Flc Cgil: «Scuole a rischio chiusura»

Flc Cgil: «Scuole a rischio chiusura»
10 Aprile 2015 ore 15:26

Il nostro territorio? Un possibile condannato a morte. Le nostre scuole? Scatoloni vuoti costretti a chiudere. Sono contorni inquietanti, quelli che la Flc Cgil traccia sulle condizioni in cui versa il Biellese, dal punto di vista demografico e, di conseguenza, scolastico. Ma non si tratta di supposizioni. Il primo sindacato della provincia si esprime, infatti, dati alla mano, seguendo l’andamento degli iscritti di questo e degli ultimi anni, e a malincuore fa sapere: per l’anno scolastico 2015-2016, si evidenzia un calo di iscritti, pari a -104 unità, per le scuole di diversi ordini e gradi.

Il nostro territorio? Un possibile condannato a morte. Le nostre scuole? Scatoloni vuoti costretti a chiudere. Sono contorni inquietanti, quelli che la Flc Cgil traccia sulle condizioni in cui versa il Biellese, dal punto di vista demografico e, di conseguenza, scolastico. Ma non si tratta di supposizioni. Il primo sindacato della provincia si esprime, infatti, dati alla mano, seguendo l’andamento degli iscritti di questo e degli ultimi anni, e a malincuore fa sapere: per l’anno scolastico 2015-2016, si evidenzia un calo di iscritti, pari a -104 unità, per le scuole di diversi ordini e gradi.

Sempre meno bambini.  In particolare, le condizioni che la Flc Cgil definisce “più allarmanti” sarebbero quelle in cui si trovano la scuola dell’infanzia (-69 iscritti), la scuola primaria (-28) e anche la scuola media (-73). Tanto  che i tre ordini hanno perso, in totale, 170 alunni. Numero che viene, compensato dai dati sulle iscrizioni alle superiori, che hanno registrato un incremento di 66 studenti, ma che non è un dato  confortante: «Questo incremento verrà “perso” con l’uscita dal sistema degli studenti. Mentre a regime andrà il calo registrato negli altri ordini», fa notare Marco Ramella Trotta di Flc Cgil.

Posti di lavori in meno. Insomma, con il passare del tempo il Biellese si troverà sempre più vittima dell’ormai consolidato calo di nascite e di nuovi trasferimenti. A farne le spese, prevede la Cgil, gli  insegnanti e il personale Ata, che con la chiusura delle scuole perderanno il posto di lavoro, con le annesse conseguenze: «La demografia è l’indice primario per un territorio. Visti i numeri drammatici, la politica non può davvero continuare a restare ferma».

Giovanna Boglietti

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