Energia dai rifiuti biodegradabili

Energia dai rifiuti biodegradabili
Pubblicato:
Aggiornato:

Il territorio biellese come nuovo polo produttivo per il riciclaggio e la produzione di energia dai rifiuti biodegradabili come sfalci del verde e l’umido della raccolta differenziata. E’ questa la scommessa anche del Consorzio di smaltimento dei rifiuti dell’area Biellese per lo sviluppo di occupazione e la tutela dell’ambiente, dopo il via libera anche nell’ultima conferenza dei servizi - avvenuta lo scorso 29 dicembre nella sede della Provincia di Biella - a un progetto di un impianto di recupero energetico  per la produzione di energia da fonti rinnovabili mediante trattamento di rifiuti organici in località Brianco di Salussola.
«Si tratta dell’ennesimo passo che dice basta alle discariche di materiale organico sul nostro territorio a favore per uno sviluppo di economia circolare e nuovi posti di lavoro per cicli industriali innovativi e rispettosi della natura – afferma con convinzione Alessandro Pizzi,  vice presidente e referente dell’area tecnico scientifica del Consorzio -. Un altro progetto dopo quello di valorizzazione delle plastiche previsto a Cavaglià che insieme potrebbero portare ad un centinaio di nuovi posti di lavoro». Ma di che si tratta? A svelarcelo è lo stesso  Pizzi. «Oltre 5 mila tonnellate all’anno di biogas da immettere in rete sotto forma di biometano in grado di riscaldare un intero paese fino a 20mila abitanti equivalenti. Il tutto trasformando rifiuti organici della raccolta differenziata, rifiuti vegetali e animali da coltivazioni agricole, trucioli di legno attraverso semplici processi biochimici che avvengono in natura. L’impianto integrato di digestione anaerobica e compostaggio aerobico svolge operazioni di recupero di rifiuti organici selezionati mediante due processi integrati. Insomma quei rifiuti che oggi finiscono in discarica con buona pace degli ambientalisti della protesta senza proposte alternative». 
L’impianto proposto è stato dimensionato per una capacità di trattamento di 35mila t/anno di materiale in ingresso, costituito da frazione organica derivata dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani (Forsu) e da scarti agroalimentari, quindi ben oltre le quasi 10 mila tonnellate. «Ovvio che la ricchezza di questi impianti è quella di diventare polo riferimento attrattivo di un territorio di quadrante ben oltre i confini provinciali – conclude Pizzi - E’ ora di capire che tecnicamente ed economicamente ma anche dal punto di vista dell’impatto ambientale è conveniente concentrare i processi in impianti adeguati e tecnologicamente avanzati. I rifiuti, in questo caso, sono una risorsa e se arrivano da fuori provincia, meglio ancora. Sfrutteremo il beneficio economico e con l’avvio dei nostri impianti ridaremo loro i rifiuti pre-trattati e non più inquinanti, chiuderemo le discariche e aumenteremo l’occupazione e i posti di lavoro in un settore strategico per lo sviluppo industriale».

Il territorio biellese come nuovo polo produttivo per il riciclaggio e la produzione di energia dai rifiuti biodegradabili come sfalci del verde e l’umido della raccolta differenziata. E’ questa la scommessa anche del Consorzio di smaltimento dei rifiuti dell’area Biellese per lo sviluppo di occupazione e la tutela dell’ambiente, dopo il via libera anche nell’ultima conferenza dei servizi - avvenuta lo scorso 29 dicembre nella sede della Provincia di Biella - a un progetto di un impianto di recupero energetico  per la produzione di energia da fonti rinnovabili mediante trattamento di rifiuti organici in località Brianco di Salussola.
«Si tratta dell’ennesimo passo che dice basta alle discariche di materiale organico sul nostro territorio a favore per uno sviluppo di economia circolare e nuovi posti di lavoro per cicli industriali innovativi e rispettosi della natura – afferma con convinzione Alessandro Pizzi,  vice presidente e referente dell’area tecnico scientifica del Consorzio -. Un altro progetto dopo quello di valorizzazione delle plastiche previsto a Cavaglià che insieme potrebbero portare ad un centinaio di nuovi posti di lavoro». Ma di che si tratta? A svelarcelo è lo stesso  Pizzi. «Oltre 5 mila tonnellate all’anno di biogas da immettere in rete sotto forma di biometano in grado di riscaldare un intero paese fino a 20mila abitanti equivalenti. Il tutto trasformando rifiuti organici della raccolta differenziata, rifiuti vegetali e animali da coltivazioni agricole, trucioli di legno attraverso semplici processi biochimici che avvengono in natura. L’impianto integrato di digestione anaerobica e compostaggio aerobico svolge operazioni di recupero di rifiuti organici selezionati mediante due processi integrati. Insomma quei rifiuti che oggi finiscono in discarica con buona pace degli ambientalisti della protesta senza proposte alternative». 
L’impianto proposto è stato dimensionato per una capacità di trattamento di 35mila t/anno di materiale in ingresso, costituito da frazione organica derivata dalla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani (Forsu) e da scarti agroalimentari, quindi ben oltre le quasi 10 mila tonnellate. «Ovvio che la ricchezza di questi impianti è quella di diventare polo riferimento attrattivo di un territorio di quadrante ben oltre i confini provinciali – conclude Pizzi - E’ ora di capire che tecnicamente ed economicamente ma anche dal punto di vista dell’impatto ambientale è conveniente concentrare i processi in impianti adeguati e tecnologicamente avanzati. I rifiuti, in questo caso, sono una risorsa e se arrivano da fuori provincia, meglio ancora. Sfrutteremo il beneficio economico e con l’avvio dei nostri impianti ridaremo loro i rifiuti pre-trattati e non più inquinanti, chiuderemo le discariche e aumenteremo l’occupazione e i posti di lavoro in un settore strategico per lo sviluppo industriale».

Seguici sui nostri canali