Discarica di Lozzolo: progetto ritirato

Discarica di Lozzolo: progetto ritirato
Altro 18 Dicembre 2016 ore 11:44

LOZZOLO - Per la popolazione era diventata come una spada di Damocle. Un incubo che pesava dall’alto, nel timore che potesse mai divenire realtà. Venerdì, però, ogni paura si è dissolta: il progetto che le ditte Ulisse 2007 ed RM avevano presentato lo scorso settembre per il rinnovo della concessione mineraria e la realizzazione di una nuova discarica nello stesso sito, al Fornaccio di Lozzolo, è diventato carta straccia. Un fulmine a ciel sereno o, meglio, «un bellissimo regalo di Natale», per dirla con le parole del sindaco Roberto Sella, che nella mattinata di venerdì ha attraversato l’apertura della prima conferenza dei servizi nella sede della Regione Piemonte. Un iter dunque morto alla sua nascita: «Si chiude così - puntualizza Sella - una pagina di storia lozzolese che ha suscitato anche l’interesse e la mobilitazione dei territori dell’Alto Piemonte».

La vicenda del progetto di discarica a Lozzolo teneva banco in zona ormai dai mesi, circondato da un alone di sostanziale contrarietà. Ostili all’idea - che prevedeva la realizzazione di una discarica su un’area di 40mila metri quadrati, con un riempimento di 485mila metri cubi e colmando in tre lotti separati 25 metri di profondità, risultando così sopra di 2-3 metri dal piano di campagna - si erano dimostrati non solo gli enti locali, con il Comune di Lozzolo in testa, ma anche altri soggetti del territorio. Non ultima, l’Enoteca regionale di Gattinara, la quale, in una nota ufficiale, aveva dichiarato: «Realizzare una nuova discarica in un territorio che, da un punto di vista naturalistico e di produzioni di eccellenza, presenta caratteristiche che non possono essere “contaminate” da discariche di alcun genere è assolutamente improponibile. Il territorio dell’Alto Piemonte con le sue eccellenze agroalimentari e i pregiati vigneti che danno origine a vini Doc e Docg non possono e non devono ritrovarsi vicino ad una discarica che ne metterebbe a serio rischio la ricchezza e la sopravvivenza». Stessa contrarietà era poi stata espressa anche dalla popolazione: il comitato spontaneo nato per contrastare la realizzazione del progetto era infatti riuscito in poco tempo a racimolare qualcosa come 450 firme, con il sostegno di Legambiente. A fianco di tutto ciò, un blog teneva costantemente informato il popolo del web in merito alle novità relative al procedimento: una vetrina che aveva permesso anche di rendere conto dei numerosi dubbi che aleggiavano sul progetto. Primo tra tutti, l’indefinita identità dei futuri controllori della qualità ambientale del territorio.

Venerdì, come detto, il colpo di scena. Il ritiro del progetto e la richiesta, da parte delle ditte, di veder semplicemente prorogata l’attività di coltivazione della miniera, vicina alla scadenza: un’istanza che ora sarà valutata e alla quale verrà data presto risposta. «La salvaguardia del territorio - spiega Roberto Sella - ha prevalso sugli interessi privati e questo è motivo di grande soddisfazione. Si ringraziano tutte le persone, di Lozzolo e non, che hanno partecipato, contribuito e condiviso, in modo attivo e propositivo ad un percorso che è durato poco più di due mesi». Per il primo cittadino, in ogni caso, l’iter non si esaurisce qui. «Questo passaggio rappresenta per me l’occasione per sottolineare l'auspicio che riportammo nella delibera di consiglio comunale di novembre - chiarisce -: che questo avvenimento possa essere da stimolo per costituire un gruppo di lavoro che porti a un recupero delle radici storiche agricole e la valorizzazione del territorio lozzolese dal punto di vista agricolo ed enogastronomico, con positive ricadute ecologiche, ambientali e socio-economiche. Ma non solo. Che accresca anche la consapevolezza, in ogni singolo individuo, che è doveroso impegnarsi nell’attuare buone pratiche utili a ridurre la produzione di rifiuti destinati al ciclo della gestione dei rifiuti, in modo da ridurre alla fonte il bisogno di discariche o inceneritori».

 

Un esito, dunque, che va al di là della soddisfazione immediata. «L’amministrazione è contenta del risultato ottenuto - conclude il sindaco di Lozzolo - soprattutto per le giovani generazioni e per quelle future perché non gli consegneremo un eredità pesante come quella di una discarica che sarebbe rimasta per sempre».

Veronica Balocco

LOZZOLO - Per la popolazione era diventata come una spada di Damocle. Un incubo che pesava dall’alto, nel timore che potesse mai divenire realtà. Venerdì, però, ogni paura si è dissolta: il progetto che le ditte Ulisse 2007 ed RM avevano presentato lo scorso settembre per il rinnovo della concessione mineraria e la realizzazione di una nuova discarica nello stesso sito, al Fornaccio di Lozzolo, è diventato carta straccia. Un fulmine a ciel sereno o, meglio, «un bellissimo regalo di Natale», per dirla con le parole del sindaco Roberto Sella, che nella mattinata di venerdì ha attraversato l’apertura della prima conferenza dei servizi nella sede della Regione Piemonte. Un iter dunque morto alla sua nascita: «Si chiude così - puntualizza Sella - una pagina di storia lozzolese che ha suscitato anche l’interesse e la mobilitazione dei territori dell’Alto Piemonte».

La vicenda del progetto di discarica a Lozzolo teneva banco in zona ormai dai mesi, circondato da un alone di sostanziale contrarietà. Ostili all’idea - che prevedeva la realizzazione di una discarica su un’area di 40mila metri quadrati, con un riempimento di 485mila metri cubi e colmando in tre lotti separati 25 metri di profondità, risultando così sopra di 2-3 metri dal piano di campagna - si erano dimostrati non solo gli enti locali, con il Comune di Lozzolo in testa, ma anche altri soggetti del territorio. Non ultima, l’Enoteca regionale di Gattinara, la quale, in una nota ufficiale, aveva dichiarato: «Realizzare una nuova discarica in un territorio che, da un punto di vista naturalistico e di produzioni di eccellenza, presenta caratteristiche che non possono essere “contaminate” da discariche di alcun genere è assolutamente improponibile. Il territorio dell’Alto Piemonte con le sue eccellenze agroalimentari e i pregiati vigneti che danno origine a vini Doc e Docg non possono e non devono ritrovarsi vicino ad una discarica che ne metterebbe a serio rischio la ricchezza e la sopravvivenza». Stessa contrarietà era poi stata espressa anche dalla popolazione: il comitato spontaneo nato per contrastare la realizzazione del progetto era infatti riuscito in poco tempo a racimolare qualcosa come 450 firme, con il sostegno di Legambiente. A fianco di tutto ciò, un blog teneva costantemente informato il popolo del web in merito alle novità relative al procedimento: una vetrina che aveva permesso anche di rendere conto dei numerosi dubbi che aleggiavano sul progetto. Primo tra tutti, l’indefinita identità dei futuri controllori della qualità ambientale del territorio.

Venerdì, come detto, il colpo di scena. Il ritiro del progetto e la richiesta, da parte delle ditte, di veder semplicemente prorogata l’attività di coltivazione della miniera, vicina alla scadenza: un’istanza che ora sarà valutata e alla quale verrà data presto risposta. «La salvaguardia del territorio - spiega Roberto Sella - ha prevalso sugli interessi privati e questo è motivo di grande soddisfazione. Si ringraziano tutte le persone, di Lozzolo e non, che hanno partecipato, contribuito e condiviso, in modo attivo e propositivo ad un percorso che è durato poco più di due mesi». Per il primo cittadino, in ogni caso, l’iter non si esaurisce qui. «Questo passaggio rappresenta per me l’occasione per sottolineare l'auspicio che riportammo nella delibera di consiglio comunale di novembre - chiarisce -: che questo avvenimento possa essere da stimolo per costituire un gruppo di lavoro che porti a un recupero delle radici storiche agricole e la valorizzazione del territorio lozzolese dal punto di vista agricolo ed enogastronomico, con positive ricadute ecologiche, ambientali e socio-economiche. Ma non solo. Che accresca anche la consapevolezza, in ogni singolo individuo, che è doveroso impegnarsi nell’attuare buone pratiche utili a ridurre la produzione di rifiuti destinati al ciclo della gestione dei rifiuti, in modo da ridurre alla fonte il bisogno di discariche o inceneritori».

 

Un esito, dunque, che va al di là della soddisfazione immediata. «L’amministrazione è contenta del risultato ottenuto - conclude il sindaco di Lozzolo - soprattutto per le giovani generazioni e per quelle future perché non gli consegneremo un eredità pesante come quella di una discarica che sarebbe rimasta per sempre».

Veronica Balocco