Pietrabissa, correlatore il dottor Massimo Abelli).
«Il prossimo obiettivo - afferma la neodottoressa - sarà passare l’Esame di Stato, a febbraio 2016, per poter essere iscritta all’Albo dei Medici Chirurghi. Poi mi piacerebbe esercitare la professione all’estero (Inghilterra, Germania e Svizzera offrono buone possibilità), anche se non credo che una laurea di questo tipo possa garantirmi qualche vantaggio, a parte il fatto di poter contare su una mentalità più aperta rispetto al contesto generale».

L’altro “pioniere” biellese del corso, Stefano Buratti, ha 32 anni e vive a Biella. La sua storia è un po’ diversa da quella della collega. «Dopo il diploma al liceo Scientifico di Biella - spiega - mi sono laureato in Farmacia all’Università di Pavia e ho iniziato a lavorare nella farmacia della mia mamma, a Pavignano. Nel frattempo, ho preso la specializzazione in Farmacia ospedaliera, a Milano. Poi, nel 2009, mi sono fatto coraggio e ho provato a fare il test d’ingresso per questo nuovo corso di laurea. La mia scelta è stata premiata: ho scoperto che quella era la mia strada, anche se “tardiva”; sei anni di studi sono volati, grazie anche a colleghi che, seppur più giovani di me, avevano le idee molto più chiare di tanti loro coetanei, e grazie a docenti motivati e molto preparati».  Studente lavoratore, il dottor Buratti, per tutta la durata del corso, non ha mai abbandonato la sua professione di farmacista («ma ho lavorato solo nei weekend e in estate», precisa).
Il 9 luglio è stato il suo “grande giorno”, con la discussione di una tesi dal titolo (rigorosamente tradotto in italiano) “Predittori pre-procedurali di nefropatia da contrasto in pazienti con infarto miocardico acuto trattati con angioplastica primaria” (titolo originale: “Pre-procedural predictors of contrast induced nephropathy in Stemi patients undergoing primary percutaneous coronary intervention”; relatore il professor Stefano De Servi, correlatore il professor Gaetano De Ferrari, direttore della Specialità di Cardiologia di Pavia).
«E ora? Quando avrò superato l’Esame di Stato cercherò di passare le selezioni per la Specialità di Cardiologia. Forse anche per motivi anagrafici - dice - vorrei poter esercitare la professione di medico, in ambito cardiologico, in Italia, pur con qualche collaborazione all’estero».
Lara Bertolazzi