«Io, ostaggio dei cinghiali»

«Io, ostaggio dei cinghiali»
27 Aprile 2017 ore 13:24

CERRIONE – Per Ivano Cugerone, 59 anni, una vita trascorsa sui campi di Cerrione,  è probabilmente l’annata peggiore di sempre. A Cascina Girello, lungo la strada che porta a Salussola, c’è tutto quel che in tanti anni ha saputo creare. «Era un’azienda piccolina, partita dal nulla  – racconta sospinto dall’orgoglio -. Poi le cose sono diventate sempre più grandi. Ed ora eccoci qui». Già. Eccolo qui: tra gli 80 ettari in conduzione a mais e gli altri 80 dedicati ad altri seminativi, dal grano alla colza, sino alla soia e al prato. Una realtà robusta, che Cugerone manda avanti con l’aiuto di due dipendenti fissi e un saltuario, «tutti – ci tiene a sottolinearlo – rigorosamente in regola». Ma i bei tempi dei raccolti sereni di qualche lustro fa, nonostante qui si respiri profumo di crescita, sono un lontano ricordo. E da anni, ormai, da queste parti la vita si è fatta dura.
Neppure Cugerone, con tutta la sua voglia di fare, è stato risparmiato: «I danni da fauna selvatica si fanno sempre più gravi. Vivo una situazione critica», ammette. E in questi giorni già martoriati da un gelo che non ha avuto pietà, costringendo a svariate risemine, il dolore per lo stillicidio selvatico si fa ancora più forte: «Non ne posso più – spiega l’agricoltore, stretto tra rabbia e tristezza -. Se va avanti così, temo che sarò costretto a chiudere l’attività».

A chiarire i contorni di un quadro che non si ferma tra le mura di Cascina Girotto, e che con la sua devastazione dilaga ormai su tutto il territorio provinciale, è il segretario dei Contadini Cia, Gianfranco Fasanino. «Comprendo le difficoltà in cui versa Cugerone. E mi unisco alla denuncia – chiarisce -. La situazione dei danneggiamenti alle colture agricole da parte della fauna selvatica in provincia è infatti in continuo peggioramento. E non è più possibile tacere». Secondo gli ultimi dati,  i danni nei primi mesi del 2017 , rispetto allo stesso periodo del 2016, «sono decuplicati», puntualizza il segretario. «Gli agricoltori – fa notare – non ne possono più e si sentono presi per i fondelli da una serie di lacci e lacciuoli, che da un lato pongono limiti  alla possibilità di un preventivo controllo numerico della selvaggina, e dall’altro tramite norme assurde riducono fortemente il rimborso dei danni subiti. Impossibile, ad esempio, non pensare all’aberrazione dell’inserimento dei danni da selvaggina tra i contributi soggetti al “de minimis”».

Cugerone, alla sola parola “de minimis”, quasi sorride. «Gli indennizzi una volta potevano coprire buona parte dei danni – spiega -, anche se stiamo ancora attendendo gli arretrati di qualche anno fa. Ma oggi, con le nuove regole, le cose si sono fatte davvero difficili. Con i soli danni di quest’anno, ad esempio, il plafond del “de minimis” me lo sono già mangiato. Pensi un po’». D’altro canto è una situazione senza precedenti, quella del 2017. Almeno a sentire l’agricoltore: «I danni sono molti di più rispetto agli anni scorsi, non c’è paragone – fa notare -. L’Atc negli anni scorsi aveva messo un filo elettrico per limitare la discesa dei cinghiali dalla collina, ma quest’ anno  non è più stato ripristinato. E questo ha aggravato di molto le cose». Capirne le ragioni è difficile. Ma Cugerone non è rimasto certo con le mani in mano. «Ho chiesto di intervenire più volte, ma c’era sempre una scusa: una volta mancavano 50 metri di filo elettrico nuovo per sostituire l’usurato, poi non c’era chi doveva ripristinare. Insomma: non si capisce». Risultato è che «ad oggi ho già riseminato circa un ettaro e mezzo di mais , ma almeno altrettanto deve ancora essere fatto. Il tutto – lamenta Cugerone – senza costrutto, perchè appena finito i cinghiali riprendono a distruggere. Vuole un dato? Attualmente il danno economico è di almeno 5mila euro. E a ciò si aggiunge che il raccolto non sarà più lo stesso nè quantitativamente  nè qualitativamente».
Guardare avanti, in una situazione del genere, non è facile. «Se continua così è evidente che sarò costretto a chiudere l’attività – ammette l’agricoltore -. Se ad aprile ho già bruciato tutto il “de minimis” dell’anno per i danni subiti alla semina del mais , gli altri danni non mi verranno più rimborsati». E sperare che i porcastri si estinguano, o almeno si riducano, pare ormai un’utopia: «Non oso più nemmeno sperare che la situazione migliori – conclude Cugerone -. Mi sono state fatte molte promesse da parte dei cacciatori, ma poi, anche per dissidi, poco  o niente è stato fatto».
Veronica Balocco

CERRIONE – Per Ivano Cugerone, 59 anni, una vita trascorsa sui campi di Cerrione,  è probabilmente l’annata peggiore di sempre. A Cascina Girello, lungo la strada che porta a Salussola, c’è tutto quel che in tanti anni ha saputo creare. «Era un’azienda piccolina, partita dal nulla  – racconta sospinto dall’orgoglio -. Poi le cose sono diventate sempre più grandi. Ed ora eccoci qui». Già. Eccolo qui: tra gli 80 ettari in conduzione a mais e gli altri 80 dedicati ad altri seminativi, dal grano alla colza, sino alla soia e al prato. Una realtà robusta, che Cugerone manda avanti con l’aiuto di due dipendenti fissi e un saltuario, «tutti – ci tiene a sottolinearlo – rigorosamente in regola». Ma i bei tempi dei raccolti sereni di qualche lustro fa, nonostante qui si respiri profumo di crescita, sono un lontano ricordo. E da anni, ormai, da queste parti la vita si è fatta dura.
Neppure Cugerone, con tutta la sua voglia di fare, è stato risparmiato: «I danni da fauna selvatica si fanno sempre più gravi. Vivo una situazione critica», ammette. E in questi giorni già martoriati da un gelo che non ha avuto pietà, costringendo a svariate risemine, il dolore per lo stillicidio selvatico si fa ancora più forte: «Non ne posso più – spiega l’agricoltore, stretto tra rabbia e tristezza -. Se va avanti così, temo che sarò costretto a chiudere l’attività».

A chiarire i contorni di un quadro che non si ferma tra le mura di Cascina Girotto, e che con la sua devastazione dilaga ormai su tutto il territorio provinciale, è il segretario dei Contadini Cia, Gianfranco Fasanino. «Comprendo le difficoltà in cui versa Cugerone. E mi unisco alla denuncia – chiarisce -. La situazione dei danneggiamenti alle colture agricole da parte della fauna selvatica in provincia è infatti in continuo peggioramento. E non è più possibile tacere». Secondo gli ultimi dati,  i danni nei primi mesi del 2017 , rispetto allo stesso periodo del 2016, «sono decuplicati», puntualizza il segretario. «Gli agricoltori – fa notare – non ne possono più e si sentono presi per i fondelli da una serie di lacci e lacciuoli, che da un lato pongono limiti  alla possibilità di un preventivo controllo numerico della selvaggina, e dall’altro tramite norme assurde riducono fortemente il rimborso dei danni subiti. Impossibile, ad esempio, non pensare all’aberrazione dell’inserimento dei danni da selvaggina tra i contributi soggetti al “de minimis”».

Cugerone, alla sola parola “de minimis”, quasi sorride. «Gli indennizzi una volta potevano coprire buona parte dei danni – spiega -, anche se stiamo ancora attendendo gli arretrati di qualche anno fa. Ma oggi, con le nuove regole, le cose si sono fatte davvero difficili. Con i soli danni di quest’anno, ad esempio, il plafond del “de minimis” me lo sono già mangiato. Pensi un po’». D’altro canto è una situazione senza precedenti, quella del 2017. Almeno a sentire l’agricoltore: «I danni sono molti di più rispetto agli anni scorsi, non c’è paragone – fa notare -. L’Atc negli anni scorsi aveva messo un filo elettrico per limitare la discesa dei cinghiali dalla collina, ma quest’ anno  non è più stato ripristinato. E questo ha aggravato di molto le cose». Capirne le ragioni è difficile. Ma Cugerone non è rimasto certo con le mani in mano. «Ho chiesto di intervenire più volte, ma c’era sempre una scusa: una volta mancavano 50 metri di filo elettrico nuovo per sostituire l’usurato, poi non c’era chi doveva ripristinare. Insomma: non si capisce». Risultato è che «ad oggi ho già riseminato circa un ettaro e mezzo di mais , ma almeno altrettanto deve ancora essere fatto. Il tutto – lamenta Cugerone – senza costrutto, perchè appena finito i cinghiali riprendono a distruggere. Vuole un dato? Attualmente il danno economico è di almeno 5mila euro. E a ciò si aggiunge che il raccolto non sarà più lo stesso nè quantitativamente  nè qualitativamente».
Guardare avanti, in una situazione del genere, non è facile. «Se continua così è evidente che sarò costretto a chiudere l’attività – ammette l’agricoltore -. Se ad aprile ho già bruciato tutto il “de minimis” dell’anno per i danni subiti alla semina del mais , gli altri danni non mi verranno più rimborsati». E sperare che i porcastri si estinguano, o almeno si riducano, pare ormai un’utopia: «Non oso più nemmeno sperare che la situazione migliori – conclude Cugerone -. Mi sono state fatte molte promesse da parte dei cacciatori, ma poi, anche per dissidi, poco  o niente è stato fatto».
Veronica Balocco

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