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DALLA GRAN BRETAGNA:SIMONA REY

DALLA GRAN BRETAGNA:<BR>SIMONA REY
Altro 20 Luglio 2012 ore 16:24

Londra. Se sospirate frustrati di fronte agli errori grammaticali dei vostri figli, dando la colpa al sistema scolastico italiano, probabilmente è perché non vi siete mai misurati con quello anglosassone. I corridoi della scuola elementare frequentata dai miei due bambini, sono tappezzati di fotografie, didascalie, cartelloni, letterine, poesie e temi, inesorabilmente costellati di errori, opera tanto degli alunni che delle maestre.

Dunque, se come me, avete fatto un po' di fatica ad imparare la differenza tra il genitivo sassone e le forme contratte del verbo essere, tranquillizzatevi: questa è una differenza di cui gli inglesi, spesso, non conoscono neppure l'esistenza. La grammatica, infatti, viene spiegata pochissimo tra i banchi di scuola e far notare pazientemente che verbi e possessivi, poi, seguono regole del tutto diverse, non porta mai a nessun risultato. Il tipico sguardo attonito - seguito dalla domanda balbettante: "... ma... cos'è un verbo? " ne è la prova. Non parliamo poi dei famosi "spellings" (ortografia), resi complicati dalla fonetica quasi assurda e priva di regole, retaggio delle numerose influenze che la lingua inglese ha subito nel corso dei secoli. Parole comuni ma dal suono simile, vengono storpiate con imperturbabilità ed un certo grado di freddezza: lettere commerciali, e-mails, comunicazioni universitarie, circolari, giornali, siti web, ovunque: l'errore è democratico e si trova a tutti i livelli. Un'amica che lavora per un gruppo bancario molto famoso mi ha raccontato che da qualche tempo i dipendenti vengono iscritti a corsi di grammatica inglese per adulti, nel tentativo di ridurre il numero di errori che compaiono con troppa regolarità; sulle lettere inviate ai clienti. Inorridisco all'idea che i miei figli possano subire lo stesso destino ma mi rendo conto che questa sia una battaglia persa in partenza. Gli anglosassoni, infatti non si preoccupano: preferiscono scusarsi con un gesto di noncuranza ed sorriso vagamente imbarazzato.

Simona Rey

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