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La “guerra” dei bus: «Non si venda»

La “guerra” dei bus: «Non si venda»
Altro Biella Città, 14 Luglio 2016 ore 12:15

BIELLA - La decisione di mettere in vendita le quote di Atap da parte delle Province di Biella e di Vercelli sta creando un vero e proprio terremoto politico nel Biellese. Molti Comuni sembrano infatti in procinto di accodarsi alle due Province, per cedere le proprie azioni ad un eventuale acquirente. Ma c’è chi non è d’accordo. Come il sindaco di Sordevolo Riccardo Lunardon che in qualità di presidente dell’Unione Montana Valle Elvo spiega: «Sia per quanto riguarda l’Unione, sia per quanto concerne il mio Comune, non venderemo le quote. Perché il pubblico deve ancora far sentire la propria voce per salvaguardare un servizio primario come quello del trasporto e non fare cassa cedendo le azioni. Con che faccia potrei guardare i miei compaesani nel momento in cui venisse tagliata una linea che li interessa? Io voglio rimanere in Atap e difendere gli interessi della comunità». Una posizione che viene sottoscritta anche da Tony Filoni, di Mongrando, che ha già annunciato l’intenzione di tenere le quote di Atap. Per quanto concerne Biella nulla è ancora deciso. «Devo premettere - spiega il sindaco Marco Cavicchioli - che le Province non hanno deciso di vendere le quote, ma sono state obbligate. Una era in dissesto, l’altra ci sarebbe entrata nel caso in cui non avesse preso questa decisione. Per quanto riguarda Biella stiamo valutando il da farsi. Deteniamo il 6,5 per cento circa delle azioni che equivalgono a 1,8 milioni. Decideremo nell’interesse del Comune». Intanto a Palazzo Oropa l’opposizione ha chiesto l’audizione del presidente di Atap Rinaldo Chiola per martedì prossimo in consiglio. Il tutto non ci sarà per improrogabili impegni del presidente.

La bagarre politica  vede invece coinvolti il Pd e Lega Nord. Il segretario provinciale del Partito Democratico, Paolo Furia, in un lungo comunicato spiega: «Il PD è contrario ad una svendita dell’azienda. La Provincia sta scrivendo un bando che non svende le quote, che tutela il patrimonio, i servizi e i dipendenti. Poiché con buona pace di tutti la vendita delle quote è una strada obbligata, deve essere nostra responsabilità e cura di trovare possibili acquirenti in grado di gestire il servizio secondo le indicazioni che provegono dal pubblico, il quale rimane per legge il programmatore del servizio di trasporto pubblico locale». Dichiarazioni che hanno subito portato a una reazione da parte del segretario di Lega Nord Michele Mosca e del consigliere comunale Giacomo Moscarola: «Leggiamo di una clamorosa giravolta del segretario Furia in rappresentanza del Pd biellese. infatti, se fin dal 2014 i democratici attraverso comunicati stampa della segreteria e virgolettati del responsabile trasporti provinciale Marampon dichiaravano di essere contrari alla vendita delle azioni di Atap, richiedendo maggiore visione strategica e di voler chiarire alcuni aspetti fondamentali tra cui l’eventuale interessamento di altro soggetto pubblico - condividendo di fatto la linea esposta da Lega Nord - oggi, apprendiamo che qualcosa è mutato e la parola d’ordine è “vendere”».
Enzo Panelli

BIELLA - La decisione di mettere in vendita le quote di Atap da parte delle Province di Biella e di Vercelli sta creando un vero e proprio terremoto politico nel Biellese. Molti Comuni sembrano infatti in procinto di accodarsi alle due Province, per cedere le proprie azioni ad un eventuale acquirente. Ma c’è chi non è d’accordo. Come il sindaco di Sordevolo Riccardo Lunardon che in qualità di presidente dell’Unione Montana Valle Elvo spiega: «Sia per quanto riguarda l’Unione, sia per quanto concerne il mio Comune, non venderemo le quote. Perché il pubblico deve ancora far sentire la propria voce per salvaguardare un servizio primario come quello del trasporto e non fare cassa cedendo le azioni. Con che faccia potrei guardare i miei compaesani nel momento in cui venisse tagliata una linea che li interessa? Io voglio rimanere in Atap e difendere gli interessi della comunità». Una posizione che viene sottoscritta anche da Tony Filoni, di Mongrando, che ha già annunciato l’intenzione di tenere le quote di Atap. Per quanto concerne Biella nulla è ancora deciso. «Devo premettere - spiega il sindaco Marco Cavicchioli - che le Province non hanno deciso di vendere le quote, ma sono state obbligate. Una era in dissesto, l’altra ci sarebbe entrata nel caso in cui non avesse preso questa decisione. Per quanto riguarda Biella stiamo valutando il da farsi. Deteniamo il 6,5 per cento circa delle azioni che equivalgono a 1,8 milioni. Decideremo nell’interesse del Comune». Intanto a Palazzo Oropa l’opposizione ha chiesto l’audizione del presidente di Atap Rinaldo Chiola per martedì prossimo in consiglio. Il tutto non ci sarà per improrogabili impegni del presidente.

La bagarre politica  vede invece coinvolti il Pd e Lega Nord. Il segretario provinciale del Partito Democratico, Paolo Furia, in un lungo comunicato spiega: «Il PD è contrario ad una svendita dell’azienda. La Provincia sta scrivendo un bando che non svende le quote, che tutela il patrimonio, i servizi e i dipendenti. Poiché con buona pace di tutti la vendita delle quote è una strada obbligata, deve essere nostra responsabilità e cura di trovare possibili acquirenti in grado di gestire il servizio secondo le indicazioni che provegono dal pubblico, il quale rimane per legge il programmatore del servizio di trasporto pubblico locale». Dichiarazioni che hanno subito portato a una reazione da parte del segretario di Lega Nord Michele Mosca e del consigliere comunale Giacomo Moscarola: «Leggiamo di una clamorosa giravolta del segretario Furia in rappresentanza del Pd biellese. infatti, se fin dal 2014 i democratici attraverso comunicati stampa della segreteria e virgolettati del responsabile trasporti provinciale Marampon dichiaravano di essere contrari alla vendita delle azioni di Atap, richiedendo maggiore visione strategica e di voler chiarire alcuni aspetti fondamentali tra cui l’eventuale interessamento di altro soggetto pubblico - condividendo di fatto la linea esposta da Lega Nord - oggi, apprendiamo che qualcosa è mutato e la parola d’ordine è “vendere”».
Enzo Panelli