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Ciò che resta dopo il passaggio di un incendio

Ciò che resta dopo il passaggio di un incendio
Altro 17 Dicembre 2015 ore 11:01

La terra si è tinta di nero quasi a voler manifestare il lutto per un evento tragicamente triste: l’incendio sopra al Tracciolino, nella zona della Bossola, che sta proseguendo ormai da giorni. I volontari Aib -gente che farebbe di tutto in favore della natura, anche mettere tempo libero e coraggio a disposizione della collettività - spengono i roghi, stoici come sempre. E i piromani tornano nello stesso luogo e appiccano di nuovo il fuoco che, in questo periodo, con settimane e settimane senza una goccia di pioggia, è alimentato dal terreno e dalla natura più aridi che mai, con le felci, di un rigoglioso verde smeraldo fino a un paio di mesi fa, alte anche due metri, che ora si sbriciolano tra le dita. Proprio com’è successo l’altra sera nello stesso luogo, con centinaia di biellesi sorpresi col nasò all’insù, a osservare tristemente le terribili lingue di fuoco che ricominciavano a distruggere la natura.

Gli amici dell’Aib che da una vita lavorano al suo fianco, lo chiamano camoscio. E a vedere Filippo Ferrarotti, ai vertici dell’associazione, arrampicare su quei pendii a fianco del comandante e di un suo sottoposto del comando di Sordevolo del Corpo forestale dello Stato, cercando le lingue verdi su cui appoggiare gli scarponi tra distese infinite e nere di cenere, si capisce il motivo: è in pensione, ma un fisico allenato gli consente di superare le pendenze proprio come un agile selvatico di montagna.

Sulle alture della Bossola, al confine con Andrate, restano i segni del furioso incendio che ha bruciato ogni cosa al suo passaggio, natura, arbusti e piccoli animali, lasciando uno sfregio spettrale come il paesaggio. A vedere le pendici annerite del Mombarone, subentra la tristezza.

«Per qualche giorno, concluso lo spegnimento di un incendio - spiega l’ispettore Aib Rodolfo Gilardi - ci tocca tornare per verificare che le fiamme non covino sotto qualche pietra e non riprendano così la loro opera distruttiva...».

Valter Caneparo

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 17 dicembre 2015 

La terra si è tinta di nero quasi a voler manifestare il lutto per un evento tragicamente triste: l’incendio sopra al Tracciolino, nella zona della Bossola, che sta proseguendo ormai da giorni. I volontari Aib -gente che farebbe di tutto in favore della natura, anche mettere tempo libero e coraggio a disposizione della collettività - spengono i roghi, stoici come sempre. E i piromani tornano nello stesso luogo e appiccano di nuovo il fuoco che, in questo periodo, con settimane e settimane senza una goccia di pioggia, è alimentato dal terreno e dalla natura più aridi che mai, con le felci, di un rigoglioso verde smeraldo fino a un paio di mesi fa, alte anche due metri, che ora si sbriciolano tra le dita. Proprio com’è successo l’altra sera nello stesso luogo, con centinaia di biellesi sorpresi col nasò all’insù, a osservare tristemente le terribili lingue di fuoco che ricominciavano a distruggere la natura.

Gli amici dell’Aib che da una vita lavorano al suo fianco, lo chiamano camoscio. E a vedere Filippo Ferrarotti, ai vertici dell’associazione, arrampicare su quei pendii a fianco del comandante e di un suo sottoposto del comando di Sordevolo del Corpo forestale dello Stato, cercando le lingue verdi su cui appoggiare gli scarponi tra distese infinite e nere di cenere, si capisce il motivo: è in pensione, ma un fisico allenato gli consente di superare le pendenze proprio come un agile selvatico di montagna.

Sulle alture della Bossola, al confine con Andrate, restano i segni del furioso incendio che ha bruciato ogni cosa al suo passaggio, natura, arbusti e piccoli animali, lasciando uno sfregio spettrale come il paesaggio. A vedere le pendici annerite del Mombarone, subentra la tristezza.

«Per qualche giorno, concluso lo spegnimento di un incendio - spiega l’ispettore Aib Rodolfo Gilardi - ci tocca tornare per verificare che le fiamme non covino sotto qualche pietra e non riprendano così la loro opera distruttiva...».

Valter Caneparo

 

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