Chirurghi uniti per migliorare la sanità

Chirurghi uniti per migliorare la sanità
Altro 27 Aprile 2015 ore 02:29

Far interagire i vari professionisti della sanità per migliorare il servizio e dare ancora più sicurezza ai pazienti. All’Asl di Biella tre importanti professionisti che operano nel nuovo ospedale hanno sancito l’accordo per la creazione di un protocollo d’intesa per il trattamento del pavimento pelvico. Da sempre il pavimento pelvico è visto come terreno di conquista di diverse branche medico-chirurgiche quali l’urologia, la ginecologia e la colo-proctologia. Tale compartimentazione ha determinato una distinzione anche nelle possibilità di diagnosi e cura, impedendo quell’approccio globale che darebbe il migliore risultato per il paziente.

Il concetto di pavimento pelvico come un’unica unità funzionale sta raccogliendo sempre maggiore consenso tra gli specialisti che si occupano dei problemi legati alla disfunzione di una o più delle sue componenti. In questo modo la divisione sistematica in comparto anteriore, centrale e posteriore, che fino ad ora ha distinto le aree specifiche d’interesse, viene ad essere disgregata; è infatti ormai chiaro che la disfunzione di una delle componenti del pavimento pelvico determina un certo grado di anomalia anche delle altre. Tutto questo evidenzia la necessità di una standardizzazione della valutazione iniziale del paziente e soprattutto la presenza di un’unica équipe che possa valutare, indagare ed eventualmente alternarsi al letto operatorio, offrendo al paziente il miglior supporto terapeutico con il minimo disagio.

Il progetto dell’Asl Bi si pone dunque l’obiettivo di creare un vero e proprio Centro per la cura delle malattie pelviche. Roberto Polastri, direttore della Struttura complessa di chirurgia ad alta complessità dell’Azienda Sanitaria Locale di Biella, 

Sotto il profilo assistenziale, l’obiettivo è quello di dare una risposta multidisciplinare alle patologie del pavimento pelvico, sempre più frequenti, spesso invalidanti, che peggiorano la qualità di vita del paziente e che colpiscono la popolazione di ambo i sessi. I disturbi del pavimento pelvico comprendono le seguenti disfunzioni, che spesso coesistono e si presentano associate, proprio in considerazione delle cause comuni che le generano: incontinenza urinaria e ritenzione urinaria;  incontinenza fecale;  stipsi;  prolasso rettale;  prolasso genitale;  patologia emorroidaria;  prolasso vescicale. Dunque, disturbi con manifestazioni cliniche opposte riconoscono origini comuni. Da tali premesse, risulta evidente come questo tipo di disfunzioni debbano essere trattate sinergicamente dallo specialista urologo e ginecologo e dallo specialista colonproctologo, supportati da un’adeguata diagnostica e riabilitazione. Ad oggi non esistono nella regione Piemonte strutture sanitarie dedicate alla diagnosi e cura della patologia del pavimento pelvico. Si possono evidenziare realtà frammentate, basate soprattutto sull’iniziativa dei singoli professionisti, che cercano di dare una risposta più o meno esauriente, in tempi abbastanza lunghi, alle problematiche poste da queste patologie. Mauro Silvani, Direttore facente funzione della Struttura di Urologia dell’ASL BI, aggiunge: «La struttura che dirigo esegue da tempo interventi per la ricostruzione del pavimento pelvico, ma l’esperienza in atto nel nostro ospedale, caratterizzata dalla sinergia tra urologi, chirurghi e ginecologi è un approccio innovativo non solo a livello regionale, bensì in tutto il nord Italia dove sono pochi i centri in cui vengono effettuati interventi in équipe per la cura delle malattie pelviche».

Questo approccio sta diventando sempre più un campo di notevole importanza a causa del largo numero di pazienti coinvolti. Basti pensare all’incidenza della patologia emorroidaria: circa tre milioni di italiani lamentano disturbi di tal genere. Numerosi pazienti sono afflitti da stipsi e defecazione ostruita. Una percentuale di donne (tra il 17% e il 45%) riferisce sintomi d’incontinenza urinaria (oggi risolvibile con ottime soluzioni chirurgiche); di queste, fino al 17% presenta sintomi riferibili ad incontinenza fecale o prolasso muco-rettale. Roberto Jura, direttore della Struttura complessa ostetricia e ginecologia dell’Asl Bi, commenta così: «Negli anni si sta assistendo ad un aumento della richiesta di interventi per il ripristino funzionale uro-gineco-sessuale, perché, in particolare le donne, vivono di più e vogliono mantenere più a lungo la funzionalità dell’apparato». 

E.P.

Far interagire i vari professionisti della sanità per migliorare il servizio e dare ancora più sicurezza ai pazienti. All’Asl di Biella tre importanti professionisti che operano nel nuovo ospedale hanno sancito l’accordo per la creazione di un protocollo d’intesa per il trattamento del pavimento pelvico. Da sempre il pavimento pelvico è visto come terreno di conquista di diverse branche medico-chirurgiche quali l’urologia, la ginecologia e la colo-proctologia. Tale compartimentazione ha determinato una distinzione anche nelle possibilità di diagnosi e cura, impedendo quell’approccio globale che darebbe il migliore risultato per il paziente.

Il concetto di pavimento pelvico come un’unica unità funzionale sta raccogliendo sempre maggiore consenso tra gli specialisti che si occupano dei problemi legati alla disfunzione di una o più delle sue componenti. In questo modo la divisione sistematica in comparto anteriore, centrale e posteriore, che fino ad ora ha distinto le aree specifiche d’interesse, viene ad essere disgregata; è infatti ormai chiaro che la disfunzione di una delle componenti del pavimento pelvico determina un certo grado di anomalia anche delle altre. Tutto questo evidenzia la necessità di una standardizzazione della valutazione iniziale del paziente e soprattutto la presenza di un’unica équipe che possa valutare, indagare ed eventualmente alternarsi al letto operatorio, offrendo al paziente il miglior supporto terapeutico con il minimo disagio.

Il progetto dell’Asl Bi si pone dunque l’obiettivo di creare un vero e proprio Centro per la cura delle malattie pelviche. Roberto Polastri, direttore della Struttura complessa di chirurgia ad alta complessità dell’Azienda Sanitaria Locale di Biella, 

Sotto il profilo assistenziale, l’obiettivo è quello di dare una risposta multidisciplinare alle patologie del pavimento pelvico, sempre più frequenti, spesso invalidanti, che peggiorano la qualità di vita del paziente e che colpiscono la popolazione di ambo i sessi. I disturbi del pavimento pelvico comprendono le seguenti disfunzioni, che spesso coesistono e si presentano associate, proprio in considerazione delle cause comuni che le generano: incontinenza urinaria e ritenzione urinaria;  incontinenza fecale;  stipsi;  prolasso rettale;  prolasso genitale;  patologia emorroidaria;  prolasso vescicale. Dunque, disturbi con manifestazioni cliniche opposte riconoscono origini comuni. Da tali premesse, risulta evidente come questo tipo di disfunzioni debbano essere trattate sinergicamente dallo specialista urologo e ginecologo e dallo specialista colonproctologo, supportati da un’adeguata diagnostica e riabilitazione. Ad oggi non esistono nella regione Piemonte strutture sanitarie dedicate alla diagnosi e cura della patologia del pavimento pelvico. Si possono evidenziare realtà frammentate, basate soprattutto sull’iniziativa dei singoli professionisti, che cercano di dare una risposta più o meno esauriente, in tempi abbastanza lunghi, alle problematiche poste da queste patologie. Mauro Silvani, Direttore facente funzione della Struttura di Urologia dell’ASL BI, aggiunge: «La struttura che dirigo esegue da tempo interventi per la ricostruzione del pavimento pelvico, ma l’esperienza in atto nel nostro ospedale, caratterizzata dalla sinergia tra urologi, chirurghi e ginecologi è un approccio innovativo non solo a livello regionale, bensì in tutto il nord Italia dove sono pochi i centri in cui vengono effettuati interventi in équipe per la cura delle malattie pelviche».

Questo approccio sta diventando sempre più un campo di notevole importanza a causa del largo numero di pazienti coinvolti. Basti pensare all’incidenza della patologia emorroidaria: circa tre milioni di italiani lamentano disturbi di tal genere. Numerosi pazienti sono afflitti da stipsi e defecazione ostruita. Una percentuale di donne (tra il 17% e il 45%) riferisce sintomi d’incontinenza urinaria (oggi risolvibile con ottime soluzioni chirurgiche); di queste, fino al 17% presenta sintomi riferibili ad incontinenza fecale o prolasso muco-rettale. Roberto Jura, direttore della Struttura complessa ostetricia e ginecologia dell’Asl Bi, commenta così: «Negli anni si sta assistendo ad un aumento della richiesta di interventi per il ripristino funzionale uro-gineco-sessuale, perché, in particolare le donne, vivono di più e vogliono mantenere più a lungo la funzionalità dell’apparato». 

E.P.