Il cibo degli empori non basta più

Il cibo degli empori non basta più
Altro 12 Settembre 2015 ore 06:12

«Rispetto agli anni passati la situazione è decisamente peggiorata. A confermarcelo sono le persone che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto e le richieste di cibo che ci arrivano dagli empori: entrambe sono aumentate, e di molto, negli ultimi tempi, al punto che, per quanto riguarda gli empori, non siamo in grado di far fronte a tutte le esigenze». Don Giovanni Perini, direttore della Caritas diocesana di Biella, non nasconde la sua preoccupazione per le difficoltà in cui versano tante persone nel Biellese. «Non facciamo distinzione tra italiani (la maggioranza) e stranieri – dice – e, per quanto possiamo, cerchiamo di dare una mano a tutti, nel tentativo di portarli ad avere una vita minimamente normale. Talvolta il nostro è un aiuto anche di tipo economico, quando interveniamo per pagare le bollette del gas e della luce, la tassa rifiuti, le medicine, le visite specialistiche e, in parte, i ricongiungimenti familiari».

Tra i servizi messi a disposizione degli indigenti dalla Caritas di Biella c’è la mensa di condivisione “Il pane quotidiano”, che quest’anno festeggia il decimo anniversario: in questi dieci anni, nella sede di via Novara 4, sono stati serviti, mediamente, 365mila pasti. Di norma, sono circa 70/80 le persone che tutti i giorni pranzano in mensa, mentre nel dormitorio di Vicolo del ricovero, nei pressi del Belletti Bona, si servono tra le 20 e le 25 cene per sera.

E se una nuova opportunità di cohousing dovrebbe presto arrivare dalla ristrutturazione di una palazzina in via Rosselli, che già fin d’ora ospita il dormitorio femminile, un altro cohousing della Caritas di Biella è già attivo in via Orfanotrofio, proprio nello stabile dell’ex orfanotrofio: la struttura può accogliere una decina di persone (attualmente ce ne sono otto), perlopiù per sistemazioni di emergenza e a carattere temporaneo.

«Disponiamo inoltre di una decina di alloggi intestati all’associazione Samaritani della Madonna d’Oropa, che mettiamo a disposizione delle famiglie sfrattate o in attesa di avere una casa dal Comune di Biella, e stiamo aggiustando la casa di accoglienza di via Costa del Piazzo, ora chiusa per il rifacimento del tetto. Quando i lavori saranno ultimati – afferma don Giovanni Perini – diventerà una casa famiglia per donne sole o con bambini, capace di accogliere, complessivamente, una decina di persone».

Oltre ai centri d’ascolto diffusi sul territorio (sono presenti in quasi tutte le zone ecclesiali), quattro sono gli empori gestiti dalla Caritas: a Biella, Cossato, Candelo e Vigliano. «Ad oggi – dice il religioso – sono 288 i nuclei familiari che, settimanalmente, si rivolgono ai nostri empori, per un totale di 918 persone. Il cibo distribuito viene raccolto attraverso il progetto Fra’ Galdino, partito alla grande in ventidue Comuni del Biellese (in pratica, alcune famiglie si prendono l’impegno di fornire periodicamente un piccolo aiuto alimentare per i poveri). Eppure, nonostante ciò, non siamo in grado di soddisfare tutte le richieste che ci arrivano».

Lara Bertolazzi

«Rispetto agli anni passati la situazione è decisamente peggiorata. A confermarcelo sono le persone che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto e le richieste di cibo che ci arrivano dagli empori: entrambe sono aumentate, e di molto, negli ultimi tempi, al punto che, per quanto riguarda gli empori, non siamo in grado di far fronte a tutte le esigenze». Don Giovanni Perini, direttore della Caritas diocesana di Biella, non nasconde la sua preoccupazione per le difficoltà in cui versano tante persone nel Biellese. «Non facciamo distinzione tra italiani (la maggioranza) e stranieri – dice – e, per quanto possiamo, cerchiamo di dare una mano a tutti, nel tentativo di portarli ad avere una vita minimamente normale. Talvolta il nostro è un aiuto anche di tipo economico, quando interveniamo per pagare le bollette del gas e della luce, la tassa rifiuti, le medicine, le visite specialistiche e, in parte, i ricongiungimenti familiari».

Tra i servizi messi a disposizione degli indigenti dalla Caritas di Biella c’è la mensa di condivisione “Il pane quotidiano”, che quest’anno festeggia il decimo anniversario: in questi dieci anni, nella sede di via Novara 4, sono stati serviti, mediamente, 365mila pasti. Di norma, sono circa 70/80 le persone che tutti i giorni pranzano in mensa, mentre nel dormitorio di Vicolo del ricovero, nei pressi del Belletti Bona, si servono tra le 20 e le 25 cene per sera.

E se una nuova opportunità di cohousing dovrebbe presto arrivare dalla ristrutturazione di una palazzina in via Rosselli, che già fin d’ora ospita il dormitorio femminile, un altro cohousing della Caritas di Biella è già attivo in via Orfanotrofio, proprio nello stabile dell’ex orfanotrofio: la struttura può accogliere una decina di persone (attualmente ce ne sono otto), perlopiù per sistemazioni di emergenza e a carattere temporaneo.

«Disponiamo inoltre di una decina di alloggi intestati all’associazione Samaritani della Madonna d’Oropa, che mettiamo a disposizione delle famiglie sfrattate o in attesa di avere una casa dal Comune di Biella, e stiamo aggiustando la casa di accoglienza di via Costa del Piazzo, ora chiusa per il rifacimento del tetto. Quando i lavori saranno ultimati – afferma don Giovanni Perini – diventerà una casa famiglia per donne sole o con bambini, capace di accogliere, complessivamente, una decina di persone».

Oltre ai centri d’ascolto diffusi sul territorio (sono presenti in quasi tutte le zone ecclesiali), quattro sono gli empori gestiti dalla Caritas: a Biella, Cossato, Candelo e Vigliano. «Ad oggi – dice il religioso – sono 288 i nuclei familiari che, settimanalmente, si rivolgono ai nostri empori, per un totale di 918 persone. Il cibo distribuito viene raccolto attraverso il progetto Fra’ Galdino, partito alla grande in ventidue Comuni del Biellese (in pratica, alcune famiglie si prendono l’impegno di fornire periodicamente un piccolo aiuto alimentare per i poveri). Eppure, nonostante ciò, non siamo in grado di soddisfare tutte le richieste che ci arrivano».

Lara Bertolazzi

 

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