Il Biellese culturale è dinamico, ma privo di coordinamento

Il Biellese culturale è dinamico, ma privo di coordinamento
16 Dicembre 2017 ore 13:34

Alcuni appuntamenti culturali di questi ultimi giorni inducono a riflettere sullo stato dell’arte di una realtà, quella culturale biellese, che si presenta attiva, ma disomogenea e disorganica. La situazione odierna è senza dubbio dinamica e stimolante, ma ancora vistosamente penalizzata dall’assenza di un coordinamento strutturale e di una regia territoriale. Ieri sera, presso la Biblioteca Civica di Biella, Silvia Cavicchioli ha presentato il suo ultimo lavoro, un bel libro su Anita Garibaldi. Questo primo accenno non ha nessi diretti con il Biellese, se non quelli biografici dell’autrice. Sebbene si tratti di un’opera non solo accessibile sotto il profilo divulgativo, ma anche assai accurata in termini di ricerca storiografica (dubbi in merito non ve n’erano a priori considerando la caratura della firma), il volume sulla sfortunata eroina risorgimentale non ha nulla a che spartire con Biella e dintorni, ma è importante aver contezza del fatto che Silvia Cavicchioli, così come altri/e con lei, perpetua degnamente una piccola ma feconda scuola, ovvero una micro-tradizione di storiografi biellesi che hanno saputo e sanno ben figurare sulla ribalta nazionale e non solo. 
Danilo Craveia

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Alcuni appuntamenti culturali di questi ultimi giorni inducono a riflettere sullo stato dell’arte di una realtà, quella culturale biellese, che si presenta attiva, ma disomogenea e disorganica. La situazione odierna è senza dubbio dinamica e stimolante, ma ancora vistosamente penalizzata dall’assenza di un coordinamento strutturale e di una regia territoriale. Ieri sera, presso la Biblioteca Civica di Biella, Silvia Cavicchioli ha presentato il suo ultimo lavoro, un bel libro su Anita Garibaldi. Questo primo accenno non ha nessi diretti con il Biellese, se non quelli biografici dell’autrice. Sebbene si tratti di un’opera non solo accessibile sotto il profilo divulgativo, ma anche assai accurata in termini di ricerca storiografica (dubbi in merito non ve n’erano a priori considerando la caratura della firma), il volume sulla sfortunata eroina risorgimentale non ha nulla a che spartire con Biella e dintorni, ma è importante aver contezza del fatto che Silvia Cavicchioli, così come altri/e con lei, perpetua degnamente una piccola ma feconda scuola, ovvero una micro-tradizione di storiografi biellesi che hanno saputo e sanno ben figurare sulla ribalta nazionale e non solo. 
Danilo Craveia

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