Latte, gli allevatori biellesi scrivono a Zaia

15 Ottobre 2009 ore 17:18

(15 ott) Allevatori biellesi sul piede di guerra: una ventina di aziende agricole, la cui economia si basa soprattutto sulla vendita di latte e cereali e che, di fronte alla corsa al ribasso dei prezzi e quella al rialzo dei costi di produzione, lamentano oggi una situazione non più sostenibile sono stati ricevuti nei giorni scorsi dal presidente della Provincia, Roberto Simonetti, e dall’assessore provinciale all’agricoltura, Guido Dellarovere,. Dal loro cahier de doléanceha preso sostanza una lettera che gli allevatori hanno inviato al ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, chiedendo “provvedimenti più ferrei e rapidi rispetto al problema dell’importazione, della moltiplicazione dei prezzi, dell’etichettatura dei prodotti”. Non solo, ma gli allevatori biellesi chiedono al ministro di “attivare azioni volte a combattere tutte quelle speculazioni che fanno moltiplicare il prezzo dalla produzione alla vendita” ed aggiungono “attualmente siamo con un prezzo in acconto che, come nell’annata precedente, verrà conguagliato a fine campagna, non sulle spese da noi sostenute, ma secondo i bilanci degli acquirenti”.
Un problema fondamentale perché, come sottolinea oggi lo stesso assessore Dellarovere «fino a che si continuerà a trovare in giro latte e derivati di dubbia provenienza ma a prezzi ultracompetitivi, la situazione resterà grave». Allevatori biellesi sul piede di guerra: una ventina di aziende agricole, la cui economia si basa soprattutto sulla vendita di latte e cereali e che, di fronte alla corsa al ribasso dei prezzi e quella al rialzo dei costi di produzione, lamentano oggi una situazione non più sostenibile sono stati ricevuti nei giorni scorsi dal presidente della Provincia, Roberto Simonetti, e dall’assessore provinciale all’agricoltura, Guido Dellarovere,. Dal loro cahier de doléanceha preso sostanza una lettera che gli allevatori hanno inviato al ministro dell’Agricoltura, Luca Zaia, chiedendo “provvedimenti più ferrei e rapidi rispetto al problema dell’importazione, della moltiplicazione dei prezzi, dell’etichettatura dei prodotti”. Non solo, ma gli allevatori biellesi chiedono al ministro di “attivare azioni volte a combattere tutte quelle speculazioni che fanno moltiplicare il prezzo dalla produzione alla vendita” ed aggiungono “attualmente siamo con un prezzo in acconto che, come nell’annata precedente, verrà conguagliato a fine campagna, non sulle spese da noi sostenute, ma secondo i bilanci degli acquirenti”.
Un problema fondamentale perché, come sottolinea oggi lo stesso assessore Dellarovere «fino a che si continuerà a trovare in giro latte e derivati di dubbia provenienza ma a prezzi ultracompetitivi, la situazione resterà grave».
Di più: se, domenica scorsa, a Sordevolo, 37 allevatori biellesi hanno aderito al progetto Italialleva dell’Aia (Associazione Italiana Allevatori) il quale, imponendo il rispetto di un protocollo rigoroso di filiera, garantisce, con un “bollino” finale, la qualità e origine del prodotto, è anche vero che la tracciabilità costituisce una questione ideale che, tuttavia, si interseca anche con quella concreta del prezzo del latte stesso.
«La GdO vende il latte dagli 80 centesimi in su al litro – dice Guido Dellarovere -. Ora, ad un contadino biellese il latte viene pagato 0,27 centesimi al litro. Se si raffronta questo dato con il prezzo del fieno per l’alimentazione dei bovini o con quello del gasolio agricolo, mi pare evidente come non sia remunerativo fare l’allevatore. Sono però convinto (e farò di questo un punto fondamentale della mia azione) che il consumatore sia disposto anche a pagare un po’ di più in cambio però della certezza del prodotto quale essa può derivare dalla tracciabilità».
Intanto, gli allevatori biellesi lamentano che il protrarsi di una situazione tale porterà molti di loro a chiudere presto le stalle per sempre.
Proprio il mercato non favorevole ha già infatti determinato uno stallo della situazione degli allevamenti in provincia di Biella nel 2008. Se il numero di bovini è calato dello 0,3%, gli ovini hanno subito un calo del 3,4%. In contrazione (-0,8%) si sono rivelate anche le produzioni foraggere.
«Richiamo l’attenzione sul fatto che noi dobbiamo puntare sulla creazione di una filiera corta, persuadendoci del fatto che proprio l’agricoltura costituisce per il Biellese una risorsa – aggiunge l’assessore -. Il margaro di oggi non è più quello di un tempo: a lui va data tutta quell’imprenditorialità necessaria per affrontare anche il mercato. Discorso difficile ma, con il tempo, non impossibile. In quanto alla questione del prezzo del latte, voglio battermi nell’interesse dei nostri allevatori, magari per arrivare anche alla creazione di un prezzo minimo provinciale del medesimo».
Le parole di Dellarovere sulla nuova cultura necessaria all’allevatore, sono condivise da Mario Martinetti, segretario della sezione biellese di Coldiretti Biella-Vercelli.
«Occorre creare una rete distributiva ampia – dice Martinetti -, magari implementando i farmer market. Poi, l’accento è da mettere sulla tracciabilità del nostro prodotto: non è la panacea ma un grande passo avanti».
Giovanni Orso
15 ottobre 2009

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