l'intervento

Dopo il Dpcm lo sfogo di un ex prof: “Che Paese siamo diventati?”

Intervento di Marco Sansoé, del Laboratorio La Città di Sotto.

Dopo il Dpcm lo sfogo di un ex prof: “Che Paese siamo diventati?”
Altro 27 Ottobre 2020 ore 09:00

Lo sfogo di un ex prof: “Che Paese siamo diventati?”. Intervento di Marco Sansoé, del Laboratorio La Città di Sotto.

Lo sfogo di un ex prof: “Che Paese siamo diventati?”

E’ un intervento che fa riflettere quello di Marco Sansoé, ex insegnante biellese.

Che paese è quello che deroga a un diritto costituzionale e chiude le scuole perché il trasporto pubblico non regge il traffico (concentrato in fasce orarie fisse e limitate) degli studenti?

Che paese è quello che introduce la “didattica a distanza” senza capire che non funziona, che ai giovani si negano così “le relazioni” che sono l’elemento centrale di qualsiasi processo di apprendimento in età adolescenziale?   Che paese è quello che introduce la “didattica a distanza” senza capire che con gli smartphones e i tablets non si può fare e che nelle case i PC non ci sono più; tagliando fuori tutte le famiglie più povere?   Che paese è quello che non ha ridotto per legge il numero degli alunni per classe e reperito nuovi spazi per una permanenza più sicura e una didattica più efficace  e inclusiva?

Che paese è quello che ha da 50 anni privilegiato il trasporto privato a discapito di quello pubblico e quello delle merci trasportate su gomma a discapito di quello ferroviario?

Che paese è quello che non fa una parola sulla verifica delle condizioni di sicurezza sul lavoro, non solo della sanità, ma nella logistica, nella distribuzione, nella produzione?

Che paese è quello che non prolunga la cassa integrazione per gli occupati in aziende in difficoltà, non blocca i licenziamenti e non da un salario minimo a tutti i disoccupati fino alla fine della pandemia da Covid-19?

Che paese è quello che punisce i giovani, il loro bisogno di socializzazione e il tempo libero di tutti e tutte per salvaguardare, esclusivamente, il tempo del lavoro e della produzione?

Che paese è quello che conta l’aumento del numero delle persone in terapia intensiva per Covid-19 preoccupato non delle loro sofferenze o dei rischi a cui è sottoposto il personale medico e infermieristico, ma preoccupato dalla incapacità della struttura sanitaria di reggere l’urto della gestione di un numero crescente di malati?    Che paese è quello che da 30 anni taglia (e diminuisce) le risorse alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, al trasporto pubblico?  Che paese quello che esternalizza e privatizza i servizi alla persona abbassandone la qualità e l’efficacia?

Che mondo è quello nel quale tutti i paesi fanno, più o meno bene, ciò che fa questo paese?

Che mondo è quello che dà il “Nobel per la pace” all’Organizzazione delle Nazioni Unite che combatte la fame del mondo, prodotta dal colonialismo e dalla rapina delle materie prime da parte dell’Occidente?  che mondo è quello che non riesce a fermare la fame, monitorata da 50 anni, e il rischio di morte per centinaia di milioni di persone ancora oggi?

Sicuramente un mondo ipocrita e sbagliato, probabilmente verso la fine. La questione è come accompagnarlo alla sua fine e costruire al suo posto un altro mondo possibile!

Marco Sansoè

Laboratorio sociale “la Città di sotto”

 

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