«I disabili vanno aiutati da subito»

«I disabili vanno aiutati da subito»
Altro 08 Settembre 2016 ore 10:22

Lepisodio di Anzasco, che ha visto un uomo di 76 anni cercare di affogare il figlio disabile nelle acque Lago di Viverone, riporta all’attualita? il tema del “dopo di noi”, nel caso di famiglie con figli disabili.

«In base alla nostra esperienza - spiega Paola Brocca, dellassociazione Dopo di noidi Biella - posso dire che quello dei genitori in la? con gli anni, che si vedono scivolare via la vita e non sanno a chi affidare il figlio disabile e? un grosso problema, soprattutto quando non si ha una prospettiva per il futuro.

«Non condanno alcuno per quanto successo, condannare significherebbe non capire; provo solo tanta tenerezza nei confronti di quel padre che si e? reso protagonista di un gesto tanto drammatico. Daltronde sul territorio non esistono molte prospettive. Per quanto ci riguarda, la nostra associazione (info: casa@dopodinoi.biella.it) sta cercando di aprire un varco in tal senso: lidea e? di creare piccole comunita? nelle quali i disabili riescano a gestirsi in modo autonomo, nei limiti del possibile. Per ora lo stiamo facendo attraverso la nostra casa-famiglia di strada Marghero, a Biella, che ospita tre persone disabili, e con lattivita? di diurnato a Villa Piazzo, a Pettinengo, dove operatori e professionisti, affiancati da nostri volontari, si occupano di una quindicina di disabili».

I tre ragazzi seguiti dallassociazione Dopo di noivivono per quattro giorni alla settimana nellalloggio lasciato da don Egidio Marazzina. «Al mattino - spiega Paola Brocca - escono per fare volontariato, mentre al pomeriggio svolgono altre attivita? promosse dallassociazione, sempre nellottica di sviluppare in loro la maggior autonomia possibile. Non si tratta, infatti, di fare le cose tanto per occupareil tempo, ma di dare sensoal tempo e alle cose che si fanno. Significa riconoscerli come persone che hanno delle capacita? che devono essere fatte emergere. Da qui i vari laboratori espressivi: pittura, teatro, ergoterapia, ecc. Significa aiutare i ragazzi a impostare la vita pratica. Lavarsi, tenersi puliti, saper fare il bucato, sapere come vestirsi a seconda del tempo e delle stagioni, andare a fare la spesa e saper cucinare, tenere in ordine la casa, conoscere i propri limiti e saperli riconoscere, avendo cura di chiedere per favorese si necessita di un aiuto, sono tutte azioni che, per quanto elementari, non si possono mai dare per scontate con un disabile».

Per allargare il raggio dazione occorrerebbero maggiori disponibilita? economico-finanziarie (ad eccezione di un contributo ricevuto negli ultimi due anni da Iris e Cissabo, per lattivita? di diurnato, lassociazione non percepisce sovvenzioni pubbliche). Ce? pero? anche un problema di mentalita?: «Nel nostro territorio - conclude la responsabile dell’associazione “Dopo di noi” - aiutare i disabili significa ancora, essenzialmente, occuparsi di loro con un approccio di tipo assistenzialistico. E’ compito delle famiglie (cui compete una grande responsabilita?) pensare al futuro dei figli disabili: non basta “preoc-uparsi” per loro, occorre “occuparsene”, imparando a guardarli come uomini e donne e non come eterni bambini, credendo in loro come persone che possono e devono imparare a stare in questa societa?, aiutandoli ad “andare via”, rendendoli il piu? possibile autonomi.

«Questo e? un problema che deve essere affrontato per tempo (non quando ci si rende conto che, a causa dellavanzare delleta? o di qualche malattia, non si e? piu? in grado di badare a loro). Come genitori dobbiamo imparare a fidarci dei nostri figli e delle persone che li possono aiutare davvero. Eun passo faticoso, lo riconosco, ma in questi casi assolutamente necessario».

Lara Bertolazzi 

L’episodio di Anzasco, che ha visto un uomo di 76 anni cercare di affogare il figlio disabile nelle acque Lago di Viverone, riporta all’attualita? il tema del “dopo di noi”, nel caso di famiglie con figli disabili.

«In base alla nostra esperienza - spiega Paola Brocca, dell’associazione “Dopo di noi” di Biella - posso dire che quello dei genitori in la? con gli anni, che si vedono scivolare via la vita e non sanno a chi affidare il figlio disabile e? un grosso problema, soprattutto quando non si ha una prospettiva per il futuro.

«Non condanno alcuno per quanto successo, condannare significherebbe non capire; provo solo tanta tenerezza nei confronti di quel padre che si e? reso protagonista di un gesto tanto drammatico. D’altronde sul territorio non esistono molte prospettive. Per quanto ci riguarda, la nostra associazione (info: casa@dopodinoi.biella.it) sta cercando di aprire un varco in tal senso: l’idea e? di creare piccole comunita? nelle quali i disabili riescano a gestirsi in modo autonomo, nei limiti del possibile. Per ora lo stiamo facendo attraverso la nostra casa-famiglia di strada Marghero, a Biella, che ospita tre persone disabili, e con l’attivita? di diurnato a Villa Piazzo, a Pettinengo, dove operatori e professionisti, affiancati da nostri volontari, si occupano di una quindicina di disabili».

I tre ragazzi seguiti dall’associazione “Dopo di noi” vivono per quattro giorni alla settimana nell’alloggio lasciato da don Egidio Marazzina. «Al mattino - spiega Paola Brocca - escono per fare volontariato, mentre al pomeriggio svolgono altre attivita? promosse dall’associazione, sempre nell’ottica di sviluppare in loro la maggior autonomia possibile. Non si tratta, infatti, di fare le cose tanto per “occupare” il tempo, ma di “dare senso” al tempo e alle cose che si fanno. Significa riconoscerli come persone che hanno delle capacita? che devono essere fatte emergere. Da qui i vari laboratori espressivi: pittura, teatro, ergoterapia, ecc. Significa aiutare i ragazzi a impostare la vita pratica. Lavarsi, tenersi puliti, saper fare il bucato, sapere come vestirsi a seconda del tempo e delle stagioni, andare a fare la spesa e saper cucinare, tenere in ordine la casa, conoscere i propri limiti e saperli riconoscere, avendo cura di chiedere “per favore” se si necessita di un aiuto, sono tutte azioni che, per quanto elementari, non si possono mai dare per scontate con un disabile».

Per allargare il raggio d’azione occorrerebbero maggiori disponibilita? economico-finanziarie (ad eccezione di un contributo ricevuto negli ultimi due anni da Iris e Cissabo, per l’attivita? di diurnato, l’associazione non percepisce sovvenzioni pubbliche). C’e? pero? anche un problema di mentalita?: «Nel nostro territorio - conclude la responsabile dell’associazione “Dopo di noi” - aiutare i disabili significa ancora, essenzialmente, occuparsi di loro con un approccio di tipo assistenzialistico. E’ compito delle famiglie (cui compete una grande responsabilita?) pensare al futuro dei figli disabili: non basta “preoc-uparsi” per loro, occorre “occuparsene”, imparando a guardarli come uomini e donne e non come eterni bambini, credendo in loro come persone che possono e devono imparare a stare in questa societa?, aiutandoli ad “andare via”, rendendoli il piu? possibile autonomi.

«Questo e? un problema che deve essere affrontato per tempo (non quando ci si rende conto che, a causa dell’avanzare dell’eta? o di qualche malattia, non si e? piu? in grado di badare a loro). Come genitori dobbiamo imparare a fidarci dei nostri figli e delle persone che li possono aiutare davvero. E’ un passo faticoso, lo riconosco, ma in questi casi assolutamente necessario».

Lara Bertolazzi