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Centinaia di baite e alpeggi al catasto

Centinaia di baite e alpeggi al catasto
Altro Grande Biella, 03 Ottobre 2012 ore 13:39

Provate ad immaginare quanti possano essere gli edifici montani di uso cosiddetto “strumentale”, vale a dire che agricoltori e allevatori non usano per scopo abitativo. Tantissimi. Centinaia, Forse migliaia, considerando anche i ruderi. Ebbene, il governo Monti, con una recente norma, ha stabilito che tutti quegli edifici, oggi registrati al catasto terreni, andranno inseriti a registro nel Catasto civile entro il prossimo 30 novembre. Una vessazione, secondo l’associazione Contadini Cia, non tanto per il provvedimento in sé, quanto per i costi e i tempi che esso impone, per di più in un momento che per il comparto non è certo dei migliori.

A lanciare l’allarme è Gianfranco Fasanino, presidente dell’Associazione Contadini Cia, il quale chiarisce subito i termini della questione. «Noi non chiediamo agevolazioni - spiega - né di essere esclusi dagli adempimenti, ma vorremmo solo che ci fosse consentito di agire con altre tempistiche. Far accatastare un fabbricato montano può costare da mille a tremila euro, con le difficoltà che il sopralluogo impone, per cui non si può pensare che centinaia, o migliaia, di fabbricati possano facilmente essere accatastati nei termini previsti». Un duro colpo, considerato che gli agricoltori sono già stati colpiti, in questi mesi, dall’introduzione dell’Imu sulle abitazioni agricole («un provvedimento che non discutiamo», aggiunge Fasanino) e soprattututto sui fabbricati rurali. «Su questi ultimi - chiarisce infatti Fasanino - la rendita è pari a zero perché compresa in quella dei terreni su cui essi insistono. In sostanza, adesso un agricoltore paga due volte l’Imu per uno stesso fabbricato. E ciò comporta aumenti anche del quadruplo, in alcuni casi». 

Esonerati dal pagamento dell’Imu, invece, sono i fabbricati rurali montani, che però restano soggetti all’obbligo di accatastamento. «Nulla in contrario - specifica Fasanino - ma non con i tempi imposti, e soprattutto considerando i costi della pratica».  Una possibile soluzione? «Tempi più lunghi - conclude - o accatastamenti d’ufficio da parte dell’Agenzia del territorio. Quel che è certo è che questo non è il momento giusto per vessare ancor più gli agricoltori».

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