Kyle Johnson si presenta da numero 1: “Punti e rimbalzi, sono pronto ad aiutare l’Angelico in questo finale di stagione”

Kyle Johnson si presenta da numero 1: “Punti e rimbalzi, sono pronto ad aiutare l’Angelico in questo finale di stagione”
26 Marzo 2015 ore 17:10

Sorriso aperto, atteggiamento umile ed allo stesso tempo determinato.

In questo modo si presenta il nuovo acquisto dell’Angelico Biella Kyle Johnson alla stampa.

Qualcuno di noto ai tifosi rossoblu, un certo Kieron Achara, ex giocatore rossoblu e compagno di Johnson ai giochi Olimpici nel 2012, gli ha parlato della sua nuova squadra.

«Kieron ed io – esordisce con un pizzico di timidezza la guardia – siamo molto amici e ci sentiamo spesso, lui è come un fratello più grande. Mi ha spiegato che a Biella l’ambiente è ottimo, si sta molto bene. Infatti la mia prima impressione è stata proprio questa: il coach, i compagni nuovi di squadra e tutto lo staff mi hanno accolto nel migliore dei modi. E poi i tifosi mi hanno inviato tanti messaggi di benvenuto tramite i social network. Insomma, tutte le persone mi hanno riservato un bell’approccio. Dimenticavo, Kieron mi ha detto di salutare tutti, dallo staff ai tifosi».

Johnson, classe 1988, è una guardia canadese, naturalizzato britannico (padre del Regno Unito, madre giamaicana), e dopo un passaggio all’Apoel Nicosia in Grecia nel 2011, è arrivato in Italia, giocando con Montegranaro nella massima serie, Ferentino in A2 e poi nuovamente in A1 con Cremona.

Grazie al suo passaporto britannico ha indossato i colori della Nazionale  della Gran Bretagna, disputando sia gli Europei nel 2011, sia le Olimpiadi nel 2012.

E dopo avere vestito in Canada la maglia del Brampton A’s nel campionato di vertice, ora approda a Biella a sostituire Alan Voskuil, (che verrà operato alle caviglie sabato dal professor Castelli) anche se le sue caratteristiche sono differenti dall’implacabile cecchino dal passaporto danese.

Ma come si descrive Kyle Johnson?

«Sono un giocatore che lavora sodo – e posso fare un po’ di tutto: tirare, segnare, difendere, andare a rimbalzo e sono competitivo. Sicuramente il tiro ed i rimbalzi sono tra le mie caratteristiche peculiari.».

E che cosa si aspetta la società dal neo acquisto?

«Vogliono che mostri in campo quello che so fare e che aiuti i miei nuovi compagni in questa seconda parte di stagione. Ed io farò di tutto per riuscirci, cercando di vincere insieme a loro tutte le partite. Tra l’altro ho seguito il campionato di serie A ed anche A2 ed ho visto anche le ultime partite giocate dall’Angelico Biella e quindi conosco il livello di questa serie».

E Biella se la ricordava da avversario, nel campionato 2012-2013, quando militava nella squadra di Montegranaro ed era venuto a giocare proprio al Forum.

«Mi ritorna in mente il grande tifo dei sostenitori avversari e quanto questo campo fosse ostico e difficile da affrontare».

E quando qualcuno prova a fare dei paragoni con Alan Voskuil, Johnson gentilmente, ma con fermezza, ribadisce il suo pensiero:

«Alan, che è un gran giocatore, è Alan, ed io sono io, con le mie specifiche caratteristiche. Sono certo che i tifosi sapranno apprezzarmi. Questa è una ottima occasione per mettermi in mostra e giocare in una squadra competitiva».

Ma cosa si ricorda della sua permanenza in Italia la guardia?

«Mi rammento i sostenitori molto caldi e passionali, la gente aperta e la vostra incredibile cultura. E poi nei team dove ho giocato c’era molta unione e spirito di squadra».

Perché Johnson ha scelto la canotta numero uno per giocare?

«Con Ferentino indossavo la 15, ma questo numero è già di BJ Raymond, con Brampton A’s avevo il 5 e per rispetto nei loro confronti non l’ho chiesto. E la scelta è ricaduta sul numero uno, che usavo quando giocavo in High School e che mi dava molta sicurezza».

Ma quali avversari ha patito maggiormente sul campo di gioco? E quale è il suo modello?

La sua risposta potrebbe essere uguale alla maggior parte dei giocatori americani  che militano in Nba …

«Sicuramente LeBron James alle Olimpiadi nel 2012. Non ero io a marcarlo nello specifico, ma ricordo le difficoltà quando ho affrontato lui ed i suoi compagni. Sono momenti e ricordi che mi resteranno impressi per sempre. Invece un giocatore che stimo molto e che considero un vero esempio è Kobe Bryant».

Sente parlare in italiano e spiega, diversamente dalla maggior parte degli atleti americani, che gli piacerebbe parlare la lingua italiana, della quale conosce solamente alcune parole.

Chissà, forse avrà tutto il tempo per riuscirci …

Marta Coda Luchina

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