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Dal lago di Viverone riemergono le palafitte

Dal lago di Viverone riemergono le palafitte
Altro Grande Biella, 22 Ottobre 2015 ore 10:23

Il patrimonio più prezioso del paese di Viverone è invisibile agli occhi. C’è il lago, certo, e tutti possono vederlo. Ma sotto le acque, figlia di un tempo in cui l’altezza del bacino era inferiore anche di tre metri rispetto ad oggi, esiste qualcosa che anche l’Unesco, sin dal 2011, ha scelto di timbrare come “Patrimonio dell’Umanità”, facendone una perla della cultura mondiale. Le palafitte di Viverone, scoperte nel 1971 dal ricercatore subacqueo dilettante Guido Giolitto, rappresentano una vera, inestimabile ricchezza archeologica: resti di antichi villaggi, risalenti l’uno alla Media età del Bronzo, ovvero tra il 1600 e il 1400 a.C. e l’altro all’età del Rame, cioè al quarto millennio a.C., nel corso degli anni, grazie agli approfonditi studi effettuati dalla Soprintendenza archeologica del Piemonte, hanno saputo rivelare importanti dettagli sulla storia di quei lontani momenti.

Eppure ai viveronesi, sino ad oggi, questo grande patrimonio autoctono era sostanzialmente negato. Al di là degli allestimenti presenti nei musei, in paese non esisteva nulla che raccontasse la straordinarietà di quanto giace sotto le acque. Col risultato che qualunque turista avrebbe tranquillamente potuto visitare il paese senza neppure venire a conoscenza di cotanta ricchezza. Fino ad oggi. Perché domenica, alle 16, lungo la passeggiata vicino al Porticciolo Comunale, finalmente le palafitte emergeranno dall’acqua. Merito dell’allestimento permanente che verrà inaugurato nell’ambito del progetto Coeur: «Otto pannelli - spiega Francesco Rubat Borel, funzionario della Soprintendenza archeologica - che illustreranno al pubblico il vero patrimonio viveronese: uno concentrandosi in particolare sul passaggio della via Francigena e sull’importanza del paese per questo importante cammino, e gli altri sette raccontando, finalmente, che cosa esiste sotto le acque del lago». Un tassello fondamentale, nel percorso di valorizzazione dell’insediamento archeologico: «Il primo vero strumento di conoscenza, per il paese, del suo grande patrimonio», fa notare Rubat Borel.

Veronica Balocco

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 22 ottobre 2015 

Il patrimonio più prezioso del paese di Viverone è invisibile agli occhi. C’è il lago, certo, e tutti possono vederlo. Ma sotto le acque, figlia di un tempo in cui l’altezza del bacino era inferiore anche di tre metri rispetto ad oggi, esiste qualcosa che anche l’Unesco, sin dal 2011, ha scelto di timbrare come “Patrimonio dell’Umanità”, facendone una perla della cultura mondiale. Le palafitte di Viverone, scoperte nel 1971 dal ricercatore subacqueo dilettante Guido Giolitto, rappresentano una vera, inestimabile ricchezza archeologica: resti di antichi villaggi, risalenti l’uno alla Media età del Bronzo, ovvero tra il 1600 e il 1400 a.C. e l’altro all’età del Rame, cioè al quarto millennio a.C., nel corso degli anni, grazie agli approfonditi studi effettuati dalla Soprintendenza archeologica del Piemonte, hanno saputo rivelare importanti dettagli sulla storia di quei lontani momenti.

Eppure ai viveronesi, sino ad oggi, questo grande patrimonio autoctono era sostanzialmente negato. Al di là degli allestimenti presenti nei musei, in paese non esisteva nulla che raccontasse la straordinarietà di quanto giace sotto le acque. Col risultato che qualunque turista avrebbe tranquillamente potuto visitare il paese senza neppure venire a conoscenza di cotanta ricchezza. Fino ad oggi. Perché domenica, alle 16, lungo la passeggiata vicino al Porticciolo Comunale, finalmente le palafitte emergeranno dall’acqua. Merito dell’allestimento permanente che verrà inaugurato nell’ambito del progetto Coeur: «Otto pannelli - spiega Francesco Rubat Borel, funzionario della Soprintendenza archeologica - che illustreranno al pubblico il vero patrimonio viveronese: uno concentrandosi in particolare sul passaggio della via Francigena e sull’importanza del paese per questo importante cammino, e gli altri sette raccontando, finalmente, che cosa esiste sotto le acque del lago». Un tassello fondamentale, nel percorso di valorizzazione dell’insediamento archeologico: «Il primo vero strumento di conoscenza, per il paese, del suo grande patrimonio», fa notare Rubat Borel.

Veronica Balocco

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