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Il superstite: "Presi in giro...Che rabbia"

Il superstite: "Presi in giro...<BR>Che rabbia"
Altro Grande Biella, 23 Luglio 2012 ore 12:57

Adriano Bertaglia non dimentica. E infatti ha intrapreso contro la Costa Crociere un’azione legale per un adeguato risarcimento dopo la tragedia del gennaio scorso. Sabato s’è aperto il processo, al Tribunale di Grosseto, subito rinviato.

La rabbia. «Immediatamente ci promisero 14 mila euro a persona - spiega Bertaglia, ex impiegato comunale a Biella, molto conosciuto per la sua passione per il rugby e per il basket -. Una cifra che poteva stare bene sia a me sia a mia moglie, come compensazione per le valigie e gli effetti personali smarriti e come risarcimento per quanto passato in quella notte drammatica... Pochi giorni dopo, però, è saltato fuori che i soldi erano molti meno, visto che certi moduli dovevano essere firmati e spediti entro ventiquattro ore dall’incidente... Figuriamoci! Noi non eravamo ancora tornati a casa... Da qui il senso di presa in giro e la rabbia per essere stati trattati come stupidi. Io non voglio speculare sulla disgrazia che s’è verificata. Io e mia moglie ci siamo salvati e tante, troppe, persone, invece, hanno perso la vita. Io sono tornato a casa sano e salvo e posso raccontare quanto avvenuto. E va bene così. Però che mi si prenda in giro non mi sta bene. Ecco perché attraverso il Codacons di Roma ho aderito ad un’azione legale contro la Costa Crociere».

Futuro. «Gli avvocati ci hanno detto che i tempi saranno lunghi - aggiunge Bertaglia, che andò in crociera con degli amici, biellesi -. Ma sono ottimista. La Costa Crociere fa capo all’americana “Carnival”. E in America, mi hanno assicurato i legali, per certe questioni, sono ben più rapidi rispetto all’Italia. Staremo a vedere. All’apertura del processo a Grosseto non sono andato perché era nell’aria che l’udienza sarebbe stata rinviata, ma altri biellesi erano presenti». Notte maledetta. «Io e mia moglie siamo vivi per miracolo - dice Bertaglia -. Salimmo sul penultimo gommone che venne messo in acqua. Non ci giurerei, ma credo che molte delle vittime furono tra le persone che erano in coda dietro di noi. Che dire? Subito non ebbi paura. L’adrenalina aveva il sopravvento. Certo il caos era totale. Personale e ufficiali erano scappati, chissà dove... Qualche aiuto lo davano i cuochi, gli inserviente o i musicisti dell’orchestra... Parlando in inglese... Terribile! E poi il ritardo nell’annuncio della disgrazia. L’iniziale ipocrisia: tutto a posto, è solo un problema di luci... La verità? Siamo stati abbandonati».

Al Giglio. «Solo una volta arrivato sull’isola - conclude Bertaglia - mi sono reso conto di cosa avevo rischiato. Vedendo la nave inclinata in mare, ho avuto una paura che ancora oggi mi mette i brividi».

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