La terapia del dolore

La terapia del dolore
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A poco a poco, si sta rivelando la piaga della modernità. «Si chiama dolore cronico e accompagna lo scorrere dei giorni di chi ne soffre, rassegnato. Ma il dolore cronico, di qualsiasi tipo si tratti, non deve essere sopportato, bensì curato». È questo il messaggio che gli esperti biellesi hanno lanciato ieri in occasione della Giornata Nazionale del Sollievo. «Un messaggio che invita a non mollare, con la consapevolezza che la guarigione, spesso, non è un traguardo raggiungibile». Come fare, allora, per non arrendersi al dolore cronico?

Una malattia. Ne hanno ragionato insieme, in un convegno organizzato all’ospedale di Biella, Antonella Tedesco, coordinatrice del “Comitato Ospedale Territorio senza dolore” dell’Asl Bi, Marco Melotti, responsabile dell’ambulatorio di Terapia del dolore, e Patrizia Tempia, a capo della struttura di Psicologia clinica ospedaliera. È stata proprio Tempia, nel suo intervento, a sottolineare il legame tra il dolore cronico e la qualità della vita: «Non si tratta, infatti, soltanto di uno stimolo, ma di una malattia. E, come si fa con le malattie, si deve passare alla cura», ha spiegato.

I dati. Insomma, non è consigliabile trascurare il dolore cronico, anche alla luce dei numeri raccolti: sono 15 milioni gli italiani che ne soffrono, ogni giorno; 4 milioni i piemontesi. Questo perché, hanno fatto notare gli esperti, «le persone non si curano come dovrebbero. Il motivo? In generale, non esiste un’appropriata cultura del dolore volta alla cura, nel nostro Paese».

L’impatto sociale. Eppure, il dolore cronico ha effetti profondi e talvolta preoccupanti a livello sociale, come ha riportato Patrizia Tempia: «Il 17 per cento di chi lo patisce, perde il lavoro. Il 28 per cento sceglie di rinunciare a un incarico di responsabilità professionale, un 20 per cento arriva addirittura a cambiare occupazione; infine, a un 22 per cento viene diagnosticata la depressione». Il dolore cronico muta, infatti, anche il carattere di una persona: «Cambiano gli interessi, cresce l’inabilità lavorativa, avvengono cambiamenti relazionali. Per questo, è importante che chi soffre di dolore cronico riceva la giusta attenzione dei medici come dei familiari. Più il riposo e l’empatia sono alti, meno il dolore si accresce. Attenzione, invece, ad ansia, insonnia e rabbia». Oltre al dolore fisico, è utile sapere quindi che la percezione del male è dettata anche e soprattutto dalla sfera emozionale. Nessuno soffre, insomma, allo stesso modo: «La soglia di dolore varia a seconda dell’età, affacciandosi in media attorno ai 58 anni; del sesso, perché le donne, in realtà, soffrono di più; dal contesto di vita come da precedenti esperienze -ha concluso la dottoressa Tempia -. Di qualsiasi dolore si tratti, comunque, non va sopportato. Perché tutti hanno diritto a non soffrire e un nuovo modo di fare medicina, oggi, lo consente». Info Psicologia clinica ospedaliera, tra le 9 e le 12.30, allo 015/3503861.

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