I secoli d’oro della pittura italiana

I  secoli d’oro della pittura italiana
Altro 23 Settembre 2015 ore 17:38

Dal gotico splendente alle serene vedute settecentesche passando per il cinquecento e seicento, secoli d'oro  della pittura italiana. Vittorio Sgarbi non ha mai nascosto la sua predilezione per l'arte rinascimentale, e in questa bella mostra da lui curata assieme a Gabriele Accornero per il Forte di Bard, “Da Bellini a Tiepolo”, ne abbiamo ulteriore prova. Ma il noto critico ferrarese ha un motivo in più per amare questa esposizione: sono le collezioni da lui conosciute sin da ragazzo quando cominciò gli studi umanistici nella terra natia, tra Emilia e Veneto. 

Si tratta infatti dei 52 capolavori conservati nella Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi e nel Seminario Vescovile di Rovigo, per la prima volta esposti fuori sede e frutto della passione per l'arte di alcune famiglie nobili del rodigino che le donarono nel corso dell'Ottocento.

Visibile fino all'8 novembre, la ricca collezione è introdotta dallo stesso Sgarbi con un video in cui lo storico dell'arte illustra le opere più significative, e si snoda poi in diverse salette a tema e nel lungo corridoio centrale. Si possono così ammirare, tra le altre, la lucente tavoletta di Quirizio da Murano con le storie della vita di Santa Lucia,  per fermarsi poi sullo sguardo intenso e drammatico del Cristo Portacroce, una piccola tavola di Giovanni Bellini. Dello stesso autore, una splendida Madonna con bambino dal manto rosso. Proseguendo il percorso si incontra l'originale dipinto “Giuseppe e la moglie di Putifarre” di un autore ingiustamente poco noto, il veneziano Gerolamo Forabosco che presenta elementi barocchi riconducibili al Caravaggio; quindi l'espressiva “vecchia” di Pietro Bellotti, conosciuto come vedutista e parente di Canaletto del quale sfruttò il nome e la fama soprattutto all'estero. 

Una sala propone la magnifica pittura di paesaggio con la luminosa “Marina con Ponte Rotto e Arco di Costantino” di Luca Carlevarijs, precursore del Canaletto, che fonde curiosamente elementi architettonici ben riconoscibili di Roma con altri di pura invenzione. E poi l'attraente sala dei ritratti: quello raffinatissimo del docente di eloquenza padovano Antonio Riccobono realizzato da Giovan Battista Tiepolo con eleganza e sfumati tocchi di pennello che riportano a Tiziano e Veronese; un autoritratto che suscita malinconica serenità della prima famosa pittrice donna Rosalba Carriera, afflitta da turbamenti psichici dovuti ad una progressiva cecità; un  affascinante ritratto di collezionista del fiammingo Daniel van den Dick,  nel suo elegante completo nero con un libro di stampe in mano e sculture sullo sfondo. 

Nel corridoio centrale troviamo invece le opere di più grandi dimensioni, quasi tutte secentesche e a tema religioso: la “Flagellazione” di Palma il Vecchio, un Tiziano poco riconoscibile con una Madonna con Bambino, un San Gerolamo nel deserto del Domenichino, l'articolata cena della Pasqua degli ebrei di Palma il Giovane, diversi dipinti del prolifico napoletano Luca Giordano, 4 teste virili dipinte dal Tintoretto e un divertente, curioso triplice ritratto di Sebastiano Bombelli. Tra tutti, spicca però la classica bellezza della “Madonna con Bambino tra i santi Girolamo ed Elena” di Palma il Vecchio, dalla tavolozza piacevolmente vivace, influenzata forse dal Bellini.    Infine, una chicca tecnologica: l'audioguida è grande poco più di una penna, la cui punta si poggia sul simbolo posto accanto al quadro di cui si gradisce ascoltare il commento.

Info - Fino all'8 novembre. Orari: martedì-venerdì 11-18; sabato e domenica 11-19; tariffe: intero 8 euro, ridotto 6 euro, audioguide: singolo 3,50 euro, coppia 5 euro.

Luisa Benedetti

Dal gotico splendente alle serene vedute settecentesche passando per il cinquecento e seicento, secoli d'oro  della pittura italiana. Vittorio Sgarbi non ha mai nascosto la sua predilezione per l'arte rinascimentale, e in questa bella mostra da lui curata assieme a Gabriele Accornero per il Forte di Bard, “Da Bellini a Tiepolo”, ne abbiamo ulteriore prova. Ma il noto critico ferrarese ha un motivo in più per amare questa esposizione: sono le collezioni da lui conosciute sin da ragazzo quando cominciò gli studi umanistici nella terra natia, tra Emilia e Veneto. 

Si tratta infatti dei 52 capolavori conservati nella Pinacoteca dell'Accademia dei Concordi e nel Seminario Vescovile di Rovigo, per la prima volta esposti fuori sede e frutto della passione per l'arte di alcune famiglie nobili del rodigino che le donarono nel corso dell'Ottocento.

Visibile fino all'8 novembre, la ricca collezione è introdotta dallo stesso Sgarbi con un video in cui lo storico dell'arte illustra le opere più significative, e si snoda poi in diverse salette a tema e nel lungo corridoio centrale. Si possono così ammirare, tra le altre, la lucente tavoletta di Quirizio da Murano con le storie della vita di Santa Lucia,  per fermarsi poi sullo sguardo intenso e drammatico del Cristo Portacroce, una piccola tavola di Giovanni Bellini. Dello stesso autore, una splendida Madonna con bambino dal manto rosso. Proseguendo il percorso si incontra l'originale dipinto “Giuseppe e la moglie di Putifarre” di un autore ingiustamente poco noto, il veneziano Gerolamo Forabosco che presenta elementi barocchi riconducibili al Caravaggio; quindi l'espressiva “vecchia” di Pietro Bellotti, conosciuto come vedutista e parente di Canaletto del quale sfruttò il nome e la fama soprattutto all'estero. 

Una sala propone la magnifica pittura di paesaggio con la luminosa “Marina con Ponte Rotto e Arco di Costantino” di Luca Carlevarijs, precursore del Canaletto, che fonde curiosamente elementi architettonici ben riconoscibili di Roma con altri di pura invenzione. E poi l'attraente sala dei ritratti: quello raffinatissimo del docente di eloquenza padovano Antonio Riccobono realizzato da Giovan Battista Tiepolo con eleganza e sfumati tocchi di pennello che riportano a Tiziano e Veronese; un autoritratto che suscita malinconica serenità della prima famosa pittrice donna Rosalba Carriera, afflitta da turbamenti psichici dovuti ad una progressiva cecità; un  affascinante ritratto di collezionista del fiammingo Daniel van den Dick,  nel suo elegante completo nero con un libro di stampe in mano e sculture sullo sfondo. 

Nel corridoio centrale troviamo invece le opere di più grandi dimensioni, quasi tutte secentesche e a tema religioso: la “Flagellazione” di Palma il Vecchio, un Tiziano poco riconoscibile con una Madonna con Bambino, un San Gerolamo nel deserto del Domenichino, l'articolata cena della Pasqua degli ebrei di Palma il Giovane, diversi dipinti del prolifico napoletano Luca Giordano, 4 teste virili dipinte dal Tintoretto e un divertente, curioso triplice ritratto di Sebastiano Bombelli. Tra tutti, spicca però la classica bellezza della “Madonna con Bambino tra i santi Girolamo ed Elena” di Palma il Vecchio, dalla tavolozza piacevolmente vivace, influenzata forse dal Bellini.    Infine, una chicca tecnologica: l'audioguida è grande poco più di una penna, la cui punta si poggia sul simbolo posto accanto al quadro di cui si gradisce ascoltare il commento.

Info - Fino all'8 novembre. Orari: martedì-venerdì 11-18; sabato e domenica 11-19; tariffe: intero 8 euro, ridotto 6 euro, audioguide: singolo 3,50 euro, coppia 5 euro.

Luisa Benedetti