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Le terre incolte ora danno lavoro

Le terre incolte ora danno lavoro
Altro 15 Luglio 2014 ore 12:19

A fine 2013 le intenzioni erano già chiare, ma nulla di più. Erano i tempi delle passeggiate nelle terre incolte, alla scoperta del grande patrimonio che Roppolo offriva in termini di campi lasciati all’abbandono. Ma, cosa non di poco conto, apppartenenti a persone che desideravano comunque veder tornare su quegli stessi spazi la bellezza delle coltivazioni. Erano tempi in cui nulla si era ancora fatto, ma nei quali già tanti avevano dato la loro adesione al progetto che, a quelle terre, proponeva di dare nuova vita. Oggi, a pochi mesi di distanza da quei giorni, quel progetto è realtà. Si chiama ColtiViViamo, conta ormai 80 soci.  E non solo sta portando frutti sulle tavole del circondario, ma sta anche per esaudire quello che, fin dagli inizi, era stato annoverato fra i “desideri” più sentiti: creare occasioni di reddito integrativo per occupati a bassa remunerazione e di sostentamento per chi il lavoro non ce l’ha.

 
Mentre la vita dell’associazione si fa sempre più frenetica - basti  pensare che il gruppo ha raccolto in questi mesi quasi 2 ettari di terra, di cui ha cominciato a coltivarne circa la metà, a diversi tipi di coltura: la parte a ortaggi sta già dando notevoli risultati e le verdure vengono distribuite tra gli associati molti dei quali lavorano la terra, curano le piante e raccolgono i frutti, proprio come in un orto condiviso e solidale -, a partire da ieri a tutto questo si aggiungerà il tassello più importante. «Come associazione - spiega Pancrazio Bertaccini, uno degli ideatori del progetto  - abbiamo potuto promuovere un progetto di pubblica utilità, coinvolgendo enti pubblici e privati, grazie al quale sono state assunte 4 persone disoccupate che saranno impegnate nell’ambito agricolo-turistico alle porte della collina morenica, tra Roppolo, Viverone, Dorzano e Zimone». Un risultato importante per il gruppo, che fa anche attività di distribuzione ai consumatori e che offre le eccedenze a chiunque le richieda, chiedendo di contribuire all’autofinanziamento dell’associazione: «Abbiamo cominciato a pensare a questo progetto più di due anni fa  - chiarisce Bertaccini - con l’idea di recuperare una risorsa economica locale, e provare a creare nuove fonti di reddito, ma è da poco più di 6 mesi che siamo entrati nel vivo, e in questo breve periodo abbiamo già raggiunto risultati molto interessanti». «Stiamo riprendendo in mano le nostre vite per non rassegnarci a essere lavoratori senza lavoro e consumatori senza potere d’acquisto, ma per essere persone libere di poter scegliere cosa fare della propria vita», aggiunge Ettore Macchieraldo.