Il re del lusso Loro Piana: «Rifarei tutto, potrei lasciare»

Il re del lusso Loro Piana: «Rifarei tutto, potrei lasciare»
Altro 16 Maggio 2016 ore 12:33

BORGOSESIA - Il filo che lega il regno della qualità totale Loro Piana parte da Roccapietra a Varallo, scende a Quarona, tocca Ghemme, Romagnano Sesia, Sillavengo e si allunga nel Biellese. In questo angolo di Valsesia che odora di montagna, colorato di un verde intenso nella primavera bagnata di pioggia e dove lo sguardo si spinge lontano, accompagnato dalle acque di ghiaccio della Sesia frutto del Monte Rosa, con le quali i tessuti finissimi e morbidissimi della maison vengono trattati nei finissaggi delicati delle fabbriche dell’azienda, si respira aria di tradizione nel  lusso made in Italy al cubo. Negli show room di Romagnano e dell’head quartier di Quarona da tre anni si parla anche francese.  Il giovane amministratore delegato - Matthieu Brisset - del brand italiano, che Lvmh nel 2013  ha rilevato  per 2 miliardi di euro, chiacchiera coi giornalisti d’Oltralpe in visita, il vicepresidente e anima dell’azienda Pier Luigi Loro Piana “recita” la parte nell’intervista concessa a Bloomberg. Tra pochi giorni, per la prima volta nella storia, e nell’ambito della nuova edizione delle Journées Particulières Lvmh del 20, 21 e 22 maggio Loro Piana aprirà le porte del suo stabilimento di Roccapietra al pubblico: i 200 posti sono andati via in un lampo. «Una bella iniziativa nello stile della casa», confida “Pigi” Loro Piana in doppio petto blu mare in lana e lino ritorti in seta, seduto nel salotto della sua bella dimora sopra Borgosesia.

Che cosa vuol dire oggi  Loro Piana?

«Essere un marchio di prodotti di lusso che  garantisce la qualità, che ha una sua personalità e un Dna rivolto alla ricerca della qualità estrema».

Qual è il vostro stile?

«La qualità senza compromessi dalla materia prima al prodotto finito. Non mi sono mai piaciuti quelli che si lodano e si imbrodano. Ma noi ci proviamo. I nostri prodotti  non sono inutili, sono per definizione utili al nostro cliente: pensiamo al manager che va in cda al mattino e nel week end vuole vivere l’outdoor con un’immagine coerente».

Qualità e tempo libero: li avete “sposati”?

«Cercare di avvicinare il mondo della qualità anche all’informale è stata un’innovazione Loro Piana. Ci abbiamo pensato fin da subito, negli anni Settanta, io e mio fratello Sergio, abituati allo sport, agli sci,  alla barca a  vela, ai cavalli, sempre bardati come marziani. La domanda era: come mantenere il comfort naturale offrendo contemporaneamente le qualità dei tessuti tecnici? Ci sono stati anni di ricerche sulle membrane protettive e nei primi anni Novanta ecco lo “storm system”, trattamento che rende impermeabili i tessuti in fibre naturali mantenendoli traspiranti. Provai una giacca sulle piste a St. Moritz, fantastica, leggera e naturale:  non passava un filo d’aria. E non ci interessava certo  fare la guerra al nylon, il  nostro obiettivo era valorizzare fibre naturali come lana o cashmere che hanno un rapporto col corpo estremamente forte, caldo e avvolgente».

C’è ancora spazio per lo sviluppo tecnologico nel tessile?

«Sono convinto di sì. I limiti che hanno tessuti e fibre naturali si possono superare: sono processi che avvengono da trent’anni. Pensiamo al peso dei tessuti, alla selezione che parte dalle fibre, sempre più fini, in avanti. I fattori climatici hanno inciso nella direzione  dei tessuti sempre più  leggeri, ma ugualmente confortevoli. Si tratta di ricerche destinate a proseguire. Alcuni anni fa, prima di acquisire il controllo di Solbiati, azienda leader dei lini, inventammo un tessuto con fili di lana Tasmanian, di lino molto fine e di seta impiegata per ritorcere gli altri due. Il risultato finale in tema di morbidezza e di freschezza fu dal mio punto di vista eccezionale. Ecco, questo è un esempio di innovazione e di ricerca  interna. Spazio ce n’è ancora, tantissimo».

Roberto Azzoni

Leggi tutta l’intervista sull’Eco di Biella di lunedì 16 maggio 2016

 

BORGOSESIA - Il filo che lega il regno della qualità totale Loro Piana parte da Roccapietra a Varallo, scende a Quarona, tocca Ghemme, Romagnano Sesia, Sillavengo e si allunga nel Biellese. In questo angolo di Valsesia che odora di montagna, colorato di un verde intenso nella primavera bagnata di pioggia e dove lo sguardo si spinge lontano, accompagnato dalle acque di ghiaccio della Sesia frutto del Monte Rosa, con le quali i tessuti finissimi e morbidissimi della maison vengono trattati nei finissaggi delicati delle fabbriche dell’azienda, si respira aria di tradizione nel  lusso made in Italy al cubo. Negli show room di Romagnano e dell’head quartier di Quarona da tre anni si parla anche francese.  Il giovane amministratore delegato - Matthieu Brisset - del brand italiano, che Lvmh nel 2013  ha rilevato  per 2 miliardi di euro, chiacchiera coi giornalisti d’Oltralpe in visita, il vicepresidente e anima dell’azienda Pier Luigi Loro Piana “recita” la parte nell’intervista concessa a Bloomberg. Tra pochi giorni, per la prima volta nella storia, e nell’ambito della nuova edizione delle Journées Particulières Lvmh del 20, 21 e 22 maggio Loro Piana aprirà le porte del suo stabilimento di Roccapietra al pubblico: i 200 posti sono andati via in un lampo. «Una bella iniziativa nello stile della casa», confida “Pigi” Loro Piana in doppio petto blu mare in lana e lino ritorti in seta, seduto nel salotto della sua bella dimora sopra Borgosesia.

Che cosa vuol dire oggi  Loro Piana?

«Essere un marchio di prodotti di lusso che  garantisce la qualità, che ha una sua personalità e un Dna rivolto alla ricerca della qualità estrema».

Qual è il vostro stile?

«La qualità senza compromessi dalla materia prima al prodotto finito. Non mi sono mai piaciuti quelli che si lodano e si imbrodano. Ma noi ci proviamo. I nostri prodotti  non sono inutili, sono per definizione utili al nostro cliente: pensiamo al manager che va in cda al mattino e nel week end vuole vivere l’outdoor con un’immagine coerente».

Qualità e tempo libero: li avete “sposati”?

«Cercare di avvicinare il mondo della qualità anche all’informale è stata un’innovazione Loro Piana. Ci abbiamo pensato fin da subito, negli anni Settanta, io e mio fratello Sergio, abituati allo sport, agli sci,  alla barca a  vela, ai cavalli, sempre bardati come marziani. La domanda era: come mantenere il comfort naturale offrendo contemporaneamente le qualità dei tessuti tecnici? Ci sono stati anni di ricerche sulle membrane protettive e nei primi anni Novanta ecco lo “storm system”, trattamento che rende impermeabili i tessuti in fibre naturali mantenendoli traspiranti. Provai una giacca sulle piste a St. Moritz, fantastica, leggera e naturale:  non passava un filo d’aria. E non ci interessava certo  fare la guerra al nylon, il  nostro obiettivo era valorizzare fibre naturali come lana o cashmere che hanno un rapporto col corpo estremamente forte, caldo e avvolgente».

C’è ancora spazio per lo sviluppo tecnologico nel tessile?

«Sono convinto di sì. I limiti che hanno tessuti e fibre naturali si possono superare: sono processi che avvengono da trent’anni. Pensiamo al peso dei tessuti, alla selezione che parte dalle fibre, sempre più fini, in avanti. I fattori climatici hanno inciso nella direzione  dei tessuti sempre più  leggeri, ma ugualmente confortevoli. Si tratta di ricerche destinate a proseguire. Alcuni anni fa, prima di acquisire il controllo di Solbiati, azienda leader dei lini, inventammo un tessuto con fili di lana Tasmanian, di lino molto fine e di seta impiegata per ritorcere gli altri due. Il risultato finale in tema di morbidezza e di freschezza fu dal mio punto di vista eccezionale. Ecco, questo è un esempio di innovazione e di ricerca  interna. Spazio ce n’è ancora, tantissimo».

Roberto Azzoni

Leggi tutta l’intervista sull’Eco di Biella di lunedì 16 maggio 2016