Chiavazza, i migranti potranno lavorare

Chiavazza, i migranti potranno lavorare
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Se dalla prossima settimana lungo le vie di Chiavazza, oppure nelle aree verdi della città, si scorgerà qualche migrante al lavoro, non ci sarà da stupirsi. Perché anche a Biella, così come successo in altre realtà biellesi, i richiedenti asilo potranno svolgere lavori volontari a servizio della collettività: la città di Biella metterà così in pratica il protocollo d'intesa firmato a metà settembre tra i Comuni e la Prefettura, per consentire alle persone temporaneamente ospiti del territorio di rendersi utili. 

A Biella, come detto, si comincerà dal quartiere di Chiavazza, il primo ad avere messo a disposizione una sua struttura per l'accoglienza, l'ex scuola di via Coda. «È un'esigenza sentita sia dagli ospiti sia dagli operatori, quella di poter restituire in qualche modo quello che le istituzioni stanno dando - spiega Francesca Salivotti, l'assessore alle politiche sociali che insieme a Valeria Varnero, responsabile dei lavori pubblici, si sta occupando del progetto -. Non è l'unico vantaggio: avere la possibilità di svolgere lavori volontari riempie le giornate dei richiedenti asilo, fa sì che entrino in contatto con la comunità in cui vivono, e viceversa consente alla comunità di conoscerli. E la conoscenza reciproca è il miglior modo per prevenire tensioni».

Le attività saranno, appunto, volontarie: nessun richiedente asilo potrà essere obbligato a svolgerle. Si tratterà di piccole manutenzioni ai beni pubblici, dalla pulizia delle strade e delle zone verdi al giardinaggio, fino alla tinteggiatura. In ogni momento, il personale volontario o gli operatori delle associazioni che gestiscono l'accoglienza seguiranno gli ospiti durante il loro lavoro. Insomma, in cambio dell’ospitalità, che sino ad oggi a Chiavazza non ha creato grossi problemi, come invece successo in altre realtà come quelle di Pray o di Cossato, i migranti potranno dare una mano alle istituzioni e ai cittadini. Cercando di integrarsi ancora meglio. 

Enzo Panelli

Se dalla prossima settimana lungo le vie di Chiavazza, oppure nelle aree verdi della città, si scorgerà qualche migrante al lavoro, non ci sarà da stupirsi. Perché anche a Biella, così come successo in altre realtà biellesi, i richiedenti asilo potranno svolgere lavori volontari a servizio della collettività: la città di Biella metterà così in pratica il protocollo d'intesa firmato a metà settembre tra i Comuni e la Prefettura, per consentire alle persone temporaneamente ospiti del territorio di rendersi utili. 

A Biella, come detto, si comincerà dal quartiere di Chiavazza, il primo ad avere messo a disposizione una sua struttura per l'accoglienza, l'ex scuola di via Coda. «È un'esigenza sentita sia dagli ospiti sia dagli operatori, quella di poter restituire in qualche modo quello che le istituzioni stanno dando - spiega Francesca Salivotti, l'assessore alle politiche sociali che insieme a Valeria Varnero, responsabile dei lavori pubblici, si sta occupando del progetto -. Non è l'unico vantaggio: avere la possibilità di svolgere lavori volontari riempie le giornate dei richiedenti asilo, fa sì che entrino in contatto con la comunità in cui vivono, e viceversa consente alla comunità di conoscerli. E la conoscenza reciproca è il miglior modo per prevenire tensioni».

Le attività saranno, appunto, volontarie: nessun richiedente asilo potrà essere obbligato a svolgerle. Si tratterà di piccole manutenzioni ai beni pubblici, dalla pulizia delle strade e delle zone verdi al giardinaggio, fino alla tinteggiatura. In ogni momento, il personale volontario o gli operatori delle associazioni che gestiscono l'accoglienza seguiranno gli ospiti durante il loro lavoro. Insomma, in cambio dell’ospitalità, che sino ad oggi a Chiavazza non ha creato grossi problemi, come invece successo in altre realtà come quelle di Pray o di Cossato, i migranti potranno dare una mano alle istituzioni e ai cittadini. Cercando di integrarsi ancora meglio. 

Enzo Panelli

 

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