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«Le Unioni montane? Unica speranza»

«Le Unioni montane? Unica speranza»
Altro Grande Biella, 12 Maggio 2015 ore 12:41

CASAPINTA - Delle quattro Unioni montane biellesi è quella che raccoglie - e davanti alla legge rappresenta - il bacino maggiore, sia in termini di popolazione sia in termini di risorse e territorio da gestire. Quarantun mila persone vivono in zone che giuridicamente fanno capo all’Unione montana del Biellese orientale, ex comunità montana Valle di Mosso-Prealpi-Valsessera. Carlo Grosso, sindaco di Mosso, ne veste da qualche mese il ruolo di presidente, ma con uno sguardo che va oltre i confini geografici. Solo qualche giorno fa, con la collega amministratrice Paola Vercellotti, di Callabiana, è stato infatti nominato membro della giunta Uncem, cosa che gli dà il potere di ragionare di politiche montane per conto di tutto il territorio. E di pensare al futuro delle terre alte biellesi in un’ottica di ampio respiro.
Una nomina importante, Grosso, soprattutto in questi giorni nevralgici. Siamo infatti al dunque: le vecchie comunità montane stanno lasciando il passo alle nuove Unioni. 
«Sì. La Regione ha finalmente comunicato che dal prossimo primo luglio tutte le funzioni delle vecchie comunità passeranno ai nuovi enti».
Quindi anche i fondi. 
«Le Unioni diventeranno operative a tutti gli effetti, avendo a disposizione i fondi per la montagna, i fondi Ato e i contributi per la loro gestione».
A quanto ammontano?
«Undici milioni e 300mila euro in tutta la Regione, di cui il 40% per le ex comunità montane, per coprire le spese di gestione sino al 30 giugno, e il resto alle nuove Unioni per andare avanti sino a fine anno».
E per il futuro?
«Al momento non è ancora dato sapere».
Le comunità moriranno immediatamente?
«No, porteranno avanti i discorsi in corso, fino ad esaurimento: ad esempio gli appalti, ma senza gestione commissariale».
L’Unione del Biellese orientale come si sta preparando al primo luglio?
«Abbiamo già espletato molte formalità burocratiche. E stiamo gestendo il riparto dei crediti, dei debiti e dell’immobiliare, che devono essere redistribuiti».
Tra quali soggetti?
«Gli appartenenti all’ex comunità. Per l’84% il capitolo fa capo ai Comuni che oggi appartengono all’Unione, l’8% a Cossato che è uscito, il 2,5% a Mezzana e Casapinta, e il 3% a Quaregna e Cerreto, tutti appartenenti ad altre Unioni».

Deciderete anche la sorte delle vostre tre sedi?
«Valuteremo anche questo. Crocemosso, ad esempio, non ci costa nulla, e la sede di Pray è occupata in parte dalla Forestale. Per quanto mi riguarda Casapinta può essere la sede: c’è un mutuo in corso ma la struttura è bella. Per questo dovrà prestarsi anche ad altro».
Ovvero?
«La nuova Unione non avrà solo la funzione di erogatrice dei servizi classici, dal Suap alla Commissione ambiente, ma anche di vera e propria agenzia di promozione territoriale delle aree montane».
E in questo senso cosa intende fare?
«Avviare una massiccia attività di promozione, non tanto concentrata sull’Alta Valsessera, dove importanti risorse sono già state investite, quanto sull’area che da Bielmonte scende ai paesi. Ad esempio superando le negatività date dalla parcellizzazione dei terreni, in modo da migliorare la zona dal punto di vista paesaggistico».
Sulla diga la vostra giunta, nelle sedi comunali, ha preso posizioni contrastanti. C’è chi è pro e chi contro. 
«Nelle sedi ufficiali la comunità esprimerà un solo parere. Netto e preciso».
Altre criticità che metterà all’ordine del giorno?
«Ad esempio i paravalanghe di Bielmonte. Dopo gli errori del passato, ora è necessario trovare il modo di realizzarli».
Quanto è importante il ruolo delle Unioni?
«E’ fondamentale. Sono gli unici enti che hanno la capacità di convogliare sul territorio risorse altrimenti inarrivabili, soprattutto grazie alla loro grandezza. Il futuro dello sviluppo montano, viste le difficoltà dei Comuni, non può che passare da qui. Le fusioni fra Comuni sono un passaggio importante, ma di fatto fanno perdere certe identità. Le Unioni no». 
Veronica Balocco

CASAPINTA - Delle quattro Unioni montane biellesi è quella che raccoglie - e davanti alla legge rappresenta - il bacino maggiore, sia in termini di popolazione sia in termini di risorse e territorio da gestire. Quarantun mila persone vivono in zone che giuridicamente fanno capo all’Unione montana del Biellese orientale, ex comunità montana Valle di Mosso-Prealpi-Valsessera. Carlo Grosso, sindaco di Mosso, ne veste da qualche mese il ruolo di presidente, ma con uno sguardo che va oltre i confini geografici. Solo qualche giorno fa, con la collega amministratrice Paola Vercellotti, di Callabiana, è stato infatti nominato membro della giunta Uncem, cosa che gli dà il potere di ragionare di politiche montane per conto di tutto il territorio. E di pensare al futuro delle terre alte biellesi in un’ottica di ampio respiro.
Una nomina importante, Grosso, soprattutto in questi giorni nevralgici. Siamo infatti al dunque: le vecchie comunità montane stanno lasciando il passo alle nuove Unioni. 
«Sì. La Regione ha finalmente comunicato che dal prossimo primo luglio tutte le funzioni delle vecchie comunità passeranno ai nuovi enti».
Quindi anche i fondi. 
«Le Unioni diventeranno operative a tutti gli effetti, avendo a disposizione i fondi per la montagna, i fondi Ato e i contributi per la loro gestione».
A quanto ammontano?
«Undici milioni e 300mila euro in tutta la Regione, di cui il 40% per le ex comunità montane, per coprire le spese di gestione sino al 30 giugno, e il resto alle nuove Unioni per andare avanti sino a fine anno».
E per il futuro?
«Al momento non è ancora dato sapere».
Le comunità moriranno immediatamente?
«No, porteranno avanti i discorsi in corso, fino ad esaurimento: ad esempio gli appalti, ma senza gestione commissariale».
L’Unione del Biellese orientale come si sta preparando al primo luglio?
«Abbiamo già espletato molte formalità burocratiche. E stiamo gestendo il riparto dei crediti, dei debiti e dell’immobiliare, che devono essere redistribuiti».
Tra quali soggetti?
«Gli appartenenti all’ex comunità. Per l’84% il capitolo fa capo ai Comuni che oggi appartengono all’Unione, l’8% a Cossato che è uscito, il 2,5% a Mezzana e Casapinta, e il 3% a Quaregna e Cerreto, tutti appartenenti ad altre Unioni».

Deciderete anche la sorte delle vostre tre sedi?
«Valuteremo anche questo. Crocemosso, ad esempio, non ci costa nulla, e la sede di Pray è occupata in parte dalla Forestale. Per quanto mi riguarda Casapinta può essere la sede: c’è un mutuo in corso ma la struttura è bella. Per questo dovrà prestarsi anche ad altro».
Ovvero?
«La nuova Unione non avrà solo la funzione di erogatrice dei servizi classici, dal Suap alla Commissione ambiente, ma anche di vera e propria agenzia di promozione territoriale delle aree montane».
E in questo senso cosa intende fare?
«Avviare una massiccia attività di promozione, non tanto concentrata sull’Alta Valsessera, dove importanti risorse sono già state investite, quanto sull’area che da Bielmonte scende ai paesi. Ad esempio superando le negatività date dalla parcellizzazione dei terreni, in modo da migliorare la zona dal punto di vista paesaggistico».
Sulla diga la vostra giunta, nelle sedi comunali, ha preso posizioni contrastanti. C’è chi è pro e chi contro. 
«Nelle sedi ufficiali la comunità esprimerà un solo parere. Netto e preciso».
Altre criticità che metterà all’ordine del giorno?
«Ad esempio i paravalanghe di Bielmonte. Dopo gli errori del passato, ora è necessario trovare il modo di realizzarli».
Quanto è importante il ruolo delle Unioni?
«E’ fondamentale. Sono gli unici enti che hanno la capacità di convogliare sul territorio risorse altrimenti inarrivabili, soprattutto grazie alla loro grandezza. Il futuro dello sviluppo montano, viste le difficoltà dei Comuni, non può che passare da qui. Le fusioni fra Comuni sono un passaggio importante, ma di fatto fanno perdere certe identità. Le Unioni no». 
Veronica Balocco

 

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