Il guanto che muove le macchine

Il guanto che muove le macchine
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Il pollice scorre leggermente a destra; e la freccia, che sta poco più lontana, ruota leggermente a destra. Se il pollice vira a sinistra, la freccia si sposta a sinistra. Un esercizio semplice, per spiegare essenza e possibilità di GoldFinger Glove. All’apparenza un guanto, nella pratica un prototipo di alta tecnologia che, con un semplice movimento della mano, permette di controllare le macchine che stanno attorno a chi lo usa. Si tratta di un nuovo modo di interfacciarsi tra uomo e macchina, messo a punto dal Politecnico di Torino in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology di Boston, sotto la direzione di un esperto biellese, ovvero Giorgio De Pasquale, ricercatore al Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell’ateneo piemontese. De Pasquale, 33 anni, è infatti il tramite, con il professor Kim Sang-Gook del Mit, di questo progetto di ricerca internazionale congiunta, che ha vinto un bando apposito ed è stato finanziato dalla Compagnia di San Paolo. E che, in due anni di lavoro, ha coinvolto ben due team di studenti o professionisti, italiani e americani. Tra questi, anche Daniele De Pasquale, fratello di Giorgio, laureato in Informatica.   «GoldFinger è un guanto che fa da interfaccia tra l’uomo e le macchine che si muovono via comandi esterni, pensiamo a robot, gru, applicazioni mediche, computer, grafica 3D o realtà virtuale - spiega Giorgio De Pasquale -. Questo prototipo è differenziabile a secondo del tipo di macchina». Ma in cosa sta la particolarità di GoldFinger Glove? «Oggi si ricorre a periferiche, come tastiere, pulsantiere, joystick. Strumenti scomodi da usare. Mentre la nostra idea si basa sul movimento naturale e sul concetto di farsi capire dalle macchine; quindi, anziché riferirsi a un pezzo di macchina, noi ci riferiamo a una parte del corpo che comunica dei comandi».Giovanna BogliettiLeggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 26 maggio 2016 

Il pollice scorre leggermente a destra; e la freccia, che sta poco più lontana, ruota leggermente a destra. Se il pollice vira a sinistra, la freccia si sposta a sinistra. Un esercizio semplice, per spiegare essenza e possibilità di GoldFinger Glove. All’apparenza un guanto, nella pratica un prototipo di alta tecnologia che, con un semplice movimento della mano, permette di controllare le macchine che stanno attorno a chi lo usa. Si tratta di un nuovo modo di interfacciarsi tra uomo e macchina, messo a punto dal Politecnico di Torino in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology di Boston, sotto la direzione di un esperto biellese, ovvero Giorgio De Pasquale, ricercatore al Dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale dell’ateneo piemontese. De Pasquale, 33 anni, è infatti il tramite, con il professor Kim Sang-Gook del Mit, di questo progetto di ricerca internazionale congiunta, che ha vinto un bando apposito ed è stato finanziato dalla Compagnia di San Paolo. E che, in due anni di lavoro, ha coinvolto ben due team di studenti o professionisti, italiani e americani. Tra questi, anche Daniele De Pasquale, fratello di Giorgio, laureato in Informatica.   «GoldFinger è un guanto che fa da interfaccia tra l’uomo e le macchine che si muovono via comandi esterni, pensiamo a robot, gru, applicazioni mediche, computer, grafica 3D o realtà virtuale - spiega Giorgio De Pasquale -. Questo prototipo è differenziabile a secondo del tipo di macchina». Ma in cosa sta la particolarità di GoldFinger Glove? «Oggi si ricorre a periferiche, come tastiere, pulsantiere, joystick. Strumenti scomodi da usare. Mentre la nostra idea si basa sul movimento naturale e sul concetto di farsi capire dalle macchine; quindi, anziché riferirsi a un pezzo di macchina, noi ci riferiamo a una parte del corpo che comunica dei comandi».

Giovanna Boglietti

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