Discarica di Cavaglià: no all’inchiesta pubblica

Discarica di Cavaglià: no all’inchiesta pubblica
Altro 13 Novembre 2015 ore 17:17

CAVAGLIA’ – E’ un no senza possibilità di appello quello che gli uffici provinciali hanno comunicato nei giorni scorsi quale responso alla richiesta, avanzata da sette associazioni ambientaliste del territorio, di istituzione di una commissione di inchiesta pubblica nell’ambito della procedura di Via per l’ampliamento di due discariche (per rifiuti non pericolosi) di regione Gerbido, a Cavaglià.

L’istanza era stata presentata solo pochi giorni fa da Legambiente Circolo di Biella, Legambiente Circolo di Vercelli,  Comitato Valledora, Wwf Biella, Pro Natura biellese, Pro Natura vercellese e Lipu sezione di Biella e Vercelli, quale «necessario elemento» a corollario della complessa istruttoria finalizzata ad autorizzare, o meno, il progetto di raddoppio dell’impianto, presentato da Asrab e A2A Ambiente. Ma la Provincia, alla luce di una serie di motivazioni,  non ha ritenuto necessario procedere con l’istituzione della commissione. «La Provincia – scrive il responsabile del procedimento Davide Zanino – non ha mai ritenuto necessario acquisire elementi di vaglio delle istanze di Valutazione Via dallo svolgimento di inchiesta pubblica. E ciò pur avendo già in passato valutato analoghe istanze di nuova realizzazione e ampliamento di discariche per rifiuti non pericolosi esistenti». Inoltre, chiarisce il funzionario, «va considerato che, trovandosi la Provincia in procedura di risanamento e potendo l’istruttoria congiunta sulle due discariche essere condotta anche con altri strumenti, il ricorso all’inchiesta pubblica comporterebbe la necessità di corrispondere compensi economici agli esperti in essa coinvolti, così determinando una spesa verosimilmente non riconducibile a quelle compatibili con la gestione dell’ente in tale fase». 

Immediata, e critica, la reazione delle associazioni ambientaliste davanti al responso: «Si conferma l’indisponibilità degli enti preposti alle procedure di Via ad accogliere qualsiasi richiesta di inchiesta pubblica – scrive Legambiente Biella -. E’ purtroppo una statistica evidente non solo a livello nazionale, ma anche locale: in precedenza nel Biellese fu cassata analoga richiesta per il progetto di rifacimento diga in Valsessera. Cassazione immotivata, ora  argomento di ricorso nel contenzioso amministrativo». E conclude: «Denunciamo pertanto l’ennesima decisione amministrativa volta a sottrarre dalla procedura Via  quell’approfondimento  che solo una inchiesta pubblica partecipata avrebbe potuto in parte risolvere stante la carenza/ritardo nelle attività di pianificazione territoriale nel settore dei rifiuti solidi urbani, sia per quanto concerne il recupero ambientale della Valledora».

Veronica Balocco

CAVAGLIA’ – E’ un no senza possibilità di appello quello che gli uffici provinciali hanno comunicato nei giorni scorsi quale responso alla richiesta, avanzata da sette associazioni ambientaliste del territorio, di istituzione di una commissione di inchiesta pubblica nell’ambito della procedura di Via per l’ampliamento di due discariche (per rifiuti non pericolosi) di regione Gerbido, a Cavaglià.

L’istanza era stata presentata solo pochi giorni fa da Legambiente Circolo di Biella, Legambiente Circolo di Vercelli,  Comitato Valledora, Wwf Biella, Pro Natura biellese, Pro Natura vercellese e Lipu sezione di Biella e Vercelli, quale «necessario elemento» a corollario della complessa istruttoria finalizzata ad autorizzare, o meno, il progetto di raddoppio dell’impianto, presentato da Asrab e A2A Ambiente. Ma la Provincia, alla luce di una serie di motivazioni,  non ha ritenuto necessario procedere con l’istituzione della commissione. «La Provincia – scrive il responsabile del procedimento Davide Zanino – non ha mai ritenuto necessario acquisire elementi di vaglio delle istanze di Valutazione Via dallo svolgimento di inchiesta pubblica. E ciò pur avendo già in passato valutato analoghe istanze di nuova realizzazione e ampliamento di discariche per rifiuti non pericolosi esistenti». Inoltre, chiarisce il funzionario, «va considerato che, trovandosi la Provincia in procedura di risanamento e potendo l’istruttoria congiunta sulle due discariche essere condotta anche con altri strumenti, il ricorso all’inchiesta pubblica comporterebbe la necessità di corrispondere compensi economici agli esperti in essa coinvolti, così determinando una spesa verosimilmente non riconducibile a quelle compatibili con la gestione dell’ente in tale fase». 

Immediata, e critica, la reazione delle associazioni ambientaliste davanti al responso: «Si conferma l’indisponibilità degli enti preposti alle procedure di Via ad accogliere qualsiasi richiesta di inchiesta pubblica – scrive Legambiente Biella -. E’ purtroppo una statistica evidente non solo a livello nazionale, ma anche locale: in precedenza nel Biellese fu cassata analoga richiesta per il progetto di rifacimento diga in Valsessera. Cassazione immotivata, ora  argomento di ricorso nel contenzioso amministrativo». E conclude: «Denunciamo pertanto l’ennesima decisione amministrativa volta a sottrarre dalla procedura Via  quell’approfondimento  che solo una inchiesta pubblica partecipata avrebbe potuto in parte risolvere stante la carenza/ritardo nelle attività di pianificazione territoriale nel settore dei rifiuti solidi urbani, sia per quanto concerne il recupero ambientale della Valledora».

Veronica Balocco

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