Cibo in ospedale, il 31% va buttato

Cibo in ospedale, il 31% va buttato
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BIELLA - Circa il 31 per cento del cibo che viene servito negli ospedali piemontesi monitorati durante uno studio sulla ristorazione ospedaliera, che ha visto come capofila l’Asl di Asti, vanno buttati. E il pane raggiunge addirittura il 50 per cento in alcuni casi. I dati sono stati presentati ieri ad Expo, la fiera mondiale dedicata proprio al cibo. Biella nel contesto regionale fa segnare numeri migliori, con un 5 per cento in meno di scarti rilevati rispetto ad altre realtà. Il perché lo spiega il responsabile del servizio di dietologia dell’Asl di Biella, Michelangelo Valenti: «Siamo, insieme ad altre tre realtà, a gestione diretta, ossia prepariamo e impiattiamo noi pranzi e cene. Altri otto ospedali, invece, tra cui quelli del quadrante, hanno un servizio di gestione esterna con prenotazione dei pasti. Uno, invece, ha una gestione esterna senza prenotazione. Ed è proprio in queste ultime realtà che si verificano i maggiori sprechi». 

Lo studio  ha preso in esame i pranzi serviti nei reparti di chirurgia, di medicina e di geriatria. Sono stati monitorati 8.600 pasti, per un totale di oltre 40mila portate. Gli ospedali coinvolti nell’indagine sono tredici: l’ospedale Cardinal Massaia di Asti capofila del progetto poi Alessandria, Alba, Biella, Cuneo, Ivrea, Novara, Vercelli e Torino con San Giovanni Bosco, Mauriziano, Città della Salute, Maria Vittoria, San Luigi Gonzaga di Orbassano. 

Enzo Panelli

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 8 ottobre 2015

BIELLA - Circa il 31 per cento del cibo che viene servito negli ospedali piemontesi monitorati durante uno studio sulla ristorazione ospedaliera, che ha visto come capofila l’Asl di Asti, vanno buttati. E il pane raggiunge addirittura il 50 per cento in alcuni casi. I dati sono stati presentati ieri ad Expo, la fiera mondiale dedicata proprio al cibo. Biella nel contesto regionale fa segnare numeri migliori, con un 5 per cento in meno di scarti rilevati rispetto ad altre realtà. Il perché lo spiega il responsabile del servizio di dietologia dell’Asl di Biella, Michelangelo Valenti: «Siamo, insieme ad altre tre realtà, a gestione diretta, ossia prepariamo e impiattiamo noi pranzi e cene. Altri otto ospedali, invece, tra cui quelli del quadrante, hanno un servizio di gestione esterna con prenotazione dei pasti. Uno, invece, ha una gestione esterna senza prenotazione. Ed è proprio in queste ultime realtà che si verificano i maggiori sprechi». 

Lo studio  ha preso in esame i pranzi serviti nei reparti di chirurgia, di medicina e di geriatria. Sono stati monitorati 8.600 pasti, per un totale di oltre 40mila portate. Gli ospedali coinvolti nell’indagine sono tredici: l’ospedale Cardinal Massaia di Asti capofila del progetto poi Alessandria, Alba, Biella, Cuneo, Ivrea, Novara, Vercelli e Torino con San Giovanni Bosco, Mauriziano, Città della Salute, Maria Vittoria, San Luigi Gonzaga di Orbassano. 

Enzo Panelli

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