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Il futuro del Museo, la ricetta del Pd

Il futuro del Museo, la ricetta del Pd
Altro 22 Marzo 2017 ore 13:01

BIELLA - L’incontro di mercoledì scorso alla Caffetteria del Chiostro è stata l’ultima tappa di un percorso avviato nel novembre scorso dal Circolo Pd di Biella per stimolare una “riflessione collettiva” sul futuro del Museo del Territorio Biellese: una serie di appuntamenti di ascolto e di elaborazione, aperti a tutti i cittadini interessati, per raccogliere osservazioni e idee sulle politiche future riguardanti il museo e il patrimonio culturale cittadino. Gli incontri - che hanno visto la partecipazione di un pubblico qualificato di esperti e professionisti attivi nei settori della cultura e del turismo - hanno prodotto un documento di analisi della realtà odierna del museo e una serie di proposte operative, che sono state poi presentate e discusse con l’amministrazione biellese.

Lo scopo, ha sottolineato Enrico Zegna, segretario del Circolo e promotore dell’iniziativa, «non era quello di cercare colpevoli, ma piuttosto di proporre soluzioni»: dopo l’acceso dibattito - che ha lungamente occupato le pagine dei giornali - sulla travagliata storia del Museo, si è quindi cercato di “guardare avanti”, in particolare al ruolo che il museo potrà svolgere nel futuro della città.

Il tema è quantomai all’ordine del giorno e non riguarda solo una nicchia di appassionati frequentatori: infatti, i progetti di valorizzazione culturale e turistica del territorio messi in campo negli ultimi mesi - in vista dei bandi di finanziamento europei Por-Fesr - ipotizzano una serie di percorsi di fruizione della città di cui il Museo del Territorio rappresenta un po’ il baricentro sia dal punto di vista logistico che concettuale. Inevitabile dunque chiedersi se il museo sia oggi in grado di svolgere questo ruolo e, se non lo è, su quali aspetti occorra agire per colmare le eventuali criticità.

E qui i progetti in discussione - in particolare lo studio recentemente realizzato dal PoliDesign di Milano - finiscono per incrociarsi con le proposte elaborate dal Circolo Pd, rendendo alcune di queste - secondo i partecipanti all’incontro - particolarmente urgenti e necessarie. “Regia” della politica: urge una politica culturale per il territorio, che assegni al museo un ruolo definito e funzionale alla sua realizzazione; una governance autonoma: il MdT deve avere una propria progettualità specifica di medio-lungo periodo, che ne definisca funzioni, obiettivi, target, con un management dedicato e indipendente dalle fluttuazioni della politica; fare “rete”: si ritiene necessario un coordinamento “orizzontale” tra le realtà museali (sul modello della Rete museale biellese), che assicuri sinergie e utilizzo razionale dei diversi spazi espositivi, nonché una allocazione ottimale delle risorse; Museo (pro)motore di identità: il Museo deve rappresentare un centro di elaborazione e “racconto” dell’identità locale. I suoi contenuti vanno progettati in quest’ottica, creando percorsi di visita più “narrativi” e colmando le vistose lacune dell’offerta attuale, come il tema della cultura tessile-industriale; rimandare al territorio: ritornando alla perduta impostazione originaria, il MdT dovrebbe essere specchio di tutto il Biellese, ad esempio attraverso strumenti multimediali o iniziative congiunte con gli ecomusei; valorizzare il “contenitore”: migliorare la conoscenza del Chiostro e dell’attigua chiesa di San Sebastiano, rendere il complesso rinascimentale più visibile, più vissuto, più integrato con l’esterno.

«Il lavoro condotto dal Circolo Pd - secondo Enrico Zegna - è una tessera del puzzle che si sta componendo intorno alle strategie per il territorio. Le nostre proposte sul MdT trovano conferma nel contesto più ampio proposto dal Poli.Design, che sollecita la politica a definirne il modello di gestione, il rapporto con la Rete Museale, l’identità (Museo Civico o Museo del Territorio?), l’indice - e la trama - della narrazione del Biellese, sui cui contenuti lo studio non entra ovviamente nel merito. Il documento del Poli.design è una sorta di “contenitore di progetti”, dal turismo alla mobilità sostenibile, dalla riqualificazione urbana alla ricerca storico culturale, con anche alcune assenze vistose: manca, ad esempio, ogni riferimento a tutto ciò che esula dalla cerchia urbana, dalla Valle Oropa alla Burcina, che pure ricadono nel territorio del capoluogo e ne rappresentano le principali attrattive turistiche. In ogni caso, lo studio ha richiesto un forte impegno di risorse (economiche e cognitive) e ha prodotto un output che non può essere ignorato: affinché non resti nel cassetto, come accaduto per molti altri progetti elaborati negli ultimi anni, urge dunque individuare le priorità, fare delle scelte. A questo punto – conclude il segretario democratico - l’amministrazione comunale ha in mano ogni elemento per chiarire le principali questioni sul tappeto: si tratta di superare la logica episodica dei “finanziamenti che cercano i progetti” e di costruire - al di là delle scadenze dei bandi - una capacità di strategia permanente sulla quale costruire il consenso del maggior numero di forze politiche e sociali».

Una sfida che evidentemente supera il mandato di una singola amministrazione e che richiede uno “sguardo lungo”, una capacità di “visione” che spesso sembra mancare alla politica.

Simona Perolo

BIELLA - L’incontro di mercoledì scorso alla Caffetteria del Chiostro è stata l’ultima tappa di un percorso avviato nel novembre scorso dal Circolo Pd di Biella per stimolare una “riflessione collettiva” sul futuro del Museo del Territorio Biellese: una serie di appuntamenti di ascolto e di elaborazione, aperti a tutti i cittadini interessati, per raccogliere osservazioni e idee sulle politiche future riguardanti il museo e il patrimonio culturale cittadino. Gli incontri - che hanno visto la partecipazione di un pubblico qualificato di esperti e professionisti attivi nei settori della cultura e del turismo - hanno prodotto un documento di analisi della realtà odierna del museo e una serie di proposte operative, che sono state poi presentate e discusse con l’amministrazione biellese.

Lo scopo, ha sottolineato Enrico Zegna, segretario del Circolo e promotore dell’iniziativa, «non era quello di cercare colpevoli, ma piuttosto di proporre soluzioni»: dopo l’acceso dibattito - che ha lungamente occupato le pagine dei giornali - sulla travagliata storia del Museo, si è quindi cercato di “guardare avanti”, in particolare al ruolo che il museo potrà svolgere nel futuro della città.

Il tema è quantomai all’ordine del giorno e non riguarda solo una nicchia di appassionati frequentatori: infatti, i progetti di valorizzazione culturale e turistica del territorio messi in campo negli ultimi mesi - in vista dei bandi di finanziamento europei Por-Fesr - ipotizzano una serie di percorsi di fruizione della città di cui il Museo del Territorio rappresenta un po’ il baricentro sia dal punto di vista logistico che concettuale. Inevitabile dunque chiedersi se il museo sia oggi in grado di svolgere questo ruolo e, se non lo è, su quali aspetti occorra agire per colmare le eventuali criticità.

E qui i progetti in discussione - in particolare lo studio recentemente realizzato dal PoliDesign di Milano - finiscono per incrociarsi con le proposte elaborate dal Circolo Pd, rendendo alcune di queste - secondo i partecipanti all’incontro - particolarmente urgenti e necessarie. “Regia” della politica: urge una politica culturale per il territorio, che assegni al museo un ruolo definito e funzionale alla sua realizzazione; una governance autonoma: il MdT deve avere una propria progettualità specifica di medio-lungo periodo, che ne definisca funzioni, obiettivi, target, con un management dedicato e indipendente dalle fluttuazioni della politica; fare “rete”: si ritiene necessario un coordinamento “orizzontale” tra le realtà museali (sul modello della Rete museale biellese), che assicuri sinergie e utilizzo razionale dei diversi spazi espositivi, nonché una allocazione ottimale delle risorse; Museo (pro)motore di identità: il Museo deve rappresentare un centro di elaborazione e “racconto” dell’identità locale. I suoi contenuti vanno progettati in quest’ottica, creando percorsi di visita più “narrativi” e colmando le vistose lacune dell’offerta attuale, come il tema della cultura tessile-industriale; rimandare al territorio: ritornando alla perduta impostazione originaria, il MdT dovrebbe essere specchio di tutto il Biellese, ad esempio attraverso strumenti multimediali o iniziative congiunte con gli ecomusei; valorizzare il “contenitore”: migliorare la conoscenza del Chiostro e dell’attigua chiesa di San Sebastiano, rendere il complesso rinascimentale più visibile, più vissuto, più integrato con l’esterno.

«Il lavoro condotto dal Circolo Pd - secondo Enrico Zegna - è una tessera del puzzle che si sta componendo intorno alle strategie per il territorio. Le nostre proposte sul MdT trovano conferma nel contesto più ampio proposto dal Poli.Design, che sollecita la politica a definirne il modello di gestione, il rapporto con la Rete Museale, l’identità (Museo Civico o Museo del Territorio?), l’indice - e la trama - della narrazione del Biellese, sui cui contenuti lo studio non entra ovviamente nel merito. Il documento del Poli.design è una sorta di “contenitore di progetti”, dal turismo alla mobilità sostenibile, dalla riqualificazione urbana alla ricerca storico culturale, con anche alcune assenze vistose: manca, ad esempio, ogni riferimento a tutto ciò che esula dalla cerchia urbana, dalla Valle Oropa alla Burcina, che pure ricadono nel territorio del capoluogo e ne rappresentano le principali attrattive turistiche. In ogni caso, lo studio ha richiesto un forte impegno di risorse (economiche e cognitive) e ha prodotto un output che non può essere ignorato: affinché non resti nel cassetto, come accaduto per molti altri progetti elaborati negli ultimi anni, urge dunque individuare le priorità, fare delle scelte. A questo punto – conclude il segretario democratico - l’amministrazione comunale ha in mano ogni elemento per chiarire le principali questioni sul tappeto: si tratta di superare la logica episodica dei “finanziamenti che cercano i progetti” e di costruire - al di là delle scadenze dei bandi - una capacità di strategia permanente sulla quale costruire il consenso del maggior numero di forze politiche e sociali».

Una sfida che evidentemente supera il mandato di una singola amministrazione e che richiede uno “sguardo lungo”, una capacità di “visione” che spesso sembra mancare alla politica.

Simona Perolo