Il Consorzio Comuni non esiste più

Il Consorzio Comuni non esiste più
23 Aprile 2015 ore 13:36

La questione più importante che resta in sospeso, oltre naturalmente alla verifica di debiti e crediti, è il destino del canile. Lo chiamavano “consortile”, fino a ieri. Ma ora anche questo cambierà. In ogni caso, tempo qualche mese e tutte le formalità saranno sistemate. Tutti gli strascichi ritirati. E del Consorzio Comuni, l’ente che sin dal 1969 dava voce ai sindaci biellesi (in origine per lo più con l’intento di concretizzare la loro identità nei confronti della provincia madre di Vercelli), non resterà che il ricordo. Questo è quanto proprio i sindaci che lo componevano nei giorni scorsi hanno deliberato all’unanimità, ponendo così fine a una storia che, negli ultimi anni, aveva assunto il sapore se non dello spreco – viste le risorse minime che la sua sopravvivenza richiedeva -, quanto almeno del doppione. 

A raccontare gli ultimi momenti di vita dell’organismo che aveva sede nel comune di Biella e che, di fatto, era composto da tutti i primi cittadini del territorio, è Carlo Grosso, sindaco di Mosso e negli ultimi cinque anni vicepresidente del Consorzio, a fianco del presidente (decaduto con le ultime elezioni) Marco Pichetto Fratin, già sindaco di Gifflenga. Proprio a Grosso, in virtù del ruolo ricoperto negli ultimi anni, l’assemblea ha deciso di assegnare il ruolo di liquidatore dell’ente, con il compito – tra gli altri – di gestire proprio le questioni più importanti rimaste in sospeso. Tra le sue funzioni, oltre a quella di «raccordo tra sindaci» che poi nel tempo le posizioni politiche spesso hanno reso di difficile attuazione, il Consorzio deteneva infatti la proprietà e il mandato ad affidare la gestione del Canile di Cossato. Una struttura fatta realizzare proprio dallo stesso ente, affittando l’area dal Comune, e ora gestito dall’Aspa. «E’ un servizio importante – spiega Carlo Grosso -, che funziona bene e che consente di mettere in atto eventuali misure di tutela, cura e custodia legate a quella responsabilità, prevista dalla legge, che il sindaco ha nei confronti dei cani presenti sul suo territorio». In vista della chiusura del Consorzio, la scelta dovrà necessariamente dirottarsi su un soggetto alternativ che se ne faccia carico: «Fino ad oggi ogni Comune versava ogni anno 1,80 euro per abitante al Consorzio per la gestione del canile e per il mantenimento dell’ente. Di questi, circa 1,20 euro andavano al solo canile – aggiunge Grosso -. Ora le cose inizieranno a cambiare da subito: intanto, la quota prevista per quest’anno ammonta a 1,20 euro, quindi prevedo già di garantire un primo risparmio ai Comuni. Poi al più presto stipuleremo una convenzione per il futuro, quasi certamente con il Comune di Cossato, perché tutti i Comuni versino direttamente lì la loro parte destinata al canile. A Cossato spetterà il compito di stabilire le quote, ma imporremo fin da subito che i livelli rimangano sempre su queste cifre». In questo modo, sarà poi lo stesso Cossato a occuparsi di affidare la gestione dell’impianto.

Oltre a questo, però, il liquidatore dovrà pensare anche ad altro. «La prima cosa sarà una ricognizione dei debiti e dei crediti, che non mancano – spiega Grosso -. Quindi mi occuperò della convenzione per il canile  e, in ultima istanza, della fuoriuscita del Consorzio da tutte le partecipate nelle quali aveva una parte, dall’Enoteca della Serra all’Atl». Con questi ultimi passaggi, che dovrebbero chiudersi per fine anno, finirà  anche un’era. «Ma non c’è problema – conclude Grosso -: a far le veci del Consorzio ci penserà l’assemblea dei sindaci già istituita in Provincia. Noi primi cittadini avremo comunque modo di vederci e confrontarci, ma questa volta senza inutili doppioni».

Veronica Balocco

La questione più importante che resta in sospeso, oltre naturalmente alla verifica di debiti e crediti, è il destino del canile. Lo chiamavano “consortile”, fino a ieri. Ma ora anche questo cambierà. In ogni caso, tempo qualche mese e tutte le formalità saranno sistemate. Tutti gli strascichi ritirati. E del Consorzio Comuni, l’ente che sin dal 1969 dava voce ai sindaci biellesi (in origine per lo più con l’intento di concretizzare la loro identità nei confronti della provincia madre di Vercelli), non resterà che il ricordo. Questo è quanto proprio i sindaci che lo componevano nei giorni scorsi hanno deliberato all’unanimità, ponendo così fine a una storia che, negli ultimi anni, aveva assunto il sapore se non dello spreco – viste le risorse minime che la sua sopravvivenza richiedeva -, quanto almeno del doppione. 

A raccontare gli ultimi momenti di vita dell’organismo che aveva sede nel comune di Biella e che, di fatto, era composto da tutti i primi cittadini del territorio, è Carlo Grosso, sindaco di Mosso e negli ultimi cinque anni vicepresidente del Consorzio, a fianco del presidente (decaduto con le ultime elezioni) Marco Pichetto Fratin, già sindaco di Gifflenga. Proprio a Grosso, in virtù del ruolo ricoperto negli ultimi anni, l’assemblea ha deciso di assegnare il ruolo di liquidatore dell’ente, con il compito – tra gli altri – di gestire proprio le questioni più importanti rimaste in sospeso. Tra le sue funzioni, oltre a quella di «raccordo tra sindaci» che poi nel tempo le posizioni politiche spesso hanno reso di difficile attuazione, il Consorzio deteneva infatti la proprietà e il mandato ad affidare la gestione del Canile di Cossato. Una struttura fatta realizzare proprio dallo stesso ente, affittando l’area dal Comune, e ora gestito dall’Aspa. «E’ un servizio importante – spiega Carlo Grosso -, che funziona bene e che consente di mettere in atto eventuali misure di tutela, cura e custodia legate a quella responsabilità, prevista dalla legge, che il sindaco ha nei confronti dei cani presenti sul suo territorio». In vista della chiusura del Consorzio, la scelta dovrà necessariamente dirottarsi su un soggetto alternativ che se ne faccia carico: «Fino ad oggi ogni Comune versava ogni anno 1,80 euro per abitante al Consorzio per la gestione del canile e per il mantenimento dell’ente. Di questi, circa 1,20 euro andavano al solo canile – aggiunge Grosso -. Ora le cose inizieranno a cambiare da subito: intanto, la quota prevista per quest’anno ammonta a 1,20 euro, quindi prevedo già di garantire un primo risparmio ai Comuni. Poi al più presto stipuleremo una convenzione per il futuro, quasi certamente con il Comune di Cossato, perché tutti i Comuni versino direttamente lì la loro parte destinata al canile. A Cossato spetterà il compito di stabilire le quote, ma imporremo fin da subito che i livelli rimangano sempre su queste cifre». In questo modo, sarà poi lo stesso Cossato a occuparsi di affidare la gestione dell’impianto.

Oltre a questo, però, il liquidatore dovrà pensare anche ad altro. «La prima cosa sarà una ricognizione dei debiti e dei crediti, che non mancano – spiega Grosso -. Quindi mi occuperò della convenzione per il canile  e, in ultima istanza, della fuoriuscita del Consorzio da tutte le partecipate nelle quali aveva una parte, dall’Enoteca della Serra all’Atl». Con questi ultimi passaggi, che dovrebbero chiudersi per fine anno, finirà  anche un’era. «Ma non c’è problema – conclude Grosso -: a far le veci del Consorzio ci penserà l’assemblea dei sindaci già istituita in Provincia. Noi primi cittadini avremo comunque modo di vederci e confrontarci, ma questa volta senza inutili doppioni».

Veronica Balocco

 

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