DALL'ITALIA: LUCIANO CLERICO

DALL'ITALIA: LUCIANO CLERICO
Altro 17 Aprile 2012 ore 13:39

Genova.  Qui a Genova ho avuto modo di parlare con Francesco Belsito. E’ piccolo e tondo, sembra - come l’ha definito il primo autista di Bossi, Pino Babbini - «il maggiordomo di Goldfinger», quello che tirava la bombetta-rasoio. E’ vero che in gioventù ha fatto il buttafuori. E’ vero che con la finanza lui c’entra come un piatto di cavoletti di Bruxelles a merenda. Ma è vero anche che lui con le radici profonde della Lega non ha nulla a che fare. E’ l’espressione della  “seconda fase”, quella venuta dopo il 2004, dopo l’ictus di Bossi. Sarà espulso e tutto finirà lì, non ci saranno per la Lega conseguenze di tipo elettorale. O almeno, conoscendo bene la Lega, tenderei ad escluderlo. Anzi, sono convinto che se si dovesse votare oggi (e non tra un mese, o tra un anno) la Lega crescerebbe nei consensi.

Perché - nonostante tutto - il movimento di Bossi continua ad essere percepito come l’anti-sistema, come un non-partito capace di porsi “contro”. E in un momento di crisi della politica come questo, poter contare su una percezione di questo tipo aiuta ad attrarre consensi. In quattro e quattro otto Bossi ha digerito e metabolizzato un colpo che per altri sarebbe stato mortale: ha gettato via le mele marce comprese quelle che portano il suo nome,  ha chiesto scusa, ha dato delle dimissioni che in realtà lo mantengono al centro della scena. E - tra abbracci (con Maroni), baci e lacrime - è tornato ad essere elemento unificante, simbolico, al punto che la gente piange per lui. Ma quale altro leader in Italia può contare su un sentimento così? Ve lo vedete un elettore del Pd che piange per Bersani? Uno dell’Udc che piange per Casini?  Per questo mi sento di dire che la Lega sul breve periodo non sarà travolta. Anzi.   Sul lungo periodo è tutto da vedere. Maroni non ha certo lo strampalato carisma di Bossi. Ma è bravo a selezionare le persone. A Verona il sindaco Tosi, un  “maroniano”,  ha dimostrato di essere un buon amministratore, per questo è amato dalla gente.  Lo stesso dicasi per l’ex ministro dell’Agricoltura Zaia. Comunque la si voglia girare, la questione settentrionale in Italia continua ad essere una questione  aperta. Che non può certo essere risolta da un governo tecnico. Dunque c’è ancora spazio, eccome, per chi - proponendosi come anti-sistema - la pone come questione centrale della politica italiana. Sarà molto, molto interessante vedere cosa succede.

Luciano Clerico