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"Commissariate il consorzio Baraggia"

"Commissariate il consorzio Baraggia"
Altro Grande Biella, 30 Gennaio 2013 ore 11:45

Ancora silenzio da parte del ministro Mario Catania in merito al sollecito inoltrato dall’associazione Custodiamo la Valsessera e dal Comitato tutela fiumi per ottenere risposta all’appello avanzato a fine ottobre scorso con il quale si chiedeva “un’urgente revisione delle finalità, delle norme operative e della riorganizzazione” dei Consorzi di bonifica prendendo spunto, in particolare, dalla situazione del bacino del Sesia dove operano tre consorzi irrigui e di bonifica (Baraggia, Est e Ovest Sesia).

Nello stesso sollecito, le associazioni chiedono con forza e con urgenza un’ispezione e il  commissariamento del Consorzio di Bonifica della Baraggia  - lo stesso ente che gestisce tra l’altro la diga di Mongrando e la diga delle Mischie, sul Sessera, opera che vorrebbe raddoppiare come dimensioni e come portata d’acqua del costo di una montagna di  decine di milioni di euro - soprattutto a fronte di una mancata sospensione dall’incarico di  Carmelo Iacopino, il potente ex direttore generale, ora consulente, 73 anni, originario di Condofuri (Reggio Calabria) e residente a Vercelli, che risulta indagato nel contesto dell’inchiesta che ha decimato i vertici del Ministero delle Politiche agricole con undici funzionari e imprenditori arrestati, tutti accusati di far parte di un diffuso sistema di corruzione e tangenti, nell’ambito dell’operazione denominata “Centurione”.Nella lettera al ministro, le associazioni firmatarie rimarcano la mancata sospensione cautelativa di Iacopino che è tra l’altro padre dell’attuale direttore, «una situazione - scrivono  - sinceramente discutibile, anche se legittima».Gestione condizionata. Custodiamo la Valsessera e il Comitato tutela fiumi (che comprende 14 associazioni), sottolineano che «solo un eventuale commissariamento dell’Ente di bonifica consentirebbe una approfondita analisi delle dinamiche operative radicate in questo consorzio (in particolare le attività di ingegneria demandate “in house” a una società diretta dal genero di Carmelo Iacopino, la Steci srl) e il superamento di una gestione troppo condizionata dalla figura dell’ex direttore.

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