L’a Pietro Buscaglia, ucciso da una valanga

30 Gennaio 2009 ore 18:47
Ucciso da una valanga, l’addio a Pietro Buscaglia
Commossa cerimonia funebre nel Duomo per il giovane
 
 

(11 dic) – E’ arrivata stamattina a Biella la salma di Pietro Buscaglia, 31 anni, travolto e ucciso da una slavina domenica mattina mentre era impegnato in un’escursione di scialpinismo nella Valle dell’Ubaye, sulle Alpi francesi dell’Alta Provenza, a quota 2400 metri, in compagnia di altri nove amici biellesi, tutti per fortuna rimasti illesi. L’addio al giovane, a meno di cambiamenti dell’ultima ora, dovrebbe tenersi nel pomeriggio, alle 14 e 30, nel Duomo di Biella. Il corteo funebre proseguirà poi per il cimitero di Mosso.
 

 

Ucciso da una valanga
funerale in Duomo
Oggi il funerale di Pietro Buscaglia, 31 anni


 


(11 dic) – Arriverà stamattina a Biella la salma di Pietro Buscaglia, 31 anni, travolto e ucciso da una slavina domenica mattina mentre era impegnato in un’escursione di scialpinismo nella Valle dell’Ubaye, sulle Alpi francesi dell’Alta Provenza, a quota 2400 metri, in compagnia di altri nove amici biellesi, tutti per fortuna rimasti illesi. L’addio al giovane, a meno di cambiamenti dell’ultima ora, dovrebbe tenersi nel pomeriggio, alle 14 e 30, nel Duomo di Biella. Il corteo funebre proseguirà poi per il cimitero di Mosso.
Laureato, dipendente da otto anni della ditta Ormezzano prodotti chimici di Gaglianico, Pietro Buscaglia non era uno sprovveduto. Sapeva bene cosa fare in qualunque circostanza. Conosceva e amava le montagne come pochi. E si faceva amare da tutti al punto che la sua scomparsa ha lasciato un grande vuoto nella Biella della gente di montagna, degli sciatori, degli alpini, degli amanti delle corse verso le cime e delle sfibranti competizioni di scialpinismo che lui ha affrontato decine di volte: chilometri e chilometri percorsi col cuore a mille lungo le vallate e sulle vette eterne, circondati da paesaggi da sogno.
Cosa sia accaduto domenica scorsa nella Valle dell’Ubaye è ancora materia di indagine da parte delle autorità francesi che hanno comunque concesso subito il nulla osta per il rimpatrio della salma. Secondo i giornali transalpini, la massa di ghiaccio e neve che ha ghermito Pietro e che lo ha trascinato per quei pochi ma fatali secondi  in mezzo a un bosco, era spessa almeno un metro, per un fronte complessivo di un centinaio di metri.
A dare una grossa mano agli inquirenti nella ricostruzione di quanto avvenuto in quel punto delle Alpi francesi, a due passi dalla provincia di Cuneo, è stato Luca Macchetto, 29 anni, di Biella, amico da sempre della vittima (è tra l’altro guida alpina della scuola d’alpinismo Tike Saab di Biella): «Sui particolari dell’incidente – precisa – preferisco per il momento non dire nulla fino a quando l’inchiesta non sarà chiusa. Purtroppo non ho potuto assistere direttamente alla tragedia in quanto ero più avanti di lui, mi trovavo più a valle rispetto al punto in cui si sono staccati i lastroni di ghiaccio. Avevo la visuale in parte coperta dagli alberi. Appena ho capito cos’era successo, mi sono subito precipitato in mezzo al bosco. Con altri due amici ci siamo subito messi a scavare e in cinque minuti siamo riusciti a estrarre il corpo dal manto nevoso. Abbiamo fatto in fretta, siamo stati perfetti, ma per Pietro, purtroppo,  non c’era più niente da fare. Poi è arrivato l’elicottero, i soccorsi sono stati rapidi e professionali. Ma è stato tutto inutile…».
I dieci amici si erano ritrovati il giorno prima in Valle Stura, provincia di Cuneo. L’intenzione era quella di trascorrere il ponte dell’Immacolata sulle Alpi francesi. L’ascesa, domenica all’alba, era andata bene. Nel gruppo dei biellesi c’era anche Caterina, la ragazza di Pietro. Erano tutti esperti, sapevano come comportarsi. Come prudenza in questi casi insegna, i dieci giovani erano distanziati l’uno dall’altro. Il fato ci ha però messo lo zampino.
Luca Macchetto ricorda così l’amico scomparso: «Era un ragazzo fantastico, solare, che  pensava più agli altri che a se stesso. Era amico di tutti. Uno come lui non poteva avere nemici, impossibile. Nessuno poteva trovare in Pietro qualcosa che non andasse. Era innamorato della montagna, della corsa in montagna, delle arrampicate, dell’alpinismo e dello scialpinismo. Adorava vivere all’aria aperta con gli amici. Appena aveva un momento libero lo trascorreva con le sue montagne. E la sera… non scorderò mai quant’erano piacevoli le serate trascorse in sua compagnia…».
Pietro Buscaglia era un grande esperto di montagna. Era tesserato per la società sportiva “La Bufarola” di Cossila San Grato e socio Cai. Era un alpino e partecipava a tutte le gare nazionali dell’Ana di scialpinismo. Figlio di Ezio, istruttore nazionale di scialpinismo e di Simonetta Mecco, in tanti se lo ricordano affrontare i tracciati più duri con accanto il fratello gemello Tommaso, medico sportivo della clinica Vialarda di Biella.

    
Tre belle immagini di Pietro Buscaglia durante una gita sulla vetta del Monte Bianco

Valter Caneparo

11 dicembre 2008

 

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