DAGLI USA: EMILIO PASCHETTO

DAGLI USA: EMILIO PASCHETTO
Altro 06 Aprile 2012 ore 17:51

New York. Viviamo un’era d’incredibile individualismo, ciò potrebbe far paura ma non è sinonimo di negatività: a New York nel 1960 un 50% di intervistati definì  chi viveva da solo come “immorale” o “nevrotico”. Oggi più del 50% dei newyorkesi adulti vive da solo. 50 anni fa l’America newyorkese era una melassa densa di etichettate relazioni sociali, passi dovuti che oggi gli individui evitano, oggi gli individui sono ben più liberi a New  York, amano muoversi tra strutture sociali flessibili e relazioni dinamiche, rimanendo assai meno intrappolati in pessimi matrimoni o frequentazioni “dovute”, siano queste frequentazioni “professionali” o “d’amicizia”.

La contropartita è una superficialità relazionale che certamente si incontra nel day by day, ma oggi, all’abitante di NYC ambizioso e curioso, è data la possibilità di surfare eccome tra le molteplici onde di network sociali flessibili... basta avere “capitale sociale”, basta sapersi relazionare apportando qualcosa al network in cui ci si vuole inserire. Chi rimane escluso? Coloro che non hanno tempo o non hanno qualcosa da offrire: paradossalmente non si parla di denaro, ma di umana emozione o cultura! 30.000 newyorkesi a campione, che vivono da soli, intervistati in 5 anni, hanno dichiarato che la loro condizione li incoraggia a socializzare e ad interagire e ciò rende la città assai più dinamica, brulicante di attivi curiosi ricchi di tempo libero, più proni all’incontro, ad attività sociali e volontariato, un piccolo motore che brucia più rapido e accetta cambiamenti, più veloce nell’aprire pieghe sociali nuove, che spingono l’evoluzione della metropoli scegliendo la vita single. Escludiamo chi ha problemi economici e possiamo dire con certezza che a New York non si sono mai visti casi di divorziati che tornano a vivere con mamma e papà o 35enni che ancora vivono con i genitori. Ridiamo di “Sex & the City” ma il successo di quella serie era proprio la riflessione allo specchio di talentuose donne che alla fine non erano accompagnate bensì imbarcate in mille avventure newyorkesi, tra sesso e uomini semi-comprensibili, tribolazioni sociali, femminismo, carriera e amicizia. Quelle donne ci sono eccome a NYC e non bisogna essere dei play-boy per uscirci a cena e capire che sono sveglie e in corsa, talvolta belle, single e spesso dal sorriso accattivante, pronte al principe azzurro ma non per questo incapaci di felicità nell’esser single e nel correre in controtendenza in una città individualista ma non per questo avara.Emilio Paschetto