I parroci biellesi favorevoli all’eucarestia a divorziati e risposati

I parroci biellesi favorevoli all’eucarestia a divorziati e risposati
Altro 13 Aprile 2016 ore 16:48

BIELLA - I parroci biellesi dicono “si”, anche se con cautela, alla proposta del Sinodo dei vescovi sulla riammissione ai sacramenti per i divorziati che si sono risposati in forma civile. Il testo, approvato lo scorso ottobre durante il congresso dei sacerdoti, è stato sottoscritto in questi giorni da Papa Francesco. Nel documento, lungo 264 pagine, Papa Francesco non annuncia grandi cambiamenti, ma una convinta apertura verso i divorziati che si sono risposati e che - secondo il Santo Padre - «vanno integrati nella comunità ecclesiale». Più timida apertura anche verso le coppie gay, per le quali serve «rispetto per la dignità della persona così da evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione ed ogni forma di aggressione e violenza».

La decisione del Papa ora verrà trasmessa ai vescovi, i quali, a loro volta, la comunicheranno ai parroci, che sono già pronti a seguire le nuove disposizioni.«La scelta del Sinodo di riammettere alla Comunione anche le persone che, dopo essersi unite davanti a Dio, hanno divorziato e si sono risposate con rito civile, è un bel segnale di apertura - afferma don Luca Bertarelli, della parrocchia di Pollone – una scelta che segue le linee del Vangelo della misericordia. Poi, ovviamente, dovranno essere valutate le situazioni caso per caso: laddove c'è desiderio di riavvicinarsi alla Fede è giusto, quando possibile, che sia data la possibilità, sempre dopo aver affrontato il percorso opportuno. Molte persone che hanno divorziato e si sono risposate hanno il desiderio di partecipare alla vita della Chiesa. Qualcuno vede i separati e i divorziati in modo ghettizzante, ma dobbiamo far sì che queste persone non restino isolate, dobbiamo accoglierle, senza facrdine».

«Vedremo le linee che ci verranno indicate dal Papa - interviene don Fabrizio Mombello, parroco di Occhieppo Superiore, Inferiore e Galfione - e quali approcci utilizzare di fronte alle varie situazioni. Alcune sono spesso già molto dolorose per chi le vive, perché la separazione porta sofferenza e fatica. Per un parroco non fa notizia che nel proprio gregge qualcuno possa vivere in una condizione matrimoniale difficile. E non mi stupisce che, di fronte a casi così difficili, il Santo Padre ritenga necessario un approccio nuovo. E’ proprio nello stile di Papa Francesco, che vuole la Chiesa come una casa accogliente. Un parroco, da solo, non si può muovere in modo troppo disinvolto. Per questo attendiamo che sia proprio il Papa a pronunciarsi, dando le indicazioni che riterrà più opportune».

Si dice favorevole anche don Fabio De Lorenzo, della parrocchia di San Filippo: «La chiesa primitiva era molto severa al riguardo - afferma - ma, ad oggi, molte delle coppie che si sposano davanti a Dio sanno troppo poco dell’indissolubilità del matrimonio. Il sacramento resta, il Sinodo non interviene su questo. La decisione del Sinodo non deve essere interpretata come una sanatoria. E ogni caso verrà valutato singolarmente. Papa Francesco promuove le scelte coraggiose. Se Gesù si è seduto a tavola con i peccatori è giusto riprendere l’insegnamento laddove è stato interrotto a causa della censura. Quando c'è desiderio di fede piena, l’amore deve superare la legge ed è bello che la Chiesa si prepari a dare un segnale di apertura».

«Sono da tempo attento alle necessità delle singole persone e alle varie situazioni - spiega don Mario Marchiori, della chiesa di frazione Ronco, a Cossato -. Nella nostra comunità ci sono casi cosiddetti “irregolari”: fedeli che, dopo essersi sposati davanti a Dio e poi aver divorziato, si riaccostano all’Eucarestia, senza per questo creare scandalo. Lo scandalo c’è laddove ci sono altri che giudicano. Se la comunità è educata all’accoglienza sa che non deve giudicare né condannare. Tutti siamo peccatori, bisogna lasciare il giusto spazio all’individualità. Per lungo tempo la Chiesa ha escluso, ora c’è un’inversione: Papa Francesco vuole far diventare la Chiesa una casa che accoglie, che non esclude. Mi auguro che vescovi e preti diventino cinghia di trasmissione di quanto sta proponendo il Sinodo e che il Papa continui sulla via del Vangelo di misericordia».

«Credo che la Chiesa stia facendo un percorso interessante, di apertura verso le persone che, dopo essersi sposate, hanno rotto la promessa del matrimonio e poi hanno scelto di unirsi nuovamente in forma civile - dice don Luigi Bellotti, della parrocchia di Valdengo -. L’idea di riammettere chi desidera riavvicinarsi alla Fede mi piace. Credo ci siano situazioni che meriterebbero accoglienza e apertura. Ritengo però anche sia necessario leggere con attenzione il documento redatto dal Papa in cui fornirsce le sue indicazioni».

Più cauti i parroci del Piazzo, don Giovanni Panigoni, di Cossato, don Fulvio Dettoma e di Chiavazza, don Remo Baudrocco che - fino alle scorse settimane - attendevano di avere indicazioni precise da Papa Francesco. «Ultimamente - afferma don Baudrocco - mi sono accorto che nella mia comunità ci sono molti cristiani provenienti dal mondo ortodosso, dove è possibile risposarsi anche con rito religioso. Questo sicuramente crea interesse e bisogno di confrontarsi».

Shama Ciocchetti

BIELLA - I parroci biellesi dicono “si”, anche se con cautela, alla proposta del Sinodo dei vescovi sulla riammissione ai sacramenti per i divorziati che si sono risposati in forma civile. Il testo, approvato lo scorso ottobre durante il congresso dei sacerdoti, è stato sottoscritto in questi giorni da Papa Francesco. Nel documento, lungo 264 pagine, Papa Francesco non annuncia grandi cambiamenti, ma una convinta apertura verso i divorziati che si sono risposati e che - secondo il Santo Padre - «vanno integrati nella comunità ecclesiale». Più timida apertura anche verso le coppie gay, per le quali serve «rispetto per la dignità della persona così da evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione ed ogni forma di aggressione e violenza».

La decisione del Papa ora verrà trasmessa ai vescovi, i quali, a loro volta, la comunicheranno ai parroci, che sono già pronti a seguire le nuove disposizioni.«La scelta del Sinodo di riammettere alla Comunione anche le persone che, dopo essersi unite davanti a Dio, hanno divorziato e si sono risposate con rito civile, è un bel segnale di apertura - afferma don Luca Bertarelli, della parrocchia di Pollone – una scelta che segue le linee del Vangelo della misericordia. Poi, ovviamente, dovranno essere valutate le situazioni caso per caso: laddove c'è desiderio di riavvicinarsi alla Fede è giusto, quando possibile, che sia data la possibilità, sempre dopo aver affrontato il percorso opportuno. Molte persone che hanno divorziato e si sono risposate hanno il desiderio di partecipare alla vita della Chiesa. Qualcuno vede i separati e i divorziati in modo ghettizzante, ma dobbiamo far sì che queste persone non restino isolate, dobbiamo accoglierle, senza facrdine».

«Vedremo le linee che ci verranno indicate dal Papa - interviene don Fabrizio Mombello, parroco di Occhieppo Superiore, Inferiore e Galfione - e quali approcci utilizzare di fronte alle varie situazioni. Alcune sono spesso già molto dolorose per chi le vive, perché la separazione porta sofferenza e fatica. Per un parroco non fa notizia che nel proprio gregge qualcuno possa vivere in una condizione matrimoniale difficile. E non mi stupisce che, di fronte a casi così difficili, il Santo Padre ritenga necessario un approccio nuovo. E’ proprio nello stile di Papa Francesco, che vuole la Chiesa come una casa accogliente. Un parroco, da solo, non si può muovere in modo troppo disinvolto. Per questo attendiamo che sia proprio il Papa a pronunciarsi, dando le indicazioni che riterrà più opportune».

Si dice favorevole anche don Fabio De Lorenzo, della parrocchia di San Filippo: «La chiesa primitiva era molto severa al riguardo - afferma - ma, ad oggi, molte delle coppie che si sposano davanti a Dio sanno troppo poco dell’indissolubilità del matrimonio. Il sacramento resta, il Sinodo non interviene su questo. La decisione del Sinodo non deve essere interpretata come una sanatoria. E ogni caso verrà valutato singolarmente. Papa Francesco promuove le scelte coraggiose. Se Gesù si è seduto a tavola con i peccatori è giusto riprendere l’insegnamento laddove è stato interrotto a causa della censura. Quando c'è desiderio di fede piena, l’amore deve superare la legge ed è bello che la Chiesa si prepari a dare un segnale di apertura».

«Sono da tempo attento alle necessità delle singole persone e alle varie situazioni - spiega don Mario Marchiori, della chiesa di frazione Ronco, a Cossato -. Nella nostra comunità ci sono casi cosiddetti “irregolari”: fedeli che, dopo essersi sposati davanti a Dio e poi aver divorziato, si riaccostano all’Eucarestia, senza per questo creare scandalo. Lo scandalo c’è laddove ci sono altri che giudicano. Se la comunità è educata all’accoglienza sa che non deve giudicare né condannare. Tutti siamo peccatori, bisogna lasciare il giusto spazio all’individualità. Per lungo tempo la Chiesa ha escluso, ora c’è un’inversione: Papa Francesco vuole far diventare la Chiesa una casa che accoglie, che non esclude. Mi auguro che vescovi e preti diventino cinghia di trasmissione di quanto sta proponendo il Sinodo e che il Papa continui sulla via del Vangelo di misericordia».

«Credo che la Chiesa stia facendo un percorso interessante, di apertura verso le persone che, dopo essersi sposate, hanno rotto la promessa del matrimonio e poi hanno scelto di unirsi nuovamente in forma civile - dice don Luigi Bellotti, della parrocchia di Valdengo -. L’idea di riammettere chi desidera riavvicinarsi alla Fede mi piace. Credo ci siano situazioni che meriterebbero accoglienza e apertura. Ritengo però anche sia necessario leggere con attenzione il documento redatto dal Papa in cui fornirsce le sue indicazioni».

Più cauti i parroci del Piazzo, don Giovanni Panigoni, di Cossato, don Fulvio Dettoma e di Chiavazza, don Remo Baudrocco che - fino alle scorse settimane - attendevano di avere indicazioni precise da Papa Francesco. «Ultimamente - afferma don Baudrocco - mi sono accorto che nella mia comunità ci sono molti cristiani provenienti dal mondo ortodosso, dove è possibile risposarsi anche con rito religioso. Questo sicuramente crea interesse e bisogno di confrontarsi».

Shama Ciocchetti