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Il Biellese che ha stoffa da mostrare

Il Biellese che ha stoffa da mostrare
Altro 13 Marzo 2016 ore 12:47

BIELLA - Novecento i luoghi aperti in tutta Italia, distribuiti in 380 località. Circa 7mila i volontari impegnati e circa 30mila gli “apprendisti ciceroni”, studenti delle scuole che per un intero fine settimana illustreranno al pubblico le bellezze e le peculiarità dei siti. Sono questi i numeri delle Giornate Fai di Primavera 2016, in programma sabato 19 e domenica 20 marzo, iniziativa che in passato ha coinvolto ben 8 milioni e mezzo di visitatori e che oggi festeggia la ventireesima edizione.

Nel Biellese, quest’anno, l’evento, che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, verrà proposto con un percorso studiato “ad hoc” che va sotto il titolo “Abbiamo la stoffa per innovare? Biella - Fabbriche aperte”. «Il Fai è sempre più aperto e coinvolgente: non solo giardini, ville e castelli, ma anche luoghi “altri”, come i siti produttivi. Ed è proprio su questi ultimi che ci siamo voluti concentrare, per poter dare un messaggio identitario per la città», ha detto a Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Francesca Chiorino (da due anni presidente della Delegazione di Biella del Fai - Fondo per l’ambiente italiano), in occasione della presentazione del programma.

Emozione è la parola d’ordine. Perché i luoghi aperti alle visite, siano essi edifici dismessi o lanifici ancora attivi, devono riuscire ad emozionare il visitatore, con il loro passato, il presente e il futuro. E devono sollecitare il pubblico alla riflessione. «Il Lanificio Pria, ad esempio - ha spiegato Paolo Zanone, di Ars Teatrando - non ha cose straordinarie da mostrare. E’ solo un capannone... Ma tra queste mura, negli ultimi 25 anni, con la nostra compagnia non si è fatto solo teatro: in quest’area industriale dismessa sono passate tante persone e tante storie umane. E’ un posto, ancora oggi, che ha un cuore, che vive. La nostra sfida, nell’ambito delle Giornate Fai di Primavera, sarà quella di vedere andar via contento il pubblico, dopo che avrà visitato gli spazi e assistito al nostro spettacolo diurno».

Fabrizio Goggi, responsabile della comunicazione del Lanificio Reda di Valle Mosso, ha annunciato che «da noi i visitatori verranno “avvolti”, oltre che dai nostri tessuti, dai nostri 150 anni di storia. Immaginando il lanificio come un involucro, come il contenitore di un’opera d’arte - ha aggiunto -  offriremo una visita libera, eclettica, dando la possibilità di camminare accanto ai macchinari, di toccare con mano la lana e di vedere il capolavoro, il tessuto, ottenuto certamente dall’intreccio di trama e ordito, ma anche grazie al sapere delle persone che vi lavorano, tramandato di generazione in generazione». 

Tra passato e innovazione si inserisce la visita guidata al Lanificio Maurizio Sella, «testimonianza unica dell’evoluzione dall’artigianato all’industria, che conta sette secoli di storia. Il complesso che costeggia il torrente Cervo, di particolare interesse artistico e storico - ha detto Angelica Sella, della Fondazione Sella - dal 1988 è sottoposto al vincolo monumentale». Oggi, al suo interno (10mila metri quadrati “abitabili” sui 20mila esistenti), trova spazio una serie di attività di Banca Sella (attuale proprietaria), compresi SellaLab, l’acceleratore d’impresa del Gruppo Banca Sella, e il FabLab, il laboratorio che permette a chiunque di progettare e realizzare le proprie idee. «Ci sono persone da tutta Italia che vengono qui - ha spiegato Doris Messina, di Banca Sella/FabLab - cariche di speranze, passioni, emozioni. E con un progetto. Con noi sviluppano un percorso che è, per loro, prospettiva di lavoro e di vita».

Anna Zegna, infine, ha annunciato che le visite al Lanificio Zegna «partiranno dalla fabbrica per poi aprirsi alle opere sociali. Sarà possibile conoscere meglio la storia di alcuni luoghi, come l’ospedale di Trivero, nato per garantire più tutele alle donne, che fino a quel momento avevano sempre partorito in casa, e ora diventato un centro che accoglie i malati di Alzheimer. Anche il paesaggio cambia e si adatta alle nuove esigenze».

Lara Bertolazzi

BIELLA - Novecento i luoghi aperti in tutta Italia, distribuiti in 380 località. Circa 7mila i volontari impegnati e circa 30mila gli “apprendisti ciceroni”, studenti delle scuole che per un intero fine settimana illustreranno al pubblico le bellezze e le peculiarità dei siti. Sono questi i numeri delle Giornate Fai di Primavera 2016, in programma sabato 19 e domenica 20 marzo, iniziativa che in passato ha coinvolto ben 8 milioni e mezzo di visitatori e che oggi festeggia la ventireesima edizione.

Nel Biellese, quest’anno, l’evento, che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, verrà proposto con un percorso studiato “ad hoc” che va sotto il titolo “Abbiamo la stoffa per innovare? Biella - Fabbriche aperte”. «Il Fai è sempre più aperto e coinvolgente: non solo giardini, ville e castelli, ma anche luoghi “altri”, come i siti produttivi. Ed è proprio su questi ultimi che ci siamo voluti concentrare, per poter dare un messaggio identitario per la città», ha detto a Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Francesca Chiorino (da due anni presidente della Delegazione di Biella del Fai - Fondo per l’ambiente italiano), in occasione della presentazione del programma.

Emozione è la parola d’ordine. Perché i luoghi aperti alle visite, siano essi edifici dismessi o lanifici ancora attivi, devono riuscire ad emozionare il visitatore, con il loro passato, il presente e il futuro. E devono sollecitare il pubblico alla riflessione. «Il Lanificio Pria, ad esempio - ha spiegato Paolo Zanone, di Ars Teatrando - non ha cose straordinarie da mostrare. E’ solo un capannone... Ma tra queste mura, negli ultimi 25 anni, con la nostra compagnia non si è fatto solo teatro: in quest’area industriale dismessa sono passate tante persone e tante storie umane. E’ un posto, ancora oggi, che ha un cuore, che vive. La nostra sfida, nell’ambito delle Giornate Fai di Primavera, sarà quella di vedere andar via contento il pubblico, dopo che avrà visitato gli spazi e assistito al nostro spettacolo diurno».

Fabrizio Goggi, responsabile della comunicazione del Lanificio Reda di Valle Mosso, ha annunciato che «da noi i visitatori verranno “avvolti”, oltre che dai nostri tessuti, dai nostri 150 anni di storia. Immaginando il lanificio come un involucro, come il contenitore di un’opera d’arte - ha aggiunto -  offriremo una visita libera, eclettica, dando la possibilità di camminare accanto ai macchinari, di toccare con mano la lana e di vedere il capolavoro, il tessuto, ottenuto certamente dall’intreccio di trama e ordito, ma anche grazie al sapere delle persone che vi lavorano, tramandato di generazione in generazione». 

Tra passato e innovazione si inserisce la visita guidata al Lanificio Maurizio Sella, «testimonianza unica dell’evoluzione dall’artigianato all’industria, che conta sette secoli di storia. Il complesso che costeggia il torrente Cervo, di particolare interesse artistico e storico - ha detto Angelica Sella, della Fondazione Sella - dal 1988 è sottoposto al vincolo monumentale». Oggi, al suo interno (10mila metri quadrati “abitabili” sui 20mila esistenti), trova spazio una serie di attività di Banca Sella (attuale proprietaria), compresi SellaLab, l’acceleratore d’impresa del Gruppo Banca Sella, e il FabLab, il laboratorio che permette a chiunque di progettare e realizzare le proprie idee. «Ci sono persone da tutta Italia che vengono qui - ha spiegato Doris Messina, di Banca Sella/FabLab - cariche di speranze, passioni, emozioni. E con un progetto. Con noi sviluppano un percorso che è, per loro, prospettiva di lavoro e di vita».

Anna Zegna, infine, ha annunciato che le visite al Lanificio Zegna «partiranno dalla fabbrica per poi aprirsi alle opere sociali. Sarà possibile conoscere meglio la storia di alcuni luoghi, come l’ospedale di Trivero, nato per garantire più tutele alle donne, che fino a quel momento avevano sempre partorito in casa, e ora diventato un centro che accoglie i malati di Alzheimer. Anche il paesaggio cambia e si adatta alle nuove esigenze».

Lara Bertolazzi