Altro

La grandine flagella le viti del Gattinara

La grandine flagella le viti del Gattinara
Altro Grande Biella, 03 Giugno 2016 ore 13:43

«Due ore dopo la grandinata c’erano ancora 20 centimetri in vigneto. Un disastro, sarà difficile quantificare i danni, comunque gravissimi». Parlano a una sola voce i viticoltori di Brusnengo e Gattinara, colpiti martedì da una violenta grandinata che nel tardo pomeriggio si è protratta per venti minuti, colpendo a macchia di leopardo i vigneti nella conca dove si producono le uve che originano uno dei vini storici e più apprezzati del Piemonte, il Gattinara.
La primavera 2016 si conclude all’insegna di «ripetuti allarmi nelle campagne del Nord Ovest  - fa notare Coldiretti - per le ondate di maltempo che, pur annunciate, hanno portato in questi giorni forti temporali accompagnati da fulmini e dalla grandine che è la calamità più temuta dagli agricoltori in questa stagione perché provoca danni irreparabili alle coltivazioni vanificando il lavoro di un intero anno, con effetti dal punto di vista economico e occupazionale».
Come confermano i dati regionali (Settore programmazione e coordinamento sviluppo rurale e agricoltura sostenibile) relativi al 2015, la viticoltura in provincia di Biella  conta 294 ettari di superficie, cui vanno aggiunti i 208 della provincia di Vercelli, quasi tutti in produzione: la produzione totale è rispettivamente di 31.960  e 11.058  quintali. Il sesto censimento (2010) generale dell’agricoltura rilevava 437 aziende con superfici vitate in provincia di Biella e 246 in provincia di Vercelli. 
«Nel nostro Paese, ogni anno - riferisce la Coldiretti - cadono più di 600mila fulmini e la maggioranza di quelli che si abbattono sugli edifici danneggiando soprattutto i campanili e le guglie mentre all’aperto è bene stare lontano dagli alberi. Preoccupazione anche nelle campagne si trovano in piena stagione produttiva per cereali, frutta e verdure mature che gli agricoltori sono impegnati a raccogliere all’aperto. Il repentino capovolgersi del tempo è una conferma dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano anche nel nostro territorio con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate anche da grandine con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni - continua la Coldiretti - ha subito danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo». «Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili – conclude Coldiretti Vercelli Biella - diventa sempre più importante il crescente ricorso all’assicurazione quale strumento per la migliore gestione del rischio».

A flagellare le coltivazioni vitivinicole, in ogni caso, non ci pensa solo il maltempo. Nel solo Biellese sono ben 14 i Comuni (Brusnengo, Candelo, Cavaglià, Cossato, Dorzano, Gaglianico, Lessona, Masserano, Mottalciata, Roppolo, Salussola, Sostegno, Villa del Bosco, Viverone) che, secondo le disposizioni 2016, sono classificati come focolaio della temibile flavescenza dorata della vite. Tutti gli altri Comuni della provincia, invece, vengono classificati come “zone indenni particolarmente a rischio”.
E’ dunque un pericolo concreto, per il territorio, quello rappresentato da questa  fitoplasmosi, appartenente al gruppo dei giallumi della vite, che d’estate colpisce le piante conferendo un aspetto anomalo alle foglie e ai grappoli e inducendo un generale squilibrio delle attività della pianta. Le normative regionali in materia sono piuttosto rigide. E prevedono, nelle zone focolaio, l’obbligo dopo ogni trattamento insetticidi asportare la vegetazione s che mostra sintomi di malattia o “capitozzare” le piante, senza attendere la vendemmia. In inverno si impone invece di estirpare le ceppaie, comprese le radici.
«In qualsiasi tipo di zona - fa poi sapere Palazzo Lascaris -, comprese le zone indenni particolarmente a rischio, nel caso di superfici vitate abbandonate, trascurate o viti inselvatichite dove non esistano le condizioni per effettuare un efficace controllo del vettore, è obbligatorio l’estirpo di tutte le viti o dell’intero appezzamento». Economicamente pesanti le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi.
Veronica Balocco

«Due ore dopo la grandinata c’erano ancora 20 centimetri in vigneto. Un disastro, sarà difficile quantificare i danni, comunque gravissimi». Parlano a una sola voce i viticoltori di Brusnengo e Gattinara, colpiti martedì da una violenta grandinata che nel tardo pomeriggio si è protratta per venti minuti, colpendo a macchia di leopardo i vigneti nella conca dove si producono le uve che originano uno dei vini storici e più apprezzati del Piemonte, il Gattinara.
La primavera 2016 si conclude all’insegna di «ripetuti allarmi nelle campagne del Nord Ovest  - fa notare Coldiretti - per le ondate di maltempo che, pur annunciate, hanno portato in questi giorni forti temporali accompagnati da fulmini e dalla grandine che è la calamità più temuta dagli agricoltori in questa stagione perché provoca danni irreparabili alle coltivazioni vanificando il lavoro di un intero anno, con effetti dal punto di vista economico e occupazionale».
Come confermano i dati regionali (Settore programmazione e coordinamento sviluppo rurale e agricoltura sostenibile) relativi al 2015, la viticoltura in provincia di Biella  conta 294 ettari di superficie, cui vanno aggiunti i 208 della provincia di Vercelli, quasi tutti in produzione: la produzione totale è rispettivamente di 31.960  e 11.058  quintali. Il sesto censimento (2010) generale dell’agricoltura rilevava 437 aziende con superfici vitate in provincia di Biella e 246 in provincia di Vercelli. 
«Nel nostro Paese, ogni anno - riferisce la Coldiretti - cadono più di 600mila fulmini e la maggioranza di quelli che si abbattono sugli edifici danneggiando soprattutto i campanili e le guglie mentre all’aperto è bene stare lontano dagli alberi. Preoccupazione anche nelle campagne si trovano in piena stagione produttiva per cereali, frutta e verdure mature che gli agricoltori sono impegnati a raccogliere all’aperto. Il repentino capovolgersi del tempo è una conferma dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano anche nel nostro territorio con ripetuti sfasamenti stagionali ed eventi estremi anche con il rapido passaggio dalla siccità all’alluvione, precipitazioni brevi e violente accompagnate anche da grandine con pesanti effetti sull’agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni - continua la Coldiretti - ha subito danni per 14 miliardi di euro a causa delle bizzarrie del tempo». «Di fronte al ripetersi di queste situazioni imprevedibili – conclude Coldiretti Vercelli Biella - diventa sempre più importante il crescente ricorso all’assicurazione quale strumento per la migliore gestione del rischio».

A flagellare le coltivazioni vitivinicole, in ogni caso, non ci pensa solo il maltempo. Nel solo Biellese sono ben 14 i Comuni (Brusnengo, Candelo, Cavaglià, Cossato, Dorzano, Gaglianico, Lessona, Masserano, Mottalciata, Roppolo, Salussola, Sostegno, Villa del Bosco, Viverone) che, secondo le disposizioni 2016, sono classificati come focolaio della temibile flavescenza dorata della vite. Tutti gli altri Comuni della provincia, invece, vengono classificati come “zone indenni particolarmente a rischio”.
E’ dunque un pericolo concreto, per il territorio, quello rappresentato da questa  fitoplasmosi, appartenente al gruppo dei giallumi della vite, che d’estate colpisce le piante conferendo un aspetto anomalo alle foglie e ai grappoli e inducendo un generale squilibrio delle attività della pianta. Le normative regionali in materia sono piuttosto rigide. E prevedono, nelle zone focolaio, l’obbligo dopo ogni trattamento insetticidi asportare la vegetazione s che mostra sintomi di malattia o “capitozzare” le piante, senza attendere la vendemmia. In inverno si impone invece di estirpare le ceppaie, comprese le radici.
«In qualsiasi tipo di zona - fa poi sapere Palazzo Lascaris -, comprese le zone indenni particolarmente a rischio, nel caso di superfici vitate abbandonate, trascurate o viti inselvatichite dove non esistano le condizioni per effettuare un efficace controllo del vettore, è obbligatorio l’estirpo di tutte le viti o dell’intero appezzamento». Economicamente pesanti le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi.
Veronica Balocco

Seguici sui nostri canali