Altro

«Il lago? Non è l’habitat ideale del coregone»

«Il lago? Non è l’habitat ideale del coregone»
Altro Grande Biella, 07 Aprile 2016 ore 17:06

VIVERONE - «Il problema dei coregoni è più complicato di quel che si creda. Il lago di Viverone, semplicemente, non è più l’ambiente ideale per gli avannotti di questa specie». A spiegarlo davanti alle critiche mosse dall’ex sindaco Antonino Rosa, oggi consigliere di minoranza, è il primo cittadino Renzo Carisio, il quale mette in luce un aspetto poco noto del ciclo vitale del pesce più pregiato e ambito del bacino. Se Rosa accusava l’amministrazione di aver compiuto scelte «inconcepibili» e di aver fatto il «gravissimo errore» di immettere nel lago gli avannotti appena schiusi, esponendoli al rischio di predazione anziché proteggerli ancora per qualche tempo nelle vasche di crescita, Carisio fa valere infatti ragioni diverse: «I piccoli sono stati seminati nei tempi giusti, i campionamenti sono stati fatti proprio per valutarne le condizioni. Ma la questione è molto più ampia, e non si riduce al fatto di tenere per più o meno tempo gli avannotti nelle vasche: l’ecosistema del lago non è più l’habitat migliore per questa specie, che ha bisogno di una grande quantità di ossigeno. E’ un intero sistema che nel tempo si è modificato, e oggi le condizioni ottimali si sono perse».

Se nel lago di Viverone la pesca sportiva sopravvive ancora con buoni esiti, quella industriale è ormai ben lontana dai risultati di un tempo: «I 400 quintali annui degli anni Trenta e Quaranta sono ormai un ricordo - afferma Carisio -. Oggi il sistema lago soffre nel suo complesso». A creare preoccupazione c’è l’ormai noto processo di eutrofizzazione,  ovvero la ricchezza di elementi nutritivi sui fondali che «si sono stratificati - spiega il sindaco - e hanno creato l’ambiente ideale per la proliferazione di alghe che mangiano l’ossigeno, ovvero l’elemento vitale primario dei coregoni». Altre specie, come le carpe, hanno bisogno di habitat  meno ossigenati, quindi riescono a sopravvivere anche nelle condizioni in cui oggi versa il lago. «Ma il coregone, che è il pesce più pregiato, è comunque in difficoltà, per quanti sforzi si facciano»,  afferma ancora Carisio. Il quale punta il dito anche contro l’altra piaga che sta devastando la fauna ittica del bacino, creando un ulteriore grave problema: i cormorani. «In provincia di Torino è stato effettuato un censimento delle colonie - chiarisce -. Per tutta risposta, è stato consigliato l’abbattimento di un massimo del 10% degli esemplari, a dimostrazione del fatto che numericamente ormai questi uccelli vanno contenuti. Noi invece abbiamo affidato tutta la partita alla cabina di regia del Contratto di lago, che a questo punto dovrà valutare la gravità della situazione e suggerire anche qui eventuali rimedi».

Veronica Balocco

VIVERONE - «Il problema dei coregoni è più complicato di quel che si creda. Il lago di Viverone, semplicemente, non è più l’ambiente ideale per gli avannotti di questa specie». A spiegarlo davanti alle critiche mosse dall’ex sindaco Antonino Rosa, oggi consigliere di minoranza, è il primo cittadino Renzo Carisio, il quale mette in luce un aspetto poco noto del ciclo vitale del pesce più pregiato e ambito del bacino. Se Rosa accusava l’amministrazione di aver compiuto scelte «inconcepibili» e di aver fatto il «gravissimo errore» di immettere nel lago gli avannotti appena schiusi, esponendoli al rischio di predazione anziché proteggerli ancora per qualche tempo nelle vasche di crescita, Carisio fa valere infatti ragioni diverse: «I piccoli sono stati seminati nei tempi giusti, i campionamenti sono stati fatti proprio per valutarne le condizioni. Ma la questione è molto più ampia, e non si riduce al fatto di tenere per più o meno tempo gli avannotti nelle vasche: l’ecosistema del lago non è più l’habitat migliore per questa specie, che ha bisogno di una grande quantità di ossigeno. E’ un intero sistema che nel tempo si è modificato, e oggi le condizioni ottimali si sono perse».

Se nel lago di Viverone la pesca sportiva sopravvive ancora con buoni esiti, quella industriale è ormai ben lontana dai risultati di un tempo: «I 400 quintali annui degli anni Trenta e Quaranta sono ormai un ricordo - afferma Carisio -. Oggi il sistema lago soffre nel suo complesso». A creare preoccupazione c’è l’ormai noto processo di eutrofizzazione,  ovvero la ricchezza di elementi nutritivi sui fondali che «si sono stratificati - spiega il sindaco - e hanno creato l’ambiente ideale per la proliferazione di alghe che mangiano l’ossigeno, ovvero l’elemento vitale primario dei coregoni». Altre specie, come le carpe, hanno bisogno di habitat  meno ossigenati, quindi riescono a sopravvivere anche nelle condizioni in cui oggi versa il lago. «Ma il coregone, che è il pesce più pregiato, è comunque in difficoltà, per quanti sforzi si facciano»,  afferma ancora Carisio. Il quale punta il dito anche contro l’altra piaga che sta devastando la fauna ittica del bacino, creando un ulteriore grave problema: i cormorani. «In provincia di Torino è stato effettuato un censimento delle colonie - chiarisce -. Per tutta risposta, è stato consigliato l’abbattimento di un massimo del 10% degli esemplari, a dimostrazione del fatto che numericamente ormai questi uccelli vanno contenuti. Noi invece abbiamo affidato tutta la partita alla cabina di regia del Contratto di lago, che a questo punto dovrà valutare la gravità della situazione e suggerire anche qui eventuali rimedi».

Veronica Balocco

Seguici sui nostri canali