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«Io, nel mezzo del tragitto degli attentati»

«Io, nel mezzo del tragitto degli attentati»
Altro 24 Marzo 2016 ore 11:54

Un attacco al cuore di un’Europa che si sgretola politicamente e che martedì si è risvegliata sotto le macerie, scoprendosi vulnerabile come non lo era mai stata. Tra i tanti italiani presenti nella capitale europea il giorno dell’attentato, c’era anche il biellese Cosimo Serralunga, 25 anni (nella foto con la fidanzata Giulia Forgnone, anche lei fino a due giorni fa nella capitale belga), che vive a Bruxelles dove lavora nella sede europea della Toyota.

«Quando ho saputo delle prime esplosioni stavo già andando al lavoro, - racconta Cosimo - ho quindi evitato di prendere l’autobus che va all’aeroporto (la Toyota si trova alla fermata prima dello scalo belga, ndr) ma per raggiungere il tram, mezzo alternativo, ho dovuto prendere la metro a Schuman, la stazione prima di Maelbeek, meno di un’ora prima dell’esplosione». Inizialmente si sapeva poco, «pensavo, o forse speravo, che l’incidente dell’aeroporto non fosse troppo grave». Ma alla fermata del tram, i presenti già iniziavano a percepire l’entità

dell’accaduto. «Aspettando molto più del solito, vedendo tutte le macchine della polizia e dei soccorsi passare – racconta ancora Cosimo -, ho capito che era successo qualcosa di grave».

Poco dopo le nove del mattino, alla stazione della metro di Maelbeek, scoppia il terzo ordigno. «Sono arrivato in ufficio, dopo un viaggio in tram surreale - continua Cosimo - la situazione era caotica: tutti erano al telefono con amici, familiari e colleghi che non erano ancora giunti sul posto di lavoro». Per fortuna nessuno dei conoscenti del ragazzo biellese è rimasto coinvolto negli attentati. L’ordine delle autorità, però, li ha costretti a rimanere “bloccati” in ufficio fino a sera. «Fortunatamente - aggiunge Cosimo -, lavorando in un’azienda automobilistica, abbiamo avuto la possibilità di utilizzare mezzi aziendali per raggiungere le nostre abitazioni. Altrimenti sarebbe stato parecchio complicato. La città era completamente bloccata». Il biellese sarebbe dovuto tornare oggi a Biella per le vacanze di Pasqua, ma sta già valutando soluzioni alternative: «Dubito che l’aeroporto sarà già attivo in meno di due giorni». E, infatti, per tutta la giornata di oggi lo scalo sarà ancora chiuso al traffico aereo. Le forti misure di sicurezza imposte dopo le stragi di Parigi avevano reso la vita difficile in questi mesi nella capitale belga. «I soldati presidiavano tutti i palazzi istituzionali e il clima non si è mai rilassato, e neppure l’arresto a Maelbeek, di Salah Abdeslam (il ricercato più “famoso” d’Europa, ndr), ha portato ad un miglioramento della situazione. Fino al messaggio lanciato dai terroristi martedì che ha confermato le tante insicurezze che si respiravano e messo a nudo la preparazione della polizia belga che non mi è sembrata all’altezza della situazione».

Luca Rondi

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 24 marzo 2016 

Un attacco al cuore di un’Europa che si sgretola politicamente e che martedì si è risvegliata sotto le macerie, scoprendosi vulnerabile come non lo era mai stata. Tra i tanti italiani presenti nella capitale europea il giorno dell’attentato, c’era anche il biellese Cosimo Serralunga, 25 anni (nella foto con la fidanzata Giulia Forgnone, anche lei fino a due giorni fa nella capitale belga), che vive a Bruxelles dove lavora nella sede europea della Toyota.

«Quando ho saputo delle prime esplosioni stavo già andando al lavoro, - racconta Cosimo - ho quindi evitato di prendere l’autobus che va all’aeroporto (la Toyota si trova alla fermata prima dello scalo belga, ndr) ma per raggiungere il tram, mezzo alternativo, ho dovuto prendere la metro a Schuman, la stazione prima di Maelbeek, meno di un’ora prima dell’esplosione». Inizialmente si sapeva poco, «pensavo, o forse speravo, che l’incidente dell’aeroporto non fosse troppo grave». Ma alla fermata del tram, i presenti già iniziavano a percepire l’entità

dell’accaduto. «Aspettando molto più del solito, vedendo tutte le macchine della polizia e dei soccorsi passare – racconta ancora Cosimo -, ho capito che era successo qualcosa di grave».

Poco dopo le nove del mattino, alla stazione della metro di Maelbeek, scoppia il terzo ordigno. «Sono arrivato in ufficio, dopo un viaggio in tram surreale - continua Cosimo - la situazione era caotica: tutti erano al telefono con amici, familiari e colleghi che non erano ancora giunti sul posto di lavoro». Per fortuna nessuno dei conoscenti del ragazzo biellese è rimasto coinvolto negli attentati. L’ordine delle autorità, però, li ha costretti a rimanere “bloccati” in ufficio fino a sera. «Fortunatamente - aggiunge Cosimo -, lavorando in un’azienda automobilistica, abbiamo avuto la possibilità di utilizzare mezzi aziendali per raggiungere le nostre abitazioni. Altrimenti sarebbe stato parecchio complicato. La città era completamente bloccata». Il biellese sarebbe dovuto tornare oggi a Biella per le vacanze di Pasqua, ma sta già valutando soluzioni alternative: «Dubito che l’aeroporto sarà già attivo in meno di due giorni». E, infatti, per tutta la giornata di oggi lo scalo sarà ancora chiuso al traffico aereo. Le forti misure di sicurezza imposte dopo le stragi di Parigi avevano reso la vita difficile in questi mesi nella capitale belga. «I soldati presidiavano tutti i palazzi istituzionali e il clima non si è mai rilassato, e neppure l’arresto a Maelbeek, di Salah Abdeslam (il ricercato più “famoso” d’Europa, ndr), ha portato ad un miglioramento della situazione. Fino al messaggio lanciato dai terroristi martedì che ha confermato le tante insicurezze che si respiravano e messo a nudo la preparazione della polizia belga che non mi è sembrata all’altezza della situazione».

Luca Rondi

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 24 marzo 2016