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DAGLI USA:EMILIO PASCHETTO

DAGLI USA:<BR>EMILIO PASCHETTO
Altro 20 Luglio 2012 ore 16:18

Sul New York Times leggo che è dichiarata guerra contro i “delivery boys”, pericolo pubblico per le strade di New York. Migliaia di ristoranti forniscono cibo a domicilio avvalendosi dei delivery boys che, in bicicletta, effettuano le consegne, immuni alle più scontate regole del traffico (approfittando della mancanza di targa o motore).

Il problema s’è fatto grave quando le biciclette elettriche (praticamente silenziosi scooter coi pedali) son assurti a 75% del parco mezzi di questo esercito di desperados pedalatori delle consegne in tempo reale, di etnia generalmente cinese o centro/sud americana (con grado di alfabetizzazione rasente l’analfabetismo), che, contro mano, sui marciapiedi, ignorando i semafori, sfrecciano a tutta velocità. Dichiarano: «Se il cliente non riceve la cena in consegna entro mezz’ora dall’ordine, la nostra mancia soffre» (mancia = mezzo primario di sussistenza negli Usa per camerieri e delivery boys), mentre i ristoranti dichiarano che, se i delivery boys sono lenti, ne risentono le ordinazioni. Morale: New York frenetica non ha tempo per aspettare la consegna della cena a costo di migliaia di pedoni feriti, alcuni morti e incidenti con traumi a non finire tra biciclette (elettriche o ordinarie) e ignari passanti che attraversano con il verde e vengono travolti da missili elettrici contromano, condotti da immigrati illegali incapaci di esprimersi in inglese. La task-force della polizia ammonisce: da domani 300$ di multa al fermare il delivery boy in violazione, proibitissimo il marciapiede, necessario il rispetto dei semafori e del senso di marcia, necessario l’uso delle piste ciclabili ove queste ci siano. Ecco perché la scorsa settimana, mentre con la mia mountain-bike tornavo dal tennis club, pedalando lentamente, esausto dopo un match tiratissimo, la polizia mi ha fermato: lungo il parco che costeggia il mio quartiere, senza neppure essermene accorto, viaggiavo sull’ampio marciapiede. Fortunatamente, nell’aprire il mio zaino, all’agente ho dimostrato di non avere cibo messicano o noodles fumanti da consegnare, ma semplicemente le mie ben visibili racchette da tennis e ho saputo spiegare residenza (la mia, a due passi da lì), poca fretta e una capacità di esprimermi superiore a quella di un cinese non anglofono. Subisco la paternale diligente dell’agente, mio comprensibile sorriso di circostanza, breve storia del nonno del poliziotto di origini calabresi e raccomandazione sull’uso del casco anche in mountain-bike (casco che io naturalmente non posseggo). Saluti senza multa: per questa volta non mi hanno trattato da delivery boy. Emilio Paschetto

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