Discarica di Cavaglià: chiesta l’inchiesta pubblica

Discarica di Cavaglià: chiesta l’inchiesta pubblica
Altro 09 Novembre 2015 ore 04:53

CAVAGLIA’ – Sul progetto di ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi di Cavaglià, località Gerbido, è necessario fare massima chiarezza, approfondendo ogni aspetto, sia dal punto di vista ambientale sia da quello contrattuale. E’ l’appello che alzano in modo congiunto sette associazioni ambientaliste del territorio (Legambiente Biella, Legambiente Vercelli, Comitato Valledora, Wwf biellese, Pro natura biellese, Pro natura vercellese e Lipu), le quali – con un documento ufficiale indirizzato al presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo e al responsabile del settore Tutela ambiente della Provincia, nonché del procedimento, Davide Zanino – chiedono l’istituzione di una commissione di inchiesta pubblica che prenda in esame, appunto, il progetto di ampliamento presentato lo scorso 21 ottobre da Asrab e A2A Ambiente spa, ora in fase di valutazione nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale.

«L’Inchiesta pubblica – spiegano gli ambientalisti in un messaggio congiunto – è una delle modalità previste dal legislatore, decreto 152/2006, per approfondire problematiche ambientali complesse o che richiedono una particolare partecipazione della popolazione e degli enti territoriali. E’ una facoltà istruttoria lasciata nelle mani del responsabile del procedimento che dovrà comunque motivare, se non accolta, le ragione del diniego». Secondo gli ambientalisti, in particolare, il progetto presentato da Asrab e A2A Ambiente giustificherebbe ampiamente il ricorso all’istituto in questione: «Viste le pressioni esistenti in Valledora, tra  numerose cave e discariche, ed anche bonifiche in corso – chiariscono infatti le associazioni -,  a fronte di indicazioni nella pianificazione regionale o provinciale  volte  alla salvaguardia di un’area ove avviene la “ricarica della falda”, ovvero per contenerne il degrado, il progetto rende necessario un approfondimento particolare, che lo strumento dell’inchiesta pubblica consentirebbe di affrontare in modo più idoneo». 

«A queste problematiche – aggiungono poi gli ambientalisti – si sommano quelle relative alle scelte alla gestione finale degli Rsu, sia per l’ambito biellese sia per quello sovraprovinciale (pianificazione della raccolta, gestione, trattamento e conferimento finale). Tutti aspetti che, nell’assenza  perdurante di una pianificazione di bacino, dovrebbero, a nostro avviso, essere trattati in sede di  inchiesta pubblica. Non è infatti da escludere il severo rischio che le scelte relative al trattamento e il conferimento dei Rsu siano, di fatto, condotte o condizionate dalle  imprese private assegnatarie degli affidamenti». La decisione del responsabile del procedimento in merito all’eventuale accoglimento dell’istanza dovrà arrivare entro 20 giorni.

Veronica Balocco

CAVAGLIA’ – Sul progetto di ampliamento della discarica per rifiuti non pericolosi di Cavaglià, località Gerbido, è necessario fare massima chiarezza, approfondendo ogni aspetto, sia dal punto di vista ambientale sia da quello contrattuale. E’ l’appello che alzano in modo congiunto sette associazioni ambientaliste del territorio (Legambiente Biella, Legambiente Vercelli, Comitato Valledora, Wwf biellese, Pro natura biellese, Pro natura vercellese e Lipu), le quali – con un documento ufficiale indirizzato al presidente della Provincia Emanuele Ramella Pralungo e al responsabile del settore Tutela ambiente della Provincia, nonché del procedimento, Davide Zanino – chiedono l’istituzione di una commissione di inchiesta pubblica che prenda in esame, appunto, il progetto di ampliamento presentato lo scorso 21 ottobre da Asrab e A2A Ambiente spa, ora in fase di valutazione nell’ambito della procedura di Valutazione di impatto ambientale.

«L’Inchiesta pubblica – spiegano gli ambientalisti in un messaggio congiunto – è una delle modalità previste dal legislatore, decreto 152/2006, per approfondire problematiche ambientali complesse o che richiedono una particolare partecipazione della popolazione e degli enti territoriali. E’ una facoltà istruttoria lasciata nelle mani del responsabile del procedimento che dovrà comunque motivare, se non accolta, le ragione del diniego». Secondo gli ambientalisti, in particolare, il progetto presentato da Asrab e A2A Ambiente giustificherebbe ampiamente il ricorso all’istituto in questione: «Viste le pressioni esistenti in Valledora, tra  numerose cave e discariche, ed anche bonifiche in corso – chiariscono infatti le associazioni -,  a fronte di indicazioni nella pianificazione regionale o provinciale  volte  alla salvaguardia di un’area ove avviene la “ricarica della falda”, ovvero per contenerne il degrado, il progetto rende necessario un approfondimento particolare, che lo strumento dell’inchiesta pubblica consentirebbe di affrontare in modo più idoneo». 

«A queste problematiche – aggiungono poi gli ambientalisti – si sommano quelle relative alle scelte alla gestione finale degli Rsu, sia per l’ambito biellese sia per quello sovraprovinciale (pianificazione della raccolta, gestione, trattamento e conferimento finale). Tutti aspetti che, nell’assenza  perdurante di una pianificazione di bacino, dovrebbero, a nostro avviso, essere trattati in sede di  inchiesta pubblica. Non è infatti da escludere il severo rischio che le scelte relative al trattamento e il conferimento dei Rsu siano, di fatto, condotte o condizionate dalle  imprese private assegnatarie degli affidamenti». La decisione del responsabile del procedimento in merito all’eventuale accoglimento dell’istanza dovrà arrivare entro 20 giorni.

Veronica Balocco

 

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