Elisoccorso: si pagherà nei casi meno gravi

Elisoccorso: si pagherà<BR> nei casi meno gravi
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Novanta giorni di tempo per decidere le modalità di attuazione, ma il principio è già chiaro (e deciso): in futuro, chi chiederà l’intervento dell’elisoccorso del 118 senza averne reale necessità dovrà pagare un ticket. E’ quanto ha stabilito la Regione Piemonte a seguito di un emendamento bipartisan approvato nei giorni scorsi nella nuova legge finanziaria. Un provvedimento che promette di rivoluzionare in parte l’unico servizio sanitario che sino ad oggi non era soggetto a pagamento, anche se al momento non è ancora dato sapere in  quali casi precisi e per quali cifre.   

La novità  Il servizio di elisoccorso in Piemonte oggi è gratuito  per qualsiasi tipo di intervento. Che si tratti di un infarto fulminante in una cascina di alta valle o di un ginocchio sbucciato durante una passeggiata al Mucrone, di fatto non esiste differenza. In realtà, all’arrivo della chiamata il personale del 118 classifica ciascun caso in base a parametri precisi che determinano l’esigenza o meno dell’intervento in volo. Ma è naturale che una richiesta di aiuto proveniente da zone difficilmente accessibili o impervie, indipendentemente dalla gravità clinica del paziente, implica l’utilizzo dell’unico mezzo in grado di operare nei tempi più rapidi possibili.  Che cosa significa questo? «Che in molti casi - spiega Martino Borrione, responsabile del Soccorso alpino biellese e operatore di elisoccorso da 17 anni - le persone che vanno in montagna richiedono l’intervento del 118 senza averne una reale necessità.  In pratica, il fatto di essere in un luogo complicato da raggiungere, unito alla certezza di non dover pagare il servizio di elisoccorso, spesso diventa l’alibi per chiedere un intervento costoso e non necessario».  I camminatori della domenica, che si ritrovano in difficoltà (ad esempio dopo aver intrapreso un’escursione al di fuori delle proprie capacità) pur senza aver subito gravi danni fisici, non hanno elementi che li dissuadano dal chiamare il 118. A volte questo è semplicemente il modo più rapido e semplice per togliersi dagli impicci. Peccato, però, che a ciascuna uscita il servizio di elisoccorso implichi l’attivazione di un pilota, di un tecnico elicotterista, di un medico, di un infermiere e di un tecnico di soccorso alpino. Cui si aggiunge, nei periodi di innevamento (vale a dire dall’inizio di dicembre a fine aprile), la disponibilità costante di tre unità cinofile in tre basi delle cinque attualmente in uso in Piemonte (che diventeranno quattro con la chiusura di Novara). Pilota e tecnico di fatto sono a carico della ditta detentrice dell’appalto, medico e infermiere sono stipendiati dal servizio sanitario nazionale, mentre per i tecnici di soccorso alpino (ce ne sono solo 65 in tutta la regione, tutti altamente qualificati) e cinofili è previsto un “mancato guadagno”, ovvero una cifra forfettaria giornaliera, che il Soccorso alpino mette in rendicontazione all’Asl di riferimento. Il tutto, secondo i dati diffusi nei giorni scorsi dall’assessore regionale alla Sanità Paolo Monferino, per un costo totale a volo di «2.736 euro, che salgono a  6.352 se si tiene conto dei soli voli con trasporto del paziente».  Valle d'Aosta, Veneto e Trentino hanno già adeguato le proprie regole al “mercato”, stabilendo criteri e tariffe per gli interventi di lieve entità (in Vallée, ad esempio, il costo a carico del paziente è di circa 900 euro). Ora toccherà anche al Piemonte, che tuttavia deve affrontare ancora la partita più difficile: stabilire quando e quanto si pagherà. «Se saremo chiamati a dire la nostra lo faremo volentieri - spiega Borrione -. L’essenziale, a questo punto, è stabilire regole molto precise che consentano di non trovarsi di fronte a casi dubbi». Una volta fatto questo passo, sarà necessario avviare tra la gente una massiccia campagna di informazione. E, perché no, di educazione.

Veronica Balocco

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